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domenica 31 ottobre 2010

Elezioni Segretario e direttivo del Circolo di Uboldo del PD

I dati del congresso di circolo e provinciale

PRESENTI
35  su 45 iscritti aventi diritto
VOTANTI
34
per il SEGRETARIO di Circolo
- BERETTA:  33 voti
- scheda bianca: 1

per il SEGRETARIO Provinciale
-TARICCO:   34 voti


Michelle Teresa BERETTA è il Segretario del Circolo di Uboldo del Partito Democratico.

Il nuovo direttivo del circolo:


- Romeo Annunziata
- Candusso Fausto
- Pennini Fabrizia
- Borroni Vincenzo
- Bossi Anna Maria
- Oliva Giovanni
- Moneta Giuseppina
- Testi Roberto



Il segretario e tutto il direttivo vi aspetta 
 il mercoledì, dalle ore 21.00
per gli incontri settimanali.
Per info: 
- pduboldo@tiscali.it 
- cell. 348-5477903 
- fax: 178-608.77.01

martedì 26 ottobre 2010

CONGRESSO DI CIRCOLO

MERCOLEDÌ   27   OTTOBRE   2010 - ORE   17:30

presso ristorante Hurgada - Piazza Repubblica, 7
CONGRESSO  del  CIRCOLO  di  UBOLDO  del
PARTITO DEMOCRATICO

per l'elezione del Segretario di Circolo e del Direttivo.




Sarà presente FABRIZIO TARICCO, candidato a Segretario Provinciale del Partito Democratico.



giovedì 21 ottobre 2010

Expo 2015: non perdere l’esposizione ed evitare una figuraccia “universale”


Finalmente si è svolta in Consiglio regionale la seduta straordinaria su Expo 2015. L’appuntamento, già fissato due volte, era stato in precedenza annullato. Mercoledì 13 ottobre invece la seduta si è svolta. A meno di una settimana dall’incontro decisivo con il BIE (Bureau International des Expositions) ci siamo trovati a discutere ancora una volta del nodo irrisolto dei terreni vicino all’area di Rho Pero.

Nel 2008, avevamo vinto con un dossier di candidatura che prevedeva impegni molto chiari. Oltre ai tratti caratteristici della nostra offerta, c’erano infatti due documenti fondamentali per il successo della candidatura: una lettera dell’allora premier Prodi che garantiva un finanziamento di un 1miliardo e 400milioni di euro (garanzia di sostenibilità finanziaria dell’evento) e una del commissario straordinario Letizia Moratti nel quale si profilava un pre-accordo con i privati sui terreni che avrebbero dovuto ospitare Expo 2015. Questo secondo documento fu fatto per sbloccare le resistenze del BIE, che di norma predilige la scelta di aree di proprietà pubblica per lo svolgimento delle esposizioni universali, al fine di evitare estenuanti negoziati con i privati.

Il dibattito seguente non si è concentrato sui temi della manifestazione, “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” o sugli strumenti per fare di Expo un’occasione di rilancio per Milano e la Lombardia, ma su chi dovesse comandare nella società di gestione. Più di un anno perso, caratterizzato dai continui litigi tra lega e PDL, tra Comune e Regione, tra Tremonti e Formigoni. Una figuraccia che ha travalicato i confini nazionali: Expo è diventato un terreno di battaglia fra le fazioni opposte dei partiti di centrodestra. Nel frattempo, Tremonti ha diminuito le risorse a disposizione, gli accordi di programma sui terreni sono partiti con il passo della lumaca e sono esplosi i litigi sulle aree sfociando a tratti in scontri tra istituzioni.

Oggi ci troviamo a meno di una settimana dal 19 ottobre, data in cui è fissato l’incontro con il BIE. Fra meno di una settimana ci verrà chiesto in modo inderogabile non solo di dimostrare la piena disponibilità delle aree expo, ma anche di indicare la destinazione futura delle aree stesse: quale vocazione, quali funzioni pubbliche le istituzioni pubbliche milanesi e lombarde ritengono di affidare a quell’area, nell’interesse primario delle comunità locali che vivono e lavorano in quelle zone.

Altre questioni restano aperte come il lavoro del Tavolo Lombardia, che ha rallentato decisamente i suoi lavori, e il dibattito sui contenuti di Expo che almeno mediaticamente è stato accantonato. Ma c’è anche la questione del coinvolgimento, finora rimasto solo sulla carta, delle province e dei comuni lombardi e in particolare dei territori intorno a Milano. Costruire un Expo credibile e portare oltre 21 milioni di visitatori è una sfida che si vince solamente giocando in squadra. In particolare con i comuni dell’alto milanese e del sud della provincia di Varese, ai quali non si può far pagare il prezzo dei cantieri aperti e del traffico, senza coinvolgerli attivamente nelle scelte di costruzione dell’Esposizione.

giovedì 14 ottobre 2010

UNICEF - SarOnno Famosi

NO AD UNA ITALIA INGIUSTA E SPACCATA (10/10/10)

di Giuseppe Adamoli (Assemblea nazionale PD 8.9 Ottobre 2010)

In questa parte d’Italia il Pd ha avuto problemi enormi di sintonia con la società. Inutile minimizzare. Ma tutta la politica nel suo insieme ha problemi enormi di funzionamento e di efficienza, malgrado la propaganda della destra. La vicenda dell’Expo 2015 è sintomatica. E’ un esempio di impotenza e arroganza del potere, di inefficienza della pubblica amministrazione nel cuore della Lombardia.

Mi domando che cosa sarebbe accaduto se fosse successo al sud.  Si sarebbe sollevata, qui da noi, un’ondata di indignazione, magari accompagnata dalla solita minaccia dei dieci milioni di fucile padani.  E’ la rappresentazione del distacco che anche qui, nel profondo nord, esiste fra società e istituzioni.

La domanda è:  perché fatichiamo così tanto a trasformare questa insoddisfazione reale in un consenso per il Pd?  Ce n’è un’altra più particolare che m’interessa molto. Come mai nella diocesi che fu guidata da Paolo Sesto, dal card. Martini,  e oggi dal card. Tettamanzi, con la loro grande apertura sociale, con l’insegnamento alla tolleranza e alla convivenza civile, noi stentiamo e la destra vince?

In sostanza perché vince la Lega? Si dice: perché è un partito radicato. Risposta solo parzialmente fondata, in gran parte sbagliata. Vince perché ha nella sua cultura individualistica e localistica la protezione del singolo individuo, del singolo territorio, della singola impresa, del proprio pezzetto di terra Vince perché  soffia sul fuoco della paura come tutti i partiti di destra in Europa, oggi sulla cresta dell’onda. Vince perché interpreta un sentimento diffuso.

Il contrario del sentimento che deve alimentare una grande forza di centrosinistra. Parlo di un orizzonte di uguaglianza, di giustizia sociale, di pari opportunità, di apertura verso tutti i cittadini.

Eppure la Lega è stata aiutata da noi, dalle nostre esitazioni e superficialità. Forse dettate dalla speranza di poterla un giorno avere come nostro alleato. Me lo permettano  lombardi e varesini. C’è stato un clamoroso fraintendimento. La formula dalemiana  della Lega come costola della sinistra è stata mal capita e peggio implementata. La nostra opposizione si è fatta raramente alternativa culturale. Siamo sempre all’inseguimento. Non dobbiamo inseguirla più.

Abbiamo di fronte a noi un’Italia divisa in due con il sud sempre più in difficoltà. Così si è rubata la speranza ad una intera generazione almeno. Continuando così si attua una secessione strisciante, silenziosa. Meno eclatante delle separazioni territoriali del Belgio e di altri Paesi europei ma egualmente pericolosa. Lo sento nella gente, ormai c’è acquiescenza e assuefazione. Non c’è più reattività.

Con questa frattura fra le due Italie quale 150esimo dell’Unità celebreremo l’anno prossimo? Questo è un problema enorme anche per il nord. Dobbiamo gridarlo da qui. Far capire a tutti che la Lombardia è stata più grande, e ne ha tratto vantaggi fortissimi, quando ha saputo svolgere una funzione nazionale, piuttosto che quando si è ripiegata su stessa. Ho affermato con forza questo concetto anche quando, da presidente della commissione, abbiamo fatto lo statuto d’autonomia della Lombardia che porta dentro questo linea di apertura all’Italia e all’Europa.

Oggi abbiamo un Paese ingiusto e spaccato. Impugnare la bandiera di una nuova Unità è il compito di un grande partito nazionale di centrosinistra. Serve una riforma profonda  dello stato. Il Pd deve mettersi alla testa di questa riforma. Il federalismo istituzionale per essere all’altezza del compito deve darsi l’obiettivo di superare il dualismo economico e sociale, di scrivere in modo nuovo e moderno la storia unitaria.

Il federalismo fiscale è importante ma separato dalla riforma complessiva non diventerà mai sentimento di popolo. Lo può diventare  se riunifica il Paese, se rende più stabili e forti le istituzioni deboli di oggi al nord, al centro e al sud.

Per rendere credibile questo progetto anche il Pd deve diventare federale. Ma sul serio. Nessun partito del nord. Non vorrei più ascoltare questi discorsi. Ma un’autonomia effettiva nello scegliere i rappresentanti nelle istituzioni e i parlamentari, nel rapportarsi con le forze sociali e politiche, nelle forme di partecipazione da realizzare.

E’ la sfida che bisogna lanciare alla destra, e in particolare alla Lega, da questo luogo in cui è nata. E’ la sfida che da sola giustifica, motiva, rende necessario un grande  partito democratico.