Il 5 Novembre mobiltazione civile23 Settembre 2011L'editoriale di Marina Sereni Nella giornata in cui il Parlamento italiano, con il voto di una ristretta maggioranza, negava ai magistrati l'arresto del deputato Milanese, le borse di tutto il mondo hanno avuto un'altra giornata nerissima. La sfiducia sta prevalendo, le economie più sviluppate non riescono ad uscire dal rischio recessione, nessuno riesce a prevedere con attendibilità cosa ci aspetta. Come non vedere lo scarto tra la giornata trascorsa ieri a Montecitorio e la gravita' della crisi che sta mettendo in discussione il nostro modello di sviluppo, i nostri stili di vita, la possibilità stessa di progettare il futuro per i nostri giovani? Se non si coglie che tra le ragioni dell'antipolitica c'e' prima di tutto questo scarto non riusciremo a contrastare la disaffezione, il disimpegno, la campagna qualunquistica del "sono tutti uguali" che, adeguatamente alimentata dalla destra per far dimenticare le colpe e le responsabilità del Governo, rischia di colpire egualmente maggioranza e opposizione. Ecco perché dobbiamo fare ogni sforzo per dare risposte concrete alle domande, ai problemi quotidiani, alle preoccupazioni delle persone in carne ed ossa e non perdere mai di vista le ragioni del malessere sociale così diffuso oggi nel nostro Paese. A quel malessere dobbiamo parlare con la manifestazione nazionale del prossimo 5 Novembre mettendo il Pd al servizio di una mobilitazione civile e sociale ampia, indicando le nostre proposte per ricostruire l'Italia, unendo le forze consapevoli dei pericoli che il Paese sta correndo. La maggioranza numerica raggiunta ieri sul caso Milanese da Pdl e Lega non e' certo sufficiente a dare solidità e certezza ad una compagine che ormai litiga e si dilania anche quando "vince". Dal Pd e dalle opposizioni oggi in tanti si attendono una proposta, un progetto, una iniziativa che possa più rapidamente possibile chiudere questa stagione asfissiante. Non e' tutto nelle nostre mani e la situazione economica e sociale e' davvero serissima. Abbiamo fatto e facciamo bene a dire che il Pd e' disponibile a contribuire ad un governo nuovo, di emergenza e di transizione che possa fare alcune limitate scelte per la crescita e il lavoro e alcune riforme istituzionali, a cominciare da quella della legge elettorale, urgente a maggior ragione se il referendum - come noi auspichiamo - verra' ammesso. Inutile dire che il voto su Milanese ha allontanato per il momento questa prospettiva. Ecco perché contestualmente non possiamo non lavorare a preparare un campo e un progetto alternativo a quello del centrodestra con i quali presentarci al voto, quando sarà. Considero la Conferenza sul Programma, che il Pd intende realizzare da qui all'inizio del nuovo anno, il cuore di questo percorso. Prima di domandarci "con chi" vogliamo governare l'Italia dobbiamo mettere in chiaro "per cosa", con quali valori, per quali innovazioni. Se dovremo "ricostruire" l'Italia, come credo, avremo bisogno di idee chiare e di un campo più largo di quello tradizionale del centrosinistra. Progressisti e moderati, società civile e partiti, mondo dei lavori e delle imprese, donne e uomini, Nord e Sud, giovani e anziani: mobilitazione e progetto per unire ciò che questa destra populista ha diviso, restituire al Paese un obiettivo condiviso per il quale battersi, un interesse generale, una idea del "bene comune". |
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venerdì 30 settembre 2011
Il 5 Novembre mobiltazione civile
Giovani e politica, scriviamoci su
Varese, 28 settembre 2011
Care amiche, cari amici,
la comunicazione e il saper comunicare sono due aspetti fondamentali del fare politica oggi. Questo vale ancor più in una realtà complessa come la nostra, in cui spesso è difficile rapportarsi con una larga parte della società.
Proprio a Varese, da un anno a questa parte, un gruppo di giovani ha raccolto la sfida, animando la nostra informazione di partito con un sito vivace e ben aggiornato: www.democraticivarese.it.
Oggi questi giovani hanno deciso di migliorare il proprio sapere e le proprie abilità chiedendo ad alcuni professionisti, provenienti soprattutto dal mondo del giornalismo, consigli utili per poter parlare ai giovani e ai meno giovani di politica e cultura in modo vero ed efficace.
Frutto di questa aspirazione è stata l’organizzazione di un corso di formazione dal titolo “Giovani e politica, scriviamoci su”, che si svolgerà nei pomeriggi dell’8, 9 e 15 ottobre presso l’Istituto De Filippi di Varese (il programma dettagliato e il volantino informativo disponibile per la diffusione sono distribuiti in allegato).
L’idea è di fornire strumenti, consigli comunicativi e “segreti del mestiere” a chi già nutre la passione dello scrivere e dell’impegno politico, ma anche di dare uno stimolo a tutti coloro che vogliono interessarsi, per la prima volta, al mondo della comunicazione.
Vi chiediamo quindi di far conoscere il programma del corso a chi, nella vostra sezione, già si occupa di queste tematiche e a chiunque possa essere interessato.
Ci rivolgiamo principalmente ai giovani tra i 18 e i 27 anni, destinatari privilegiati della proposta perchè maggiormente bisognosi di opportunità di espressione, aggregazione e partecipazione.
Accoglieremo con piacere la partecipazione di chiunque sia interessato a sfruttare questa occasione per migliorare il proprio grado di conoscenza sul mondo dell’informazione e della comunicazione. Quindi anche “fuori quota” e questo senza problemi di sorta.
Nel caso lo desideraste, potrete incontrare la redazione del sito web già sabato 1° ottobre in piazza Monte Grappa, a Varese. Saremo lì per presentare l’iniziativa e a raccogliere le adesioni che, confidiamo, saranno numerose.
Speriamo di avervi fatto cosa gradita e ci rendiamo disponibili per ulteriori informazioni e precisazioni.
Cordiali saluti.
la comunicazione e il saper comunicare sono due aspetti fondamentali del fare politica oggi. Questo vale ancor più in una realtà complessa come la nostra, in cui spesso è difficile rapportarsi con una larga parte della società.
Proprio a Varese, da un anno a questa parte, un gruppo di giovani ha raccolto la sfida, animando la nostra informazione di partito con un sito vivace e ben aggiornato: www.democraticivarese.it.
Oggi questi giovani hanno deciso di migliorare il proprio sapere e le proprie abilità chiedendo ad alcuni professionisti, provenienti soprattutto dal mondo del giornalismo, consigli utili per poter parlare ai giovani e ai meno giovani di politica e cultura in modo vero ed efficace.
Frutto di questa aspirazione è stata l’organizzazione di un corso di formazione dal titolo “Giovani e politica, scriviamoci su”, che si svolgerà nei pomeriggi dell’8, 9 e 15 ottobre presso l’Istituto De Filippi di Varese (il programma dettagliato e il volantino informativo disponibile per la diffusione sono distribuiti in allegato).
L’idea è di fornire strumenti, consigli comunicativi e “segreti del mestiere” a chi già nutre la passione dello scrivere e dell’impegno politico, ma anche di dare uno stimolo a tutti coloro che vogliono interessarsi, per la prima volta, al mondo della comunicazione.
Vi chiediamo quindi di far conoscere il programma del corso a chi, nella vostra sezione, già si occupa di queste tematiche e a chiunque possa essere interessato.
Ci rivolgiamo principalmente ai giovani tra i 18 e i 27 anni, destinatari privilegiati della proposta perchè maggiormente bisognosi di opportunità di espressione, aggregazione e partecipazione.
Accoglieremo con piacere la partecipazione di chiunque sia interessato a sfruttare questa occasione per migliorare il proprio grado di conoscenza sul mondo dell’informazione e della comunicazione. Quindi anche “fuori quota” e questo senza problemi di sorta.
Nel caso lo desideraste, potrete incontrare la redazione del sito web già sabato 1° ottobre in piazza Monte Grappa, a Varese. Saremo lì per presentare l’iniziativa e a raccogliere le adesioni che, confidiamo, saranno numerose.
Speriamo di avervi fatto cosa gradita e ci rendiamo disponibili per ulteriori informazioni e precisazioni.
Cordiali saluti.
Roberto Molinari, Segretario Cittadino PD Varese
Matteo Manara, Responsabile della redazione del sito web
Matteo Manara, Responsabile della redazione del sito web
domenica 25 settembre 2011
MARCIAPIEDI IMPRATICABILI: QUESTIONE DI COSCIENZA CIVICA
Articolo inviato al sito uboldo.it in merito all'argomento trattato dal titolo "Marciapiedi impraticabili: miopia o strumentalizzazione?"
Raccogliamo
lo spunto del suo articolo, non la provocazione su " coloro che avevano
scritto ", proprio per consentire ai lettori non un giudizio-sentenza ma
di avere una visione più ampia dei fatti con delle considerazioni oggettive.
Concordiamo
con lei che, sicuramente, la " zona fioriere " ( a proposito, che
fine hanno fatto? ) sono una scelta di Uboldo al Centro (U.A.C.) e
quindi solo a loro imputabile il merito o il demerito. Noi propendiamo per
quest'ultima valutazione sia come scelte in quanto tali, sia perché scelte non
adeguatamente motivate / giustificate oltre che senza un segnale che rendesse
tali scelte una " tappa " di un percorso studiato per raggiungere un
obiettivo concreto. È mancata quella tanto cara, quanto pubblicizzata,
informazioni e trasparenza dell'amministrazione comunale. Ai più la " zona
fioriere " e parsa un'azione per accontentare chi ( tra i loro elettori? )
auspicava la rimozione delle stesse, forse senza comprendere la finalità per la
quale erano state messe. Ma si sa, per alcuni politici certi tipi di promesse
elettorali sono specchio per le allodole.
La
" zona cabina ": beh, basta vederla! Ripetiamo: è una scelta di
questa amministrazione comunale.
Discorso
diverso la " zona auto sui marciapiedi ". Oggi non può essere
imputata a livello di scelta politica ma esclusivamente al senso civico delle
persone. Così lo sono le innumerevoli situazioni di parcheggi selvaggi, in
particolare quelli in prossimità di accessi carrai che ostacolano, spesso anche
impediscono, l'accesso alla propria abitazione ovvero l'uscita.
Mentre
in queste ultime situazioni l'amministrazione può fare la differenza dando le
dovute disposizioni agli uffici competenti, diversa è la situazione da lei posta
all'attenzione dei lettori.
La
maggior parte di queste avvengono su terreno privato. Inutile dire che è il
risultato di chi in passato ha provveduto a realizzare strade senza sistemare
anche le proprietà, ovvero frazionando ed acquisendo i terreni al patrimonio
del comune. Oggi, patto di stabilità permettendo, possiamo solo pubblicamente
invitare l'amministrazione comunale di Uboldo al Centro a continuare questo
processo di acquisizioni. Nel frattempo, iniziare un dialogo con i proprietari
al fine di concordare una soluzione a favore della sicurezza di tutti.
Rimandiamo
al mittente l'insinuazione sul pensiero al " cadreghino "e lo
dimostrano i fatti e gli scritti. Mentre rivolgiamo a U.A.C. di pensare e
soprattutto agire concretamente per il bene di tutti i cittadini, tenendo conto
del loro lauto " cadreghino " al quale gli uboldesi sono chiamati ad
un sacrificio in più in questo periodo di crisi. E non si vedono ancora i
risultati di questo sacrificio!!!
Per noi
non ci sono cittadini di serie A o di serie B, ma sicuramente abbiamo priorità
diverse da U.A.C.
sabato 24 settembre 2011
gazebo per raccolta firme pro referendum
tratto da http://www.firmovotoscelgo.it con l'aggiunta del simbolo.
I Circoli di Uboldo del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà hanno organizzato un gazebo di raccolta firme a favore del referendum "contro il parlamento dei nominati" (delle liste bloccate) per dare la possibilità a chi non ha potuto (o saputo) firmare in comune, entro il 19 settembre scorso, di poterlo sottoscrivere.
domenica 18 settembre 2011
Le ragioni della Cgil
Lettera della Segretaria della CGIL al quotidiano "Il Riformista"...
tratto da: www.ilriformista.it del 14 settembre 2011
Senza crescita il riequilibrio dei conti pubblici non è possibile e il sacrificio richiesto ai cittadini è vano.
Questa la scomoda verità che l’Europa dovrebbe mettere al centro della sua politica economica e monetaria.
Finché il Pil e l’occupazione non tornano a salire nei singoli Stati, nessuna banca centrale potrà arginare la perdita di credibilità dell’Euro. L’Euro è debole perché l’Europa non cresce più e non il contrario. Ridurre l’indebitamento e il rapporto deficit Pil di ciascun Paese membro è necessario, ma se non saranno gli investimenti pubblici a riavviare la domanda globale entreremo in una spirale recessiva dalla quale nessuna manovra contabile potrà farci uscire. In altre parole: c’è un deficit di politica europea non sostituibile dall’asse franco-tedesco e nemmeno dal protagonismo della Bce.
Proprio di crescita avevamo parlato al Governo, assieme alle altre “parti sociali”, nell’incontro del 4 agosto.
Non siamo stati ascoltati e il Paese si è trovato in una spirale di manovre sempre più inique e inefficaci.
Non sappiamo per quali lusinghe politiche o calcoli interni le altre parti sociali abbiano lasciato cadere il tema della crescita e abbiano deciso di fiancheggiare senza costrutto le improvvisate manovre estive. Noi abbiamo preferito far sapere al Paese che una forza di opposizione sociale c’è ancora in mezzo a tanto opportunismo. Il successo delle manifestazioni del 6 settembre dimostra che il nostro messaggio è arrivato e che su quella strada dobbiamo proseguire.
Ma ora non è più tempo per ragionamenti che guardano indietro. Temiamo di essere alla vigilia di una nuova manovra che sarà (è facile prevedere) più incongrua delle precedenti: colpirà ancora i lavoratori e i pensionati e non risolverà nessun problema. Bisogna decidere in fretta cosa fare. La Cgil pensa che sia indispensabile una tassa “patrimoniale” per rilanciare la crescita attraverso un “Patto” condiviso da tutti gli italiani. Per farlo ci vuole il consenso delle parti sociali, delle forze politiche anche di opposizione, delle Istituzioni regionali e locali. Nessuna di queste tre condizioni sembra essere ricercata, anzi. Il Governo considera la coesione sociale come un nemico; non è in grado di offrire alle opposizioni un’agenda credibile di impegni; rifiuta il dialogo con le Regioni e gli Enti Locali come se fossero corpi estranei e non istituzioni dello Stato.
Ecco perché mobilitiamo le nostre energie a sostegno di una politica per la crescita del reddito e dell’occupazione. Se non la propone il Governo è giusto che la propongano le organizzazioni sindacali: alle imprese, alle forze politiche e alle Istituzioni regionali e locali che rappresentano le comunità, ai lavoratori, ai
cittadini e alle famiglie.
Di questo si tratta, caro Direttore, non di firmare una tregua endosindacale, non di mettere una toppa alla scialuppa del 28 giugno, bucata dolosamente dal Ministro del Lavoro con la complicità di Confindustria, Cisl e Uil. Il Governo si assumerà la responsabilità del pasticcio dell’articolo 8, noi faremo tutti i ricorsi possibili contro la sua applicazione fino alla Corte Costituzionale. Applicheremo invece i principi e le regole sottoscritte con l’accordo del 28 giugno (la certificazione della rappresentanza nazionale e aziendale, la funzione e la validità del contratto nazionale, le competenze della contrattazione aziendale, i percorsi di democrazia) e ne chiederemo l’applicazione a tutte le parti sociali. Le strutture della Cgil (nazionali, locali e aziendali) non violeranno mai un contratto nazionale o una legge firmando un accordo.
Con l’intesa del 28 giugno abbiamo proposto una riforma del sistema contrattuale per dare più peso alla contrattazione aziendale e territoriale. Il Governo ha preferito reintrodurre il principio della deroga per minare la certezza della contrattazione collettiva. La Cgil si opporrà con tutte le sue forze a questa deriva antisindacale. I nostri partner sociali cosa pensano di fare? Decidano in fretta e senza ambiguità. La Cgil intende procedere nell’innovare la contrattazione a partire dalle piattaforme per i prossimi Ccnl: speriamo unitariamente, altrimenti lo faremo da soli, iniziando con le elezioni delle Rsu in ogni luogo di lavoro.
Questa la scomoda verità che l’Europa dovrebbe mettere al centro della sua politica economica e monetaria.
Finché il Pil e l’occupazione non tornano a salire nei singoli Stati, nessuna banca centrale potrà arginare la perdita di credibilità dell’Euro. L’Euro è debole perché l’Europa non cresce più e non il contrario. Ridurre l’indebitamento e il rapporto deficit Pil di ciascun Paese membro è necessario, ma se non saranno gli investimenti pubblici a riavviare la domanda globale entreremo in una spirale recessiva dalla quale nessuna manovra contabile potrà farci uscire. In altre parole: c’è un deficit di politica europea non sostituibile dall’asse franco-tedesco e nemmeno dal protagonismo della Bce.
Proprio di crescita avevamo parlato al Governo, assieme alle altre “parti sociali”, nell’incontro del 4 agosto.
Non siamo stati ascoltati e il Paese si è trovato in una spirale di manovre sempre più inique e inefficaci.
Non sappiamo per quali lusinghe politiche o calcoli interni le altre parti sociali abbiano lasciato cadere il tema della crescita e abbiano deciso di fiancheggiare senza costrutto le improvvisate manovre estive. Noi abbiamo preferito far sapere al Paese che una forza di opposizione sociale c’è ancora in mezzo a tanto opportunismo. Il successo delle manifestazioni del 6 settembre dimostra che il nostro messaggio è arrivato e che su quella strada dobbiamo proseguire.
Ma ora non è più tempo per ragionamenti che guardano indietro. Temiamo di essere alla vigilia di una nuova manovra che sarà (è facile prevedere) più incongrua delle precedenti: colpirà ancora i lavoratori e i pensionati e non risolverà nessun problema. Bisogna decidere in fretta cosa fare. La Cgil pensa che sia indispensabile una tassa “patrimoniale” per rilanciare la crescita attraverso un “Patto” condiviso da tutti gli italiani. Per farlo ci vuole il consenso delle parti sociali, delle forze politiche anche di opposizione, delle Istituzioni regionali e locali. Nessuna di queste tre condizioni sembra essere ricercata, anzi. Il Governo considera la coesione sociale come un nemico; non è in grado di offrire alle opposizioni un’agenda credibile di impegni; rifiuta il dialogo con le Regioni e gli Enti Locali come se fossero corpi estranei e non istituzioni dello Stato.
Ecco perché mobilitiamo le nostre energie a sostegno di una politica per la crescita del reddito e dell’occupazione. Se non la propone il Governo è giusto che la propongano le organizzazioni sindacali: alle imprese, alle forze politiche e alle Istituzioni regionali e locali che rappresentano le comunità, ai lavoratori, ai
cittadini e alle famiglie.
Di questo si tratta, caro Direttore, non di firmare una tregua endosindacale, non di mettere una toppa alla scialuppa del 28 giugno, bucata dolosamente dal Ministro del Lavoro con la complicità di Confindustria, Cisl e Uil. Il Governo si assumerà la responsabilità del pasticcio dell’articolo 8, noi faremo tutti i ricorsi possibili contro la sua applicazione fino alla Corte Costituzionale. Applicheremo invece i principi e le regole sottoscritte con l’accordo del 28 giugno (la certificazione della rappresentanza nazionale e aziendale, la funzione e la validità del contratto nazionale, le competenze della contrattazione aziendale, i percorsi di democrazia) e ne chiederemo l’applicazione a tutte le parti sociali. Le strutture della Cgil (nazionali, locali e aziendali) non violeranno mai un contratto nazionale o una legge firmando un accordo.
Con l’intesa del 28 giugno abbiamo proposto una riforma del sistema contrattuale per dare più peso alla contrattazione aziendale e territoriale. Il Governo ha preferito reintrodurre il principio della deroga per minare la certezza della contrattazione collettiva. La Cgil si opporrà con tutte le sue forze a questa deriva antisindacale. I nostri partner sociali cosa pensano di fare? Decidano in fretta e senza ambiguità. La Cgil intende procedere nell’innovare la contrattazione a partire dalle piattaforme per i prossimi Ccnl: speriamo unitariamente, altrimenti lo faremo da soli, iniziando con le elezioni delle Rsu in ogni luogo di lavoro.
Susanna Camusso
2011-09-15
2011-09-15
Ricercate l’unità
Risposta di Macaluso a Susanna Camusso
tratto da www.ilriformista.it del 14 settembre 2011
Susanna Camusso, con la lettera che pubblichiamo, espone sinteticamente, ma chiaramente, la posizione della Cgil sui temi posti dalla grave crisi economica e sociale che attraversa l’Europa e gli Usa e che colpisce particolarmente il nostro paese per l’assenza di una politica di sviluppo. Dal primo giorno in cui ho assunto la direzione di questo giornale (1 Maggio 2011) abbiamo messo in forte evidenza il ruolo che il sindacato può assolvere nella società di oggi, con i problemi che oggi si pongono. E ripetutamente abbiamo espresso un convincimento che ribadiamo: questo ruolo, essenziale e forte, il sindacato potrà assolverlo al meglio solo se si realizza almeno un minimo di unità tra le tre Confederazioni.
Il governo, come giustamente sottolinea la Camusso, non ha accolto le sollecitazioni che erano venute dai sindacati e dalla Confindustria di porre in essere politiche di sviluppo e ha limitato il suo agire a manovre-tampone, che, in tutte le edizioni, sono segnate da una evidente iniquità.
La Cgil ha contrastato questa politica, anche con lo sciopero del 6 settembre, mentre gli altri sindacati, più che“fiancheggiare” il governo, come scrive la Camusso, hanno protestato contro le iniquità, per l’assenza di unapolitica di sviluppo, ma hanno sostanzialmente accettato - sbagliando - l’abusiva introduzione, nel decreto, dell’art. 8. Anche se poi Bonanni ha chiesto un’azione unitaria per difendere l’art. 18 dello statuto. Insisto: l’errore è nell’accettazione di quell’articolo, rivendicato da Marchionne con toni di chi l’ha scritto.
Ma, la segretaria della Cgil con grande senso di responsabilità ci dice: «Ora non è più tempo per ragionamenti che guardano indietro… bisogna decidere in fretta cosa fare». E occorre «rilanciare la crescita attraverso un Patto condiviso da tutti gli italiani». Da «tutti» non è possibile, ma è necessario lavorare affinché il Patto sia sostenuto da un largo arco di forze sociali e dalla maggioranza degli italiani.
È a questo punto che torna di grande attualità il ruolo del sindacato. Nessuna “tregua endosindacale” dice la Camusso. Onestamente non so cosa sia l’endosindacale, capisco invece che non è tempo di tregue, ma di agire.
Non sono, però, così presuntuoso di dire come agire.La segretaria della Cgil ha indicato la strada che la sua organizzazione vuole seguire. Io mi permetto di fare una sola considerazione. Ma, prima di farla, ringrazio molto Susanna Camusso per l’occasione che ci offre di fare, su questo piccolo giornale, una discussione serena e onesta su un grande tema.
La segretaria sottolinea il fatto che la Cgil con lo sciopero ha fatto sapere al paese «che una forza di opposizione sociale c’è ancora in mezzo e tanto opportunismo». Certo, è un risultato importante, ma non sufficiente per raggiungere gli obiettivi indicati nella lettera. Ed è per questo che mi permetto un suggerimento, non solo alla Camusso e alla Cgil, ma a Bonanni e alla Cisl e ad Angeletti e alla Uil: incontratevi, discutete, non su ciò che vi ha diviso, ma su quel che vi può unire oggi, per realizzare un largo schieramento in favore di una politica di sviluppo e di equità sociale. Non penso di sbagliarmi, se guardo alla storia del sindacato negli anni che sono alle nostre spalle: senza unità si può vincere una battaglia, ma si perde la guerra. E a perderla, sono i lavoratori. Buon lavoro a tutti.
Emanuele Macaluso
2011-09-15
2011-09-15
giovedì 8 settembre 2011
... Martinazzoli ...
Per chi è stato democristiano e popolare, la scomparsa di Martinazzoli segna la perdita di un pezzo di sé e, forse, con un pizzico di presunzione, anche il venir meno di una parte della storia di questo Paese.
Nel 2009 uscì un libro intervista dedicato a lui. “Uno strano democristiano”. Un libro straordinario, almeno per me e, forse, da considerare oggi il suo “testamento”.
Lì, nelle parole dette, nei pensieri espressi e nel modo “alto” di raccontare vicende personali come dell’Italia, riconobbi il Martinazzoli migliore, quello che, quando venne a Varese ( ma anche in tante altre occasioni ) durante la campagna elettorale per le elezioni regionali in cui era candidato alla presidenza della Lombardia nel 2000 fece sognare, in una sala Napoleonica delle Ville Ponti, centinaia di persone.
Quello che mi ha sempre colpito in Martinazzoli era la straordinaria capacità di parlare a braccio senza mai perdere il filo del ragionamento arricchendo l’intervento con citazioni in grado di rappresentare un legame con un pensiero profondo, proveniente da un passato magari distante, con il ragionamento sul presente.
Martinazzoli fu un uomo complesso. Burbero al punto da essere giudicato distaccato, freddo e “aristocratico”, ma lo era molto meno di quello che appariva. Anni fa inviai ad alcuni notabile ex D.C. un mio lavoro dedicato al mondo cattolico. Martinazzoli fu l’unico che mi rispose con un suo commento. Aveva letto la mia pubblicazione e mi confermò poi il suo pensiero con un’altra lettera.
Quando lo ascoltavi ti teneva incollato alla sedia. Lo seguivi, ti portava in un mondo futuro, ma anche antico. Ti trascinava nel passato nobile della politica, un passato dove la gente votava il politico perché colpita al cuore nei sentimenti, perché anche gli umili e i semplici si sentivano rappresentati dalle parole ascoltate e avevano fiducia perché leggevano negli occhi che, chi parlava, meritava attenzione e le parole non erano una “operazione di marketing”, come si direbbe oggi, ma frutto di una intima quanto vera adesione “vissuta” ai valori della tradizione migliore del cattolicesimo democratico, sociale e popolare di terra lombarda. Era questa la modernità in Martinazzoli. Scrive Annachiara Valle “Ascoltare Martinazzoli è un privilegio….che citi Calamandrei o Manzoni, Strurzo o Verlaine, ogni sua affermazione sembra saldare la grande storia con quella di ciascuno di noi. Solido e sobrio, come un vero figlio della terra bresciana, non indugia nella citazione colta fine a se stessa. Semmai insegna, come un vero maestro, che i libri di scuola hanno a che fare con la vita.”
Martinazzoli era tutto questo. Chi di noi lo ha conosciuto può dare una rappresentazione di Martinazzoli diversa e personale. Martinazzoli era così. Non potevi inquadrarlo o etichettarlo. Marcora, incontrandolo una volta, gli disse sorridente “Ecco Martinazzoli , così intellettuale e così inutile”. Probabilmente – commentò Martinazzoli – una fulminante profezia”. Così era Martinazzoli, capace di essere sarcastico anche con se stesso.
A me piace ricordarlo, invece, con le ultime parole del libro “Uno strano democristiano”: “ E fra le cose che ho avuto la fortuna di imparare da quella storia, vorrei ricordare due concetti che mi sono cari: la mitezza della politica e il limite della politica. Quello del limite è un tema particolarmente importante. Continuo a non avere dubbi che, nel tempo della illimitatezza della politica, che pure c’è stato, noi siamo stati quelli resistenti e vittoriosi contro il troppo della politica. Continuo a temere che oggi non contiamo più niente contro il niente della politica. Ma quello che mi conforta è sapere che ho avuto la fortuna di partecipare a un viaggio che rende possibili gli incontri. E quel viaggio non fu mai un viaggio solitario. Adesso, certo, lo è diventato. Perché in verità, alla fine, si viaggia solo per tornare.” Martinazzoli è stato un uomo mite, una persona perbene. Un gentiluomo. Caratteristiche che mancano in troppi politici di oggi.
Roberto Molinari
Segretario Cittadino PD
Varese
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