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martedì 29 novembre 2011

IL MONDO RALLENTA. L’ITALIA VA IN RECESSIONE. MOODY’S E COMPAGNI VEDONO NERO. MA IL VERTICE USA-EUROPA E LA PROSPETTIVA DI UN PIANO PER SALVARE L’EURO PORTANO UN POCO DI PACE. SE L’8 E IL 9 DICEMBRE L’EUROPA DECIDE SI APRE UNA NUOVA FASE. SE NON DECIDE, SARA’ TEMPESTA.

L’Ocse, l’organizzazione che raggruppa i paesi industrializzati nel mondo, vede nero. L’economia rallenta in tutto il mondo. L’Italia andrà addirittura in recessione, cioè il valore della ricchezza che sarà prodotta dall’intero paese nel 2012 sarà inferiore a quello prodotto nel 2011.
E’ una notizia pessima, soprattutto per i posti di lavoro. Ed è anche una notizia che conferma che hanno ragione tutti gli economisti e i politici, da Obama al Pd, che sollecitano da tempo una spinta alla crescita e non solo un cieco rigore sui conti, che pure è necessario. In questo contesto il compito del governo Monti diventa ancora più difficile.
Il presidente Usa, Barack Obama, ha incontrato ieri il presidente della Commissione europea Barroso e il presidente del Consiglio europeo Rompuy. In altri tempi sarebbero stati il cancelliere tedesco, il presidente francese o il capo del governo italiano a vedere il presidente Usa. Per la prima volta l’Europa intera si sente rappresentata dal vertice della Commissione. E non solo: Obama e Barroso hanno convenuto che occorre fare tutto per salvare l’euro.
L’accordo tra le due sponde dell’Atlantico ha portato un po’ di ottimismo. Le borse hanno chiuso in attivo in tutto il mondo. Ora però tocca all’Europa: se nel vertice del 9 dicembre saranno presi provvedimenti all’altezza dei problemi (poteri alla Bce di funzionare come prestatore di ultima istanza, accordi bilaterali tra Stati per far avanzare il raccordo nelle politiche di bilancio, altre forme di intesa o altro ancora) questa potrebbe essere la prima tappa per uscire dal tunnel. In caso contrario sarà di nuovo tempesta e potrebbero avverarsi le previsioni più cupe, come quella di Moody’s, secondo la quale saranno possibili diversi sganciamenti dall’euro e diversi fallimenti in Europa.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Massimo Gaggi. “Modello Federal Reserve per la Bce, la Banca centrale europea. E` questa, secondo Washington, la via maestra per il salvataggio dell`eurozona. La Casa Bianca lo va ripetendo da tempo, anche se pubblicamente ricorre a varie metafore per non urtare la suscettibilità dei partner della Uee, soprattutto, della Germania. Quattro settimane fa, al G2o di Cannes, in tutti i «briefing» i rappresentanti di Obama hanno spiegato che gli Usa sono pronti ad aiutare l`Europa, anche «mettendo a disposizione l`esperienza accumulata nella gestione della crisi finanziaria del 2008-2009»: quella affrontata col Tarp, il fondo di salvataggio del Tesoro, e un imponente manovra di sostegno alle banche attraverso immissioni di liquidità della Fed (la Banca centrale Usa) praticamente senza limiti. Ieri, incontrando alla Casa Bianca i leader dell`Unione il capo della Commissione Ue, José Manuel Barroso e il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy - il presidente americano ha ribadito il pieno appoggio di Washington agli sforzi dell`Europa per evitare un collasso della sua unione monetaria. Poi, rivolto ai giornalisti che si mostravano delusi per l`assenza di novità eclatanti, ha spiegato che è «difficile far venir fuori grandi notizie quando due interlocutori vanno d`accordo
quasi su tutto». In realtà, però, l`approccio alla crisi sulle due sponde dell`Atlantico è stato fin qui piuttosto diverso, soprattutto a causa della rigidità di un modello europeo che affida alla Bce un ruolo diverso da quello della Fed, che negli Usa può muoversi a tutto campo. Il «pressing» di Obama sulla cancelliera Angela Merkel perché anche l`Eurotower di Francoforte rischi di più senza trincerarsi dietro il rispetto formale di trattati e regolamenti in una fase così drammatica, fin qui ha avuto poco successo. Ma gli eventi dell`ultima settimana- le prime, promettenti mosse del governo Monti sulla scena internazionale, le crescenti difficoltà della Francia, la Germania lambita anch`essa dalla crisi in occasione di un`asta dei Bund, il nuovo piano di salvataggio dell`euro discusso nel week end scorso e che potrebbe essere varato il 9 dicembre - hanno aperto uno spiraglio. I mercati, ieri in forte recupero, hanno subito percepito il segnale e lo stesso Obama ha cercato di aprire un varco: il vertice annuale con i leader arrivati da Bruxelles è stato dedicato soprattutto alle misure necessarie per rilanciare l`interscambio commerciale tra le due sponde dell`Atlantico e per coordinare meglio la politica estera di Washington e Bruxelles sulle sanzioni all`Iran, sull`Afghanistan, il Medio Oriente e l`Est europeo. Comprensibile l`insistenza sul commercio, visto che Usa e Ue, insieme, rappresentano oltre la metà del Pil mondiale. Obama è estremamente preoccupato dalla prospettiva di una recessione dell`Europa, tuttora di gran lunga il primo importatore di merci e servizi Usa, che potrebbe avere conseguenze gravi per un`economia americana già in affanno, quando mancano ormai solo 11 mesi alle elezioni presidenziali. A un`Europa che si è sentita un po` marginalizzata dal recente viaggio di Obama nell`area del Pacifico - una missione durante la quale si è parlato molto della centralità acquisita da questo oceano a scapito dell`Atlantico-Washington risponde con un «TransAtlantic Trade Pact» che richiama in parte la nuova zona di libero scambio che sta nascendo tra le due sponde del Pacifico: un piano per realizzare un patto commerciale capace di rilanciare gli affari e l`occupazione che è diventato il cuore del documento congiunto di ieri. A chi chiede che, con l`Europa semiparalizzata da vincoli normativi e diffidenze reciproche, sia il Fondo monetario a intervenire con enormi prestiti-ponte a favore di Italia e Spagna - interventi talmente massicci da scoraggiare la speculazione per un lungo periodo di tempo - viene risposto che il Fondo non disporrebbe delle risorse sufficienti per affrontare un simile onere, nemmeno se tutti i suoi principali soci fossero d`accordo su un massiccio rifinanziamento della grande istituzione multilaterale. Cosa che i Paesi emergenti sono restii a fare, mentre gli stessi Usa, pur offrendo solidarietà e parlando genericamente di aiuto, continuano da settimane a ripetere che l`Europa ha gli strumenti e le risorse per farcela da sola. Ma a questo punto, pur di convincere la Germania a cambiare rotta sulla Bce, Obama sembra disposto a concedere qualcosa sul Fmi, chiamato a integrare, non a sostituire, gli interventi della Banca centrale europea”.
La nota del mattino
Martedì 29 novembre 2011

IL GOVERNO ORA E’ AL COMPLETO. L’ITALIA HA VENTI GIORNI PER USCIRE DAL TUNNEL E FAR VEDERE CHE FA SUL SERIO.

Fatti i viceministri e i sottosegretari, il governo è ormai nel pieno delle sue funzioni. Ora tocca ai provvedimenti. E sarà la vera prova del fuoco. L’Italia dovrà dimostrare di saper fare “i compiti a casa” come dice Monti, anche per poter dire la propria al tavolo europeo e mondiale su come si può uscire dalla crisi. Ci resta ormai poco tempo.
Da Il Corriere della Sera. Articolo di Federico Fubini. “I venti giorni per salvare l`Italia iniziano ora e stavolta è difficile che si possa conquistare altro tempo. I decisori
d`Europa hanno già militarizzato il calendario del mese di dicembre come la mappa della battaglia decisiva. La Banca centrale europea, il governo italiano, la cancelleria tedesca: in tutte le stanze del potere, chi può sta piantando bandiere e spostando le proprie forze sulla carta geografica per evitare un cedimento. Che poi lo stesso risultato si riproduca nella realtà, dipenderà dalla determinazione con cui le decisioni dei prossimi giorni saranno prese.
Il momento per convincere i mercati e la Bce per l`Italia è questo: un confronto formale su nuovi eventuali interventi, a Francoforte, non partirà prima di aver preso visione delle misure del governo. Poi tutto il processo potrà - o potrebbe - finalmente accelerare. Il primo passaggio è già all`Eurogruppo dei ministri finanziari europei di oggi, un debutto con il cappello da ministro dell`Economia nel quale Mario Monti presenterà le misure a cui lavora il governo. Queste arriveranno sono lunedì prossimo e, visto da Francoforte, non si tratta di un passaggio meramente formale. Il capitale di credibilità del premier è intatto nelle capitali d`Europa, ma quello del Paese che rappresenta e del Parlamento che lo sostiene non più. La Bce vuole veder chiaro nelle misure - numeri, scadenze, meccanismi - prima di discutere formalmente qualunque nuova iniziativa a favore dell`Italia. Non che il presidente Mario Draghi dubiti di Monti, ma molti nel Consiglio della banca si sono già sentiti traditi dall`Italia quando Silvio Berlusconi tirò i remi in barca dopo i primi interventi dell`Eurotower in agosto. Ora non hanno più voglia di prendere rischi: la crisi dell`euro in fondo è anche la crisi dei loro posti di lavoro, oltre a quella di un continente. Dunque solo dopo il Consiglio dei ministri di lunedì prossimo tutto potrà accelerare. Se la Bce riterrà che le misure italiane possono rassicurare i mercati (alla lunga) sulla capacità del Paese di crescere, discuterà nuovi interventi. Alcuni nel Consiglio direttivo di Francoforte pensano ad acquisti illimitati di titoli di Stato italiani (e spagnoli), solo una volta superato un certo livello degli spread. Per ora però sembra più probabile che l`Eurotower si orienti su acquisti incisivi sì, ma solo fino alla soglia dei 20 miliardi alla settimana. Su questo, si considera ancora escluso che un annuncio possa arrivare già nel prossimo vertice della Bce dell`8 dicembre. Per allora la banca centrale si concentrerà nel montare una enorme camera a ossigeno per le banche europee. L`infrastruttura si fonderà su due pilastri: un`asta illimitata di liquidità a tre anni, più la scelta di accettare in garanzia per i prestiti agli istituti anche titoli di scarsa qualità. Così l`Eurotower intende sostituirsi al mercato paralizzato da una glaciazione forse peggiore che ai tempi del crac di Lehman. La liquidità illimitata a tre anni, punta infatti a permettere alle banche di rimborsare i debiti in scadenza e intanto di continuare a concedere crediti alle famiglie o alle imprese anche sulle scadenze medio-lunghe. Oggi la sfiducia è tale che molte banche trovano fondi sul mercato solo a scadenza di un giorno, non oltre. Ma hanno esposizione sulle imprese o sui mutui a venti o a trent`anni: possono recuperare i loro soldi solo in un futuro distante, ma devono rimborsare i debiti ogni giorno. «È come guidare in autostrada con un joystick al posto del volante», osserva un banchiere. Il rischio dì un incidente è elevatissimo. Sarebbe un disastro a catena: solo nel primo trimestre del 2012 il settore del credito in Europa ha bisogno di fondi per 280 miliardi di euro per evitare un`insolvenza, poi di 800 miliardi su tutto l`anno.
Di qui anche l`idea della Bce di accettare dalle banche titoli di dubbia qualità in garanzia per i suoi prestiti. Per molte banche, può rivelarsi una pozione salva-vita. Soprattutto gli istituti di media o piccola taglia hanno infatti già esaurito la carta «solida» da portare in Eurotower in cambio di fondi freschi e, senza questa svolta, non
potrebbero più alimentarsi alla banca centrale. Per l`istituto di Draghi è un rischio, ma non c`è scelta. A quel punto la mappa di dicembre prevede il vertice europeo del 9. Monti allora spiegherà le misure dell`Italia e, sperabilmente, convincerà. Angela Merkel - sostenuta da Nicolas Sarkozy perché il leader francese non ha altra scelta - cercherà di far passare le proprie: la Germania punta al massimo dei vincoli nella sorveglianza di bilancio dei Paesi dell`euro. Contro il potere di veto europeo sulle decisioni di bilancio nazionali si è già alzato un fuoco di sbarramento e per ora Merkel è arretrata. Ma altre proposte di pari impatto certo seguiranno: dal vincolo di pareggio in costituzione alle sanzioni rafforzate. A quel punto tutto sarebbe pronto, nella settimana che inizia il 12 dicembre, perché la Bce incrementi la sua azione di sostegno ai titoli di Stato. Non è certo troppo presto: l`Italia deve rifinanziare circa 150 miliardi nel primo trimestre del 2012, l`area-euro in totale circa 400. Il mercato è oggi quasi del tutto chiuso, eppure le banche e gli Stati d`Europa hanno bisogno di circa 700 miliardi nei prossimi tre mesi e mezzo solo per non collassare. Non è una battaglia disperata, ma è da combattere e chiudere in fretta. Presto il mercato capirà che la crescita italiana l`anno prossimo può toccare un nadir di meno 3%. A quel punto sarà chiaro che il buco di bilancio che separa dal pareggio nel 2013 sarà più largo. E il debito rischia di non scendere (o di salire) in rapporto a un`economia che arretra. Una definitiva perdita di fiducia degli investitori diventerebbe tutt`altro che impossibile. Per questo la mappa dei prossimi dieci o venti giorni è quella vitale per mettersi in salvo: in caso contrario, ciò che verrà dopo sarà solo un lungo campo minato. Da attraversare solo, se ce ne saranno le risorse, incatenati alle guide dell`Fmi”.

La nota del mattino
Martedì 29 novembre 2011

DISASTRO SCUOLA. UNA DELLE EREDITA’ DELLA DESTRA. MA NON ERA INCAPACITA’ A GOVERNARE: ERA VOLONTA’ POLITICA.

La Fondazione Agnelli fa l’ennesima indagine sulla scuola e presenta il risultato: la scuola media è al disastro. Dopo anni e anni di egemonia berlusconiana e della destra, la scuola pubblica ormai è ridotta al lumicino.
Da La Stampa. Articolo di Flavia Amabile. “La scuola media esce a pezzi dall`analisi della Fondazione Agnelli. Il rapporto del 2011 è tutto dedicato al ciclo intermedio dell`istruzione:160 pagine di numeri e analisi che descrivono un fallimento. Che altro si potrebbe dire di una scuola da cui 1 professore su 3, se può, scappa? O dove addirittura si trovano insegnanti (quasi uno su dieci) che non esitano a criticare il loro stesso mestiere? Persino un maestro (o una maestra) su 4 delle elementari la considerano un disastro, anche se si tratta di un ciclo superiore e quindi una specie di traguardo a cui aspirare. Nulla, bocciata anche da loro. Insomma qualcosa non va nelle scuole medie italiane. L`ex ministro dell`Istruzione Mariastella Gelmini probabilmente la considererà per sempre la sua riforma mancata, l`ultima, quella che avrebbe completato la sua opera. Non è detto che gliel`avrebbero permesso nemmeno se il governo Berlusconi fosse rimasto in carica l`intera legislatura ma per non perdere tempo stava preparando una riforma dell`esame di terza media. E comunque alla fine i ragazzi e le famiglie italiane dovranno convivere con la secondaria inferiore ancora per un po`. Non è un bel vivere a giudicare da quel che si legge nel Rapporto 2011 della Fondazione Agnelli. I professori potrebbero essere i nonni dei loro alunni. Se i docenti italiani sono già i più anziani all`interno dell`Ocse, quelli delle scuole medie detengono il primato assoluto: sono più vecchi persino di quelli delle scuole elementari e superiori italiane, età media dei prof di ruolo di oltre 52 anni,
e una loro concentrazione soprattutto nella fascia fra i 58 e i 60 anni. Nessun insegnante di ruolo ha meno di 35 anni. E comunque trovarne è una vera rarità: oggi si diventa di ruolo a oltre 40 anni, il doppio rispetto a quello che avveniva all`inizio degli Anni Settanta. Quel che più lascia sbigottiti è che i meno soddisfatti della propria formazione sono proprio loro, i prof. Le tecnologie? Il 46% ritiene inadeguata, o poco adeguata, la propria preparazione contro il 39% degli insegnanti delle elementari e il 43% di quelli delle superiori. La multiculturalità?
Non ne parliamo: il 44% dei prof delle medie si ritiene non all`altezza rispetto al 27% delle elementari e il 43% delle superiori. Persino per comunicare con i genitori il 47% ritiene di non avere gli strumenti necessari invece del 30% delle elementari e del 45% dellesuperiori. Stesso discorso per la gestione della classe: il 39% non si ritiene preparato a sufficienza contro il 21% delle elementari e il 36% delle superiori. Come sintetizza il Rapporto,sono «poco attrezzati per affrontare i profondi cambiamenti che interessano gli studenti preadolescenti e l`organizzazione scolastica». Una simile catastrofe non può non fare vittime. Innanzitutto i preadolescenti italiani vanno a scuola meno volentieri dei loro coetanei stranieri. Solo il 17% dei maschi e il 26% delle femmine di undici anni è contento di stare in classe, un gradimento quasi tre volte inferiore rispetto a quello di Germania e Inghilterra e comunque molto più basso della media europea del 33 e 44%. Ma il gradimento cala ancora se si considerano i ragazzi dopo tre anni di medie. A 13 anni a dirsi contenti di andare a scuola sono solo il 7% dei ragazzi e 1`11% delle ragazze italiane. In tutti gli altri Paesi invece, il gradimento aumenta. Come sempre a rimetterci davvero sono i deboli. «La famiglia continua ad avere un ruolo decisivo e crescente nel tempo - sottolinea l`analisi. Chi ha genitori con al massimo la licenza media ha una probabilità tre volte più elevata di essere in ritardo in prima media e quattro volte più alta in terza media. Chi viene da una famiglia povera ha il 60% di probabilità di essere in ritardo rispetto a chi ha .un benessere economico elevato. E gli immigrati figli di stranieri - nati però in Italia - che iniziano le medie in condizioni di parità rispetto agli italiani possono perdere terreno anche di 3,5 volte entro la terza media. «La scuola media fallisce proprio dove la scuola primaria riesce: contenere l`influenza delle differenze sociali nei livelli di apprendimento», conclude senza sconti il Rapporto”.
La nota del mattino
Martedì 29 novembre 2011

venerdì 18 novembre 2011

La crisi che avanza: incontro pubblico venerdì 18.11.2011 - Aula polifunzionale (organizzato da S.E.L.-Uboldo)


Si precisa, visti i volantini ed i manifesti distribuiti in questi giorni relativi alla settimana della disabilità, che la serata si organizzata dal Circolo diUboldo di Sinistra Ecologia Liberta' si svolgerà regolarmente VENERDI' 18 NOVEMBRE 2011 alle ore 21.15 presso l'aula polifunzionale.
Vi aspettiamo numerosi.

mercoledì 9 novembre 2011

Un messaggio dall'organizzativo PD Lombardia: Tre questioni importanti

Cari Circoli,

tre cose importanti: quello che possiamo fare per le popolazioni alluvionate di Liguria e Toscana, la manifestazione “Riprendiamoci il campo” del 12 novembre a Milano, e infine un doveroso grazie per l’ottima riuscita della partecipazione lombarda alla manifestazione di Roma del 5 novembre.

LA SOTTOSCRIZIONE DEL PD LOMBARDO
PER LE ZONE ALLUVIONATE DI LIGURIA E TOSCANA


(vedi post dedicato)

RIPRENDIAMOCI IL CAMPO
 (vedi post dedicato)


LA MANIFESTAZIONE DEL 5 NOVEMBRE A ROMA

E’ stato un grande momento di partecipazione, in cui tanti di noi hanno testimoniato - con il loro esserci - il bisogno di Ricostruzione del nostro Paese.
Una piazza bella, gremita, allegra, ha accolto partecipanti giunti da tutte le Regioni italiane, e anche dalla Lombardia siamo stati in tanti a riempire in Piazza San Giovanni.
Grazie
a tutti coloro che sono venuti, e grazie anche a quelli che hanno lavorato duramente, nelle Federazioni e nei Circoli, per organizzare treni e pullman, per diffondere le notizie, per dire quanto fosse importante partecipare a questo grande appuntamento in cui il Partito Democratico ha dimostrato di essere necessario al Paese e di avere molto da dire, e da dare.
Grazie anche a chi ha sopportato qualche disagio nel viaggio per raggiungere Roma, o per ripartire: è anche da questa disponibilità che si può misurare quanto crediamo nel nostro progetto e nel nostro partito.
Ora ci attendono novità politiche, importanti. Facciamoci trovare pronti.

Un caro saluto,

Maurizio Martina
Segretario regionale PD lombardo

Roberto Rampi
Responsabile regionale Organizzazione PD lombardo

Sottoscrizione per le zone alluvionate

LA SOTTOSCRIZIONE DEL PD LOMBARDO
PER LE ZONE ALLUVIONATE DI LIGURIA E TOSCANA

Come sapete anche il PD ha attivato una sottoscrizione straordinaria di fondi a sostegno delle zone alluvionate della Liguria e della Toscana colpite nei giorni scorsi da violentissimi temporali.
Anche il Partito Democratico lombardo deve fare la sua parte. Invitiamo quindi tutti i circoli, le federazioni provinciali e gli amministratori locali PD ha sottoscrivere e diffondere la raccolta di fondi che abbiamo promosso anche sabato scorso in piazza San Giovanni a Roma.

Per contribuire alla sottoscrizione i conti correnti attivati sono i seguenti:

SOTTOSCRIZIONE LIGURIA: Codice IBAN IT14Q0617510700000003111580 intestato a Partito Democratico Coordinamento della Spezia con causale: contributo popolazione colpita da alluvione.

SOTTOSCRIZIONE TOSCANA: codice IBAN IT82U0611024500000082067680, intestato a Partito Democratico di Massa Carrara con causale: donazioni alluvionati Lunigiana.

RIPRENDIAMOCI IL CAMPO - Milano Sabato 12 novembre 2011

Con un’altra grande iniziativa popolare, a Milano e DA MILANO, vi invitiamo a essere presenti alla manifestazione

RIPRENDIAMOCI IL CAMPO
Sabato 12 novembre, dalle 14.30, presso i Bastioni di Porta Venezia a Milano

Per mettere fuori gioco questo governo che fa male al Paese colpendone i cittadini più deboli. Una nuova politica economica è necessaria per la crescita e l’occupazione, nel rispetto dei diritti e della dignità delle donne e degli uomini. Ridiamo un futuro ai giovani, facciamo ripartire l’Italia.



 

Qui www.pdlombardia.it/static/news/Manifestazione_12_novembre_2011.pdf il volantino completo scaricabile.

Pubblicazione analisi pozzi per il Comune di Uboldo

Si informa che, sul sito www.saronnoservizi.it, sono state pubblicate le analisi dei pozzi dei Comuni di Saronno, Origgio ed Uboldo, relative al mese di Ottobre.

lunedì 7 novembre 2011

Iniziative nella provincia

 
Partito Democratico della Provincia di Varese


LAVORO
LA REALTA' DI OGGI, LE PROSPETTIVE DI DOMANI
Tradate - Martedì 8 novembre - ore 21
Villa Truffini
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LA SANITA’ A VARESE
DOPO I TAGLI DELLA FINANZIARIA

GIOVEDI’ 10 NOVEMBRE ore 21presso Collegio De Filippi - Via Brambilla, 15VARESE

Introduce: Fabrizio Mirabelli - Capogruppo PD Comune di Varese
Intervengono i consiglieri regionali: 
- STEFANO TOSI 
- ALESSANDRO ALFIERI 
Conclude: Luisa Oprandi - Candidata Sindaca Centrosinistra
Modera: Roberto Molinari -  Segretario Cittadino PD Varese
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Sabato 10 novembre - ore 21
Sala Polivalente SOS Laghi - via Don Gnocchi, 54 - Travedona
  
Presentazione del libro:  MORTI BIANCHE
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Partito Democratico, Coordinamento Provinciale Di Varese
Via Monte Rosa, 26 - 21100 Varese (VA) tel: 0332 286754
Fare clic con il pulsante destro del mouse qui per scaricare le immagini. Per motivi di riservatezza, il download automatico dell'immagine da Internet non è stato eseguito.

mercoledì 2 novembre 2011

Decolla la manifestazione del 5 novembre a Roma: "Già pronti 14 treni speciali, due navi, 700 pullman"

Bersani: "Tutti in piazza in nome del popolo italiano per la ricostruzione del paese". Parleranno anche Hollande e Gabriel. Concerti di Vecchioni e Marlene Kuntz.

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La manifestazione nazionale indetta dal Partito democratico per sabato 5 novembre in piazza San Giovanni a Roma si annuncia come un gradissimo appuntamento popolare. Già prenotati 14 treni, due navi, oltre 700 pullman. Il PD sta predisponendo tutto affinché la manifestazione sia una festa della democrazia, aperta a tutti, per lanciare le proposte dell’alternativa alla destra e per avviare la ricostruzione democratica, sociale ed economica del Paese.

Sarà anche l’occasione per ridare a piazza San Giovanni il posto che merita nella storia dell’Italia repubblicana, come luogo simbolo delle grandi manifestazioni democratiche.

Insieme al Segretario Pier Luigi Bersani, sul palco ci saranno il candidato alle presidenziali francesi François Hollande e il presidente della Spd tedesca Sigmar Gabriel a testimoniare anche concretamente il comune cammino dei progressisti europei in vista delle elezioni che impegneranno diversi paesi e che potranno riportare l’Europa fuori dalle secche dove è stata condotta dai governi delle destre.

Parteciperanno alla manifestazione anche al leader dell'Idv Antonio Di Pietro e l'Associazione Articolo 21, oltre ai Moderati per il centrosinistra guidati dal segretario del movimento, Giacomo Portas. In piazza San Giovanni vi saranno, tra gli altri, i concerti di Roberto Vecchioni e dei Marlene Kuntz.  “Il nostro intento - dichiara Bersani - è di riunire tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro Paese per avviare insieme una ricostruzione democratica, sociale ed economica dell’Italia. Il nostro è un grande Paese. Gli italiani sono un grande popolo. Abbiamo le risorse per riprendere il cammino che ci spetta, per riconquistare la dignità che meritiamo, per riprenderci il nostro futuro di donne e uomini, di persone libere, serie, capaci. Per realizzare questo obiettivo c’è bisogno di uno sforzo corale. Per questo chiediamo a tutti di venire in piazza con noi, alle diverse associazioni impegnate nella società, ai movimenti civili, a coloro che hanno a cuore il futuro degli italiani. L’appuntamento del 5 novembre in piazza San Giovanni, luogo simbolo della democrazia nelle storia repubblicana, sarà una festa di popolo, aperta alle donne e agli uomini che desiderano manifestare il proprio impegno. Le donne italiane, come sta accadendo anche in altre aree del mondo, a cominciare dalla sponda Sud del Mediterraneo, hanno mostrato chiaramente, con la propria mobilitazione, di essere uno dei pilastri fondamentali del cambiamento della società. A loro si rivolge il PD e così pure a tutti gli uomini che hanno a cuore il futuro nazionale”.
di Pier Luigi Bersani,  pubblicato il 2 novembre 2011