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sabato 31 ottobre 2009

L'IMPORTANZA DELLA RICORRENZA DEL 4 NOVEMBRE

A quasi novant'anni di distanza questa festa ha perso il suo significato come anniversario di un evento troppo lontano nel tempo, ma ha assunto una valenza storica per come ha segnato la nostra identità nazionale.
La festa civile del 4 novembre, che ricorda la conclusione della Prima guerra mondiale, avvenuta con la firma dell’armistizio a Vittorio Veneto, a quasi novant’anni di distanza ha perso il suo significato di ricorrenza per assumerne uno più legato al suo significato storico.
La fine della Grande guerra avvenne appunto il 4 novembre 1918, con la firma a Villa Giusti dell’armistizio da parte del comandante supremo Armando Diaz, che diede l’annuncio con il famoso Bollettino della Vittoria.
Questa ricorrenza da diversi anni ormai ha perso la prerogativa di giorno festivo, e la sua celebrazione viene spostata alla domenica più vicina. Ma qual è l’importanza di questa festa al giorno d’oggi?
Dicevamo del suo significato storico, non nel senso di anniversario ovvero del ricordo di fatti successi in un determinato giorno a distanza di un certo numero di anni, ma per come questa festa abbia contribuito, più di altre ricorrenze, a formare l’identità nazionale e a far nascere quella che alcuni storici chiamano la “religione civile”.Quindi, dal punto di vista storico, è interessante conoscere la sua evoluzione nel tempo e il nesso tra questa celebrazione e la formazione dello spirito nazionale, che in Italia non è particolarmente radicato.
Innanzitutto va sottolineato come questa festa sia l’unica presente nei calendari civili dei tre sistemi politici – liberale, fascista, repubblicano – che si sono susseguiti in Italia nel ventesimo secolo. Nonostante sia rimasta l’unica autentica vittoria militare di rilievo dell’intera storia nazionale, trascorsero ben quattro anni prima che l’ultimo governo a guida liberale dichiarasse il 4 novembre festa nazionale.Nel 1919, infatti, nel primo anniversario le lacerazioni del mondo politico a causa dalle delusioni seguite alle aspettative generate dalla vittoria, non vennero promosse cerimonie pubbliche per evitare contrapposizioni, anche di piazza.All’indomani dell’affermazione dei socialisti nelle elezioni del 1919, critici nei confronti della condotta della guerra e dei suoi costi, il governo liberale cominciò a guardare con spirito diverso quella “politica della memoria” fatta propria da ogni grande e piccola amministrazione locale, sotto la spinta di comitati patriottici o associazioni di reduci.Questo anniversario, come pure quello del 24 maggio (l’inizio della guerra), offrirono le principali occasioni rituali per l’erezione di monumenti e parchi della rimembranza dedicati alla memoria dei caduti.Le prime celebrazioni ufficiali si ebbero nel 1920, nel secondo anniversario, con una cerimonia presso il Vittoriano, consacrato come Altare della Patria, con la presenza delle autorità, corpi militari e associazioni di reduci e i momenti più solenni suggellati dalla Marcia reale a riprova del ruolo preminente del sovrano e dei Savoia.L’anno successivo, nel 1921, il terzo anniversario della Vittoria fu celebrato in forma solenne con l’inumazione della salma del Milite ignoto nel Vittoriano. Fu la più imponente manifestazione patriottica dell’Italia prefascista. Fautore della cerimonia il socialista riformista Ivanoe Bonomi, all’epoca ministro della Guerra, che avrà un ruolo anche legato a queste celebrazioni anche più avanti.In quest’occasione fece la sua comparsa per la prima volta in una cerimonia ufficiale la Canzone del Piave, alternata alla Marcia reale e all’Inno di Mameli.Questa cerimonia fu anche un prototipo di rituale per una cerimonia pubblica, inesistente fino ad allora, che è rimasto pressoché identico fino ad oggi, dove accanto alle presenze militari e istituzionali vi sono le associazioni combattentistiche e d’arma e la presenza del clero.Si deve giungere, però, al 1922 per l’introduzione nel calendario del 4 novembre come giorno festivo, con il nome di Festa nazionale per l’anniversario della Vittoria.Con l’avvento del fascismo questa ricorrenza fu sfruttata a fini propagandistici dal regime, ma fu relegata in secondo piano rispetto ad altre festività proprie del fascismo, anche a causa della vicinanza con la più importante di queste, l’anniversario della Marcia su Roma del 28 ottobre.Con la caduta del fascismo ritroviamo Ivanoe Bonomi, nel 1944 a capo del suo secondo governo sostenuto da CLN, che ripristina la festa del 4 novembre per significare la continuità dello Stato.Dopo l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana la festa cambia nome da Festa della Vittoria a Giorno dell’Unità nazionale, denominazione che vuol mettere l’accento sul completamento dell’unificazione territoriale iniziato con il Risorgimento, piuttosto che sulla vittoria bellica.
Ma fu con la ridefinizione del calendario festivo del 1977 che fu tolto il giorno festivo e la ricorrenza ebbe sempre meno visibilità, nonostante la ridenominazione in Festa dell’Unità nazionale.Dalla fine degli anni sessanta vi fu una crisi dell’immagine militare. Seguirono diverse riforme dell’Esercito e la nascita dell’obiezione di coscienza. Toccò al Presidente della Repubblica Pertini, combattente nella Grande guerra e partigiano nella seconda, a risollevarne le sorti e nel 1983, con l’esercito impegnato per la prima volta in una missione all’estero in Libano, proclamò la festa del 4 novembre Festa dell’Unità nazionale e delle Forze armate, attualmente in uso.Questa denominazione vuole da un lato sottolineare l’aspetto patriottico di appartenenza alla nazione e dall’altro evidenziare come anche le Forze armate ne siano parte integrante, fedeli alla Repubblica e alle sue istituzioni.
La festa del 4 novembre, quindi, al di là dell’anniversario che celebra, ha una valenza storica per come ha segnato nel tempo la nostra identità nazionale e mostri come si è evoluta la memoria pubblica del nostro paese.

Cucchi, una morte invisibile

La verità che gli dobbiamo





Si può morire in carcere a 31 anni. Si può morire senza una causa precisa. Si può morire senza che i propri cari vengano a saperlo. Non succede a Guantanamo, né in una sperduta prigione di guerra. Succede in Italia, dove i diritti umani, e quelli degli imputati in particolare, hanno cittadinanza fin dal 1800, dove la Costituzione tutela la dignità personale e l’integrità fisica, dove una settimana fa Stefano Cucchi, detenuto per possesso di una modesta quantità di droga, è morto inspiegabilmente.Era stato arrestato il 16 ottobre, ricondotto a casa per la perquisizione dell’appartamento e poi accompagnato nel carcere romano di Rebibbia. “Stava bene” ripetono i familiari rievocando l’immagine di Stefano che varcava la soglia di casa scortato da due agenti. I genitori e la sorella non lo sapevano, ma quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbero visto il giovane in buone condizioni di salute. Al processo per direttissima, avvenuto il giorno seguente, in aula c’era una altra persona: una ragazzo molto più magro, fisicamente provato, con la faccia gonfia e gli occhi tumefatti. Per la famiglia, che assiste impotente al calvario del trentunenne, nessuna spiegazione.Gli arresti domiciliari, generalmente disposti per reati di minore entità come quello commesso da Stefano, non vengono concessi. Il giovane rimane in carcere, anche se per poco. Nel giro di un paio di giorni viene trasferito al reparto detentivo dell’ospedale Pertini, ufficialmente “per dolori alla schiena”. I familiari, accorsi in ospedale, si scontrano con una muro di silenzio e di omertà. Non possono vedere il loro caro, non possono parlargli e nessuno, né forze dell’ordine, né personale ospedaliero, ha intenzione di informarli sulle sue condizioni. Pochi giorni dopo, inesorabile e fredda, come solo un atto burocratico può essere, alla famiglia viene notificata un’ordinanza del tribunale: per Stefano Cucchi è stata disposta un autopsia che accerti le cause del decesso. Stefano è morto. Nessuno si è preoccupato di avvertire i suoi parenti, nessuno ha mostrato un briciolo di solidarietà umana, nessuno si è fermato per dire un semplice “mi dispiace”. Alla sorella e ai genitori rimane questo: quelle quattro righe vigliacche e una voragine di dolore.Quando finalmente viene accordato loro il permesso di far visita al figlio e fratello in obitorio, lo scenario sembra quello di un incubo. Quello non è Stefano. “Aveva il volto pesto, un occhio fuori dal bulbo, la mandibola storta" ricorda la sorella. Ancora una volta nessuno sente la necessità di spiegare perché un giovane in buona salute sia morto e soprattutto perché il suo corpo porti i segni di una ferocia inaudita. A questo punto la vicenda personale diventa questione nazionale. Un banco di prova per questo paese, per dimostrare che la capacità di indignarsi è ancora parte del suo patrimonio, per non fare della morte più brutale una delle tante aberrazioni a cui ci siamo lentamente abituati. I senatori del Partito Democratico pretendono chiarezza dal governo: “La morte di Stefano Cucchi - dichiarano i senatori Roberto Della Seta e Donatella Poretti - il 31enne arrestato a Roma per possesso di droga e morto dopo sei giorni di detenzione, ricorda in qualche modo la drammatica vicenda di Federico Aldovrandi, il ragazzo morto nel 2005 a Ferrara dopo una colluttazione con dei poliziotti che lo stavano arrestando. I motivi che hanno portato alla morte del giovane romano devono essere chiariti nel più breve tempo possibile, facendo luce sui troppi punti oscuri della vicenda. Una persona viene arrestata condotta in carcere e dopo sei giorni in cui viene negato ai familiari il permesso di visitarlo muore per un arresto cardiaco nel reparto carcerario dell'ospedale Pertini, ma dopo aver subito quello che appare quasi certamente come un pestaggio: i familiari riferiscono di aver visto il volto del loro congiunto tumefatto, con la mandibola storta ed un occhio fuori dall'orbita oculare. Se quanto asserito dai familiari di Cucchi corrisponde al vero si tratterebbe inequivocabilmente di percosse fisiche subite quando il soggetto era trattenuto dall'autorità giudiziaria. Per la giustizia di un paese che non deve conoscere pratiche da regimi dittatoriali, e per rispetto nei confronti dei familiari della vittima, e' indispensabile chiarire rapidamente chi e quando ha inflitto le percosse al giovane, se e' stata prestata tutta l'assistenza medica necessaria e se non vi siano state omissioni, o peggio, coperture nei riguardi di chi ha causato le lesioni, e forse la morte, del giovane Cucchi. Chiediamo ai ministri Alfano e La Russa se non ritengano necessario avviare un'approfondita indagine su questa tragica vicenda, e di procedere con la massima severita' nei confronti di chi, all'interno della pubblica amministrazione, si sia reso corresponsabile della morte di un ragazzo di 31 anni''.Marina Sereni, vicepresidente dei deputati PD ''Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nel rispetto della legalita' da parte di chi e' chiamato a far si' che non venga mai violata. La morte di Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per possesso di stupefacenti e restituito cadavere alla sua famiglia dopo otto giorni trascorsi tra carcere e ospedale, ha bisogno di spiegazioni che non vanno soltanto ai suoi parenti o a chi lo conosceva, ma a chi non vuole perdere quella fiducia e quel rispetto verso lo Stato. Mercoledi la presidenza del nostro gruppo ha fatto un'interrogazione nell'aula di Montecitorio ricordando che i genitori del ragazzo non avevano neanche potuto nominare un perito di parte che assistesse all'autopsia. Abbiamo chiesto al ministro Alfano quali urgenti iniziative intendesse assumere per fare piena luce sulle dinamiche che hanno portato all'aggravamento delle sue condizioni fisiche e quindi al decesso. Dalle parole del ministro abbiamo appreso che Stefano avrebbe parlato di una caduta accidentale'. Le foto mostrate ieri dalla famiglia, che non ha potuto vederlo neanche in ospedale, ora sono sotto gli occhi di tutti. Tutti aspettano verita' sulla morte di un ragazzo di 31 anni. Noi continueremo a chiederla''.La capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, ribadisce: "In assenza di risposte concrete da parte del ministro Alfano, le foto del corpo di Stefano Cucchi sono un inequivocabile atto d'accusa al sistema giustizia italiano. Ma come e' possibile che un ragazzo che, come dicono i familiari, al momento dell'arresto stava bene, dopo poche ore si possa trovare nelle condizioni che abbiamo visto oggi? Esiste un rapporto relativo alle lesioni e alle contusioni? E poi, chi ha disposto, e per quali ragioni processuali, il divieto di incontrare i familiari? Che cosa o chi si voleva nascondere? Ieri alla Camera il ministro si e' limitato a dire che seguirà personalmente il caso. Ma oggi, dopo aver visto le foto siamo ancora più convinti che non basta, che servono risposte immediate e non un mero elenco di passaggi cronologici, che hanno il marchio della peggiore burocrazia e non aiutano a ricostruire la verità dei fatti e ad individuare eventuali responsabilità. Chiediamo risposte urgenti: ne va della credibilità delle istituzioni".

mercoledì 28 ottobre 2009

CONSIGLIO COMUNALE AD UBOLDO

Carissimi lettori

si comunica che giovedì 29/10/2009 alle ore 21:00 presso l'aula polifunzionale
in Via per Origgio è convocato il Consiglio Comunale in pubblica adunanza
con il seguente ordine del giorno:

1 LETTURA E APPROVAZIONE VERBALI SEDUTA PRECEDENTE;
2 APPROVAZIONE CONVENZIONE PER ACCESSO TEMPORANEO AL MAPPALE N. 9373 FOGLIO 13 - P.E. 111/08.
3 REGOLAMENTO VIDEOSORVEGLIANZA - MODIFICHE
4 INTEGRAZIONE DELIBERAZIONE DEL C.C. N. 26 DEL 24.09.2009 AD OGGETTO: "NOMINA COMMISSIONE CONSILIARE PER LA GESTIONE DEL REGOLAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE E DELLO STATUTO"
5 NOMINA RAPPRESENTANTE DEL COMUNE DI UBOLDO IN SENO AL C.D.A. DELL'ASILO INFANTILE "D. COLOMBO - G. MORANDI".
6 APPROVAZIONE "REGOLAMENTO PER LA CONCESSIONE DEL RICONOSCIMENTO 'CRIVELLO D'ORO'".
7 ESAME E APPROVAZIONE BILANCIO DI PREVISIONE ESERCIZIO 2010 -AZIENDA SPECIALE SERVIZI UBOLDO
8 COSTITUZIONE AZIENDA PATRIMONIALE- DIRETTIVA
9 TRASFORMAZIONE AZIENDA SPECIALE SERVIZI UBOLDO (FARMACIA) IN SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA CON CONTESTUALE AMPLIAMENTO DELL'OGGETTO SOCIALE: APPROVAZIONE STATUTO
10 COMUNICAZIONE AI SENSI DELL'ART. 166, COMMA 2, DEL D.LGS. N. 267/2000. PRELEVAMENTO DAL FONDO DI RISERVA.
11 MOZIONE PRESENTATA DAL GRUPPO CONS. "IL CENTROSINISTRA DI UBOLDO" AD OGG.: VARIANTE GENERALE AL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO. SI' A "CORREZIONI TECNICHE", NO ALLO STRAVOLGIMENTO DELL'EQUILIBRIO URBANISTICO".

Partecipate numerosi.

martedì 27 ottobre 2009

PRIMARIE AD UBOLDO

ECCOVI I RISULTATI DELLE PRIMARIE
TENUTESI A UBOLDO
I voti validi per il Segretario Nazionale sono stati n. 219 così distinti:
- BERSANI VOTI 130;
- FRANCESCHINI VOTI 57;
- MARINO VOTI 32
- BIANCHE 0;
- NULLE 1 :
I voti validi per il Segretario Regionale sono stati n. 217 così distinti:
- MARTINA 136;
- FIANO VOTI 52;
- ANGIOLINI VOTI 29;
- BIANCHE 0;
- NULLE 2;
Il Circolo PD di Uboldo ringrazia per l'ottimo risultato ottenuto in tema di partecipazione .

Uboldo, lì 26/10/2009

PRIMARIE IN PROVINCIA DI VARESE

ECCOVI

i risultati definitivi delle Primarie tenutesi in Provincia di Varese

per le elezioni del Segretario Nazionale e del Segretario Regionale

suddivisi tra NORD e SUD Varese


Per la Zona NORD della Provicia
I voti validi per il Segretario Nazionale sono stati n. 15301 così distinti:
- BERSANI VOTI 8219;
- FRANCESCHINI VOTI 4493;
- MARINO VOTI 2589;
- BIANCHE 66;
- NULLE 68 :

Per la Zona SUD della Provicia
I voti validi per il Segretario Nazionale sono stati n. 7939 così distinti:
- BERSANI VOTI 4257;
- FRANCESCHINI VOTI 2294;
- MARINO VOTI 1388;
- BIANCHE 37;
- NULLE 28 ;

Per la Zona NORD della Provincia
I voti validi per il Segretario Regionale sono stati n. 15206 così distinti:
- MARTINA 8314;
- FIANO VOTI 4241;
- ANGIOLINI VOTI 2651;
- BIANCHE 161;
- NULLE 63

Per la Zona SUD della Provincia
I voti validi per il Segretario Regionale sono stati n. 7884 così distinti:
- MARTINA 4292;
- FIANO VOTI 2119;
- ANGIOLINI VOTI 1473;
- BIANCHE 83;
- NULLE 30;


Uboldo, lì 27/10/2009

martedì 20 ottobre 2009

- CIRCOLO ACLI TRADATE – ACLI VARESE -
ANOLF VARESE onlus – AZIONE CATTOLICA – CARITAS TRADATE -
- ISCOS VARESE – PAX CRISTI -

MIGRANTI COME NOI:
ACCOGLIENZA - DIRITTI – LAVORO

GIOVEDI’ 22 OTTOBRE 2009 ore 21:00
CINEMA TEATRO NUOVO ABBIATE GUAZZONE
PIAZZA UNITA' D'ITALIA, 1 - ABBIATE GUAZZONE
http://www.nuovocinemateatro.com

Proiezione gratuita del FILM DOCUMENTARIO
“COME UN UOMO SULLA TERRA”

Il film che racconta agli Italiani cosa si nasconde dietro gli accordi con la Libia.

Il film che dà voce alla dignità e al coraggio dei migranti africani. -
un’opera di impegno sociale, civile ed umano che rappresenta sullo schermo le indegne condizioni in cui versano migliaia di migranti africani e le brutali modalità con cui la Libia, finanziata dai governi europei, domina i flussi migratori.
di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene
prodotto da Asinitas Onlus e ZaLab (52' – 2008)

Non possiamo ignorare cosa avviene veramente in LIBIA ai migranti respinti, non possiamo accettare di esserne complici e mandanti, non possiamo accettare che questo possa continuare. Occorre una nuova riflessione, una nuova cultura, una nuova politica del rispetto e della dignità.

INTERVENTI DI :
SARA HONEGGER – ASINITAS
FILIPPO CARDACI - ACLI VARESE
SERGIO MOIA - UST CISL VARESE
Stampato in proprio ACLI VARESE via Speri della Chiesa 7
Partecipate numerosi, NOI del Circolo PD di Uboldo ci saremo.

sabato 17 ottobre 2009

PRIMARIE DEL 25 OTTOBRE A UBOLDO

Il Partito Democratico si apre alla partecipazione:
il 25 ottobre inviterà tutti i cittadini che si riconoscono nella sua proposta politica ad eleggere il segretario nazionale e le assemblee regionali e nazionale.
Con questa iniziativa democratica, il Partito Democratico, che vuole essere un partito popolare e libero, intraprende la strada che lo condurrà dall'opposizione all'alternativa.
Anche a Uboldo, presso la sala polifunzionale di via S. Martino, domenica 25 Ottobre, dalle ore 9.00 alle ore 19.00, il Circolo del Partito Democratico aprirà un seggio elettorale,orgoglioso di essere democratico.
Possono votare tutti gli elettori del PD , anche i non iscritti , se maggiori di 16 anni e residenti in Italia ( muniti di un documento di identità )

venerdì 16 ottobre 2009

LA CRISI MORDE E IL GOVERNO PENALIZZA I COMUNE

Il Governo vara la finanziaria e chiede al comparto dei Comuni - l'unico in attivo - un ulteriore risparmio di 1 miliardo e 400 milioni. Siamo alla beffa. Come più volte denunciato dal PD della Lombardia, i Comuni aspettano ancora i trasferimenti statali per il mancato introito ICI: meno 160 milioni per la Lombardia, meno 11-12 milioni nella sola provincia di Varese. E il governo fa orecchie da mercante.

Non bastasse ciò, vengono confermati i tagli al Fondo nazionale per le Politiche Sociali e fortemente ridimensionato il Fondo per le non autosufficienze, i cui soldi sono stati utilizzati per finanziare il mediocre esperimento della social card. Una scelta sbagliata, che insieme alle mancate promesse della giunta Formigoni, costringe i nostri amministratori locali a fare i salti mortali per far quadrare i piani di zona. Meno soldi per i servizi ai disabili, l'assistenza domiciliare agli anziani, l'assistenza ai minori in difficoltà, l'aiuto a chi rimane senza lavoro e non ha diritto agli ammortizzatori sociali. Ai Comuni della Provincia di Varese arriveranno oltre 2 milioni in meno.

Il taglio ai trasferimenti statali si salda con le regole attuali del Patto di Stabilità che impedisce ai Comuni di programmare investimenti e la spesa per il sociale.

Il PD lombardo lavora da tempo per l'allentamento di quelle regole restrittive e per l'applicazione del patto a livello regionale, Ciò contribuirebbe da una parte a velocizzare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni ai fornitori (spesso piccole imprese o artigiani che stanno subendo pesantemente la crisi), dall'altra di far partire alcune opere pubbliche che possono servire da volano per l'economia locale.

E' ora che questo Governo incominci a intervenire in queste modifiche necessarie e ormai indispensabili per gli Enti Lopcali che non sono più in grado di soddisfare anche le più piccole necessità di cui è titolare l'Ente e che i cittadini continuano a sollecitare ( assistenza ai disabili, assistenza domiciliare agli anziani, assistenza ai minori in difficoltà, aiuto a chi rimane senza lavoro e non ha diritto agli ammortizzatori sociali).

giovedì 15 ottobre 2009

PD UBOLDO, IL RISPETTO DELLA PERSONA PRIMA DI TUTTO

In queste settimane stiamo assistendo a un’interpretazione distorta, quasi una continua parodia del far politica che non tiene conto della dignità e dei ruoli.
Secondo noi, il fondamento dell’azione politica a ogni livello deve restare il rispetto della persona, delle istituzioni, dei ruoli, dei diritti costituzionali.
Il modo di interpretare l’azione politica da parte del Presidente del Consiglio non è, a nostro modo di vedere, un esempio da emulare da parte di chi entra in politica per dare voce ai cittadini.
Chi si pone in politica deve avere come bussola il rispetto della dignità, della persona e del pensiero altrui.
La politica gridata, la prevalenza dell’immagine sulle idee, l’arroganza del potere non fanno altro che aggiungere ruggine al confronto, all’esercizio del governo, alla libertà di pensiero e di espressione.
Noi crediamo che quanto avvenuto a livello nazionale rispecchi anche la realtà uboldese. Se critichiamo Berlusconi e il berlusconismo, non possiamo esimerci dal criticare il tentativo di porre un limite al dibattito in Consiglio Comunale, come avvenuto in un alcune occasioni.
Governare un comune grazie all’investitura dei voti legittimamente raccolti non può prescindere dal rispetto dei voti altrettanto legittimamente raccolti dagli avversari politici.
Chi ha vinto le elezioni ha il diritto e il dovere di governare, così come chi è all’opposizione o addirittura fuori da ogni rappresentanza ha il diritto e il dovere di criticare chi governa attraverso interventi metodici sulle cose da fare, distinguendo tra quelle giuste e quelle sbagliate facendole rimarcare, senza poi essere accusata di essere irrilevante o, peggio, di auspicare la rovina del paese.
Noi del PD faremo di questo modo di vivere la politica l’elemento centrale del nostro intervento quotidiano in Uboldo e continueremo a confrontare le nostre idee con quelle degli altri in funzione del bene del nostro territorio.
Il PD del Circolo di Uboldo vuole rimanere fedele al proprio programma elettorale per poter verificare quanto delle idee sottoposte ai cittadini sia in questo momento attuabile.
Non essere nel Consiglio Comunale, infatti, non vuol dire rinunciare al proprio progetto politico né al proprio pensiero di governo della cosa pubblica, anzi, crediamo che sia elemento di stimolo e volontà di confronto a tutti i livelli.
Con queste righe vogliamo riprendere a pieno titolo l’intervento del PD di Uboldo su tutti i problemi del paese con interventi precisi e mirati che vedranno la nostra idea di governo in confronto con quanto sta avvenendo.

Il Circolo PD di Uboldo

mercoledì 14 ottobre 2009

Quando si vota per le primarie del PD, chi può votare, cosa serve? Tutte le cose da sapere

Mancano pochi giorni alle primarie del 25 ottobre e ci teniamo che ci sia più gente possibile a partecipare.E' bene sapere che: il 25 ottobre si vota dalle 7 alle 20 in oltre diecimila seggi.Si può votare una sola lista.
CERCA IL TUO SEGGIO SU www.partitodemocratico.it (il database è in aggiornamento) o telefonando al numero 848.88.88.00.
Puoi votare se hai almeno 16 anni e sei: cittadino italiano, cittadino europeo con residenza in Italia, o cittadino di un altro paese con permesso di soggiorno in Italia.
Per votare basta un documento d’identità e la tessera elettorale. Per i minorenni e i cittadini stranieri serve solo il documento.
Gli studenti universitari e i lavoratori fuori sede, anche extracomunitari con permesso di soggiorno, possono votare nella città dove studiano o dove lavorano. Tale decisione deve essere comunicata alla sede provinciale del Partito Democratico del luogo in cui si studia o si lavora entro le 19 del 23 ottobre. Puoi trovare l’indirizzo su www.partitodemocratico.itLe schede sono due: una di colore azzurro per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, un’altra di colore rosa per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Regionale.
Sceglierai il tuo Segretario tracciando un unico segno su una delle liste dei candidati ad esso collegati.
E non dimenticare di versare un contributo minimo di 2 euro per aiutarci a sostenere l’iniziativa. Al momento del voto riceverai la molletta “Ci tengo”, simbolo di queste primarie.

martedì 6 ottobre 2009

ADDIO A GINO GIUGNI


Un riformista vero

Addio a Gino Giugni
E' morto a Roma Gino Giugni, il padre dello statuto dei lavoratori. Genovese, nel 1969 aveva presieduto la commissione nazionale che aveva redatto il testo unico sulle tutele e i diritti dei lavoratori. La biografia. Professore di diritto del lavoro all'università di Roma, Giugni è stato anche presidente del Psi. Dottore honoris causa alle Università di Buenos Aires e di Nanterre, ha insegnato a Parigi e Los Angeles, ed è stato presidente dell'Accademia europea di diritto del lavoro. Collaboratore negli anni '60 del ministro del Lavoro Giacomo Brodolini (primo socialista ad occupare quel dicastero negli anni del centrosinistra), negli anni '80 Giugni ha presieduto le commissioni ministeriali per la riforma delle liquidazioni e sul costo del lavoro. Nel marzo del 1983 e' stato gambizzato a Roma dalle Brigate Rosse. Eletto senatore nelle politiche dell'83, Giugni è diventato presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama. Dall'aprile '93 al maggio '94 ricoprì la carica di ministro del Lavoro e della sicurezza sociale del governo Ciampi. Negli ultimi anni ha ricoperto tra l'altro la carica di presidente della Commissione di Garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricorda Giugni in un messaggio inviato alla famiglia, dove menziona "la vile aggressione del terrorismo brigatista che colpì gravemente il suo fisico". Per il presidente Giugni, oltre che un amico, "resta esempio di appassionata dedizione allo stato democratico e di assoluta coerenza e integrità. Sono vicino con affetto al dolore dei famigliari".I commenti dei democratici.“Padre dello Statuto dei lavoratori, attento e acutissimo capace di non perdere mai di vista i cambiamenti nel mondo del lavoro, equilibrato e coraggioso: con Gino Giugni se ne va un vero riformista. Lo Statuto che porta la sua firma è uno dei grandi passaggi della modernizzazione e della crescita sociale del nostro Paese. Per questo la sua scomparsa ci addolora e colpisce. Esprimo alla sua famiglia, ai suoi collaboratori la vicinanza mia personale e quella di tutto il Pd” dichiara Dario Franceschini, segretario del Partito democratico.Messaggi anche dai gruppi di Camera e Senato.Antonello Soro, presidente deputati Pd: “A nome mio personale e a nome dei deputati del Partito Democratico desidero esprimere ai familiari di Gino Giugni il più vivo cordoglio per la sua scomparsa. Lo stile e la misura con cui Giugni ha interpretato il suo ruolo di giuslavorista, di politico, di legislatore ne fanno un punto di riferimento imprescindibile, un maestro che ha saputo insegnare non solo a quelli della sua parte politica ma a tutti gli italiani. Il suo esempio è anche più forte e impegnativo per i parlamentari democratici. La stagione che ha visto nascere lo Statuto dei Lavoratori, di cui Giugni è universalmente riconosciuto il padre, è stata infatti una stagione di straordinaria vitalità e protagonismo del Parlamento. La sua testimonianza dimostra che le vere riforme, le riforme che durano e che rendono migliore il nostro Paese, si fanno con il coinvolgimento di tutto il Parlamento e non con la sua riduzione a mero organo di ratifica.”"Esprimo a nome mio personale e di tutte le senatrici e i senatori del gruppo del Partito Democratico a Palazzo Madama le piu' sentite condoglianze alla famiglia per la scomparsa di Gino Giugni. Con lui se ne va il 'padre' dello Statuto dei lavoratori. Di Giugni ricordiamo il rigoroso impegno nelle aule parlamentari e la sua continua attenzione, da studioso e da uomo politico, al mondo del lavoro e ai diritti dei lavoratori.Esempio del più lungimirante riformismo italiano, Giugni ha saputo difendere le sue idee senza mai farsi intimidire, nemmeno durante il periodo più tragico del terrorismo che era arrivato a colpirlo direttamente. Lo ringraziamo ancora per avere contribuito, con il suo operato, allacrescita civile e politica del nostro Paese". Questo il messaggio di cordoglio di Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd al Senato.“Sono colpito e addolorato dalla scomparsa di Gino Giugni. Un amico, un maestro e un compagno con il quale ho avuto la fortuna di condividere la comune passione per i temi sociali e del lavoro. Scompare una figura esemplare che ha saputo unire studio, insegnamento, iniziativa politica e capacità di governo. Il segno dell’azione politica e sociale di Gino Giugni resterà per sempre indissolubilmente legato allo Statuto dei lavoratori, una pietra miliare nella legislazione del lavoro. Mi unisco al dolore della famiglia, con la quale condivido la consapevolezza del vuoto che Gino lascia” fa sapere Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Pd.“Anche nel momento della commozione e del cordoglio è difficile sopravvalutare il ruolo che Gino Giugni ha avuto nell’evoluzione sociale e civile del nostro paese. Un riformista, un vero caposcuola, un artefice decisivo della civilizzazione dei rapporti di lavoro e dell’affermazione della dignità del lavoro. Lo salutiamo con grande affetto e grande rimpianto”. Questo il messaggio di cordoglio di Pier Luigi Bersani per la scomparsa di Gino Giugni.“Un socialista orgoglioso di esserlo, un riformista vero che con l’autorità delle sue riconosciute competenze, ha contribuito a dare dignità e tutela al mondo del lavoro, dotando l’Italia di leggi e strumenti primo fra tutti lo Statuto dei diritti dei lavoratori di cui Giugni, insieme a Giacomo Brodolini, fu uno dei padri. Fino all’ultimo ha mantenuto salda e viva la sua passione politica e l’impegno per affermare quei valori della sinistra e del riformismo per i quali ha speso con generosità la sua vita”. Così Piero Fassino ha espresso dolore e cordoglio per la scomparsa del giurista.“La notizia della scomparsa di Gino Giugni suscita dolore autentico e profondo. Io personalmente e tutti lo ricordiamo come il maestro che fin dal dopoguerra ha segnato con il suo impegno e la sua intelligenza la storia dei temi sociali e del lavoro nel nostro Paese. Gino Giugni ha, direttamente e indirettamente, contribuito a quelle riforme che hanno ispirato e permeato una politica del Lavoro autenticamente riformista nella quale ancora oggi il Pd si riconosce. Anche per questo gli siamo riconoscenti ed esprimiamo alla sua famiglia cordoglio e amicizia per la perdita di un grande uomo” dichiara Tiziano Treu, senatore del Pd.Andrea Pacella Responsabile Welfare dei Giovani Democratici ricorda come “Gino Giugni ha rappresentato una preziosa testimonianza di intelligente e lucido impegno a favore di tante lavoratrici e lavoratori. Facendosi promotore negli anni dello Statuto dei Lavoratori ha reso la vita di milioni di persone più umana e più giusta, riconoscendo diritti fondamentali per attuare pienamente il primo articolo della nostra Carta Costituzionale. Ciò che ha fatto Gino Giugni nella sua militanza politica socialista continuerà ad essere un esempio per tutti noi, che da Democratici siamo impegnati a risolvere le contraddizioni del mondo nuovo”.

ROSY BINDI A VARESE PER LA MOZIONE BERSANI

Carissimi lettori

si comunica che


VENERDI' 9 OTTOBRE - ORE 18:00
SALA BORGHI - COLLEGIO DE FILIPPI - VARESE
per la mozione Bersani
si terrà un INCONTRO con
IL VICE PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
ROSY BINDI

lunedì 5 ottobre 2009

Giunta Comunale Aperta !!!!!!!!!!

Cari lettori
informo che la Giunta Comunale ha indetto per
giovedì 8 ottobre dalle ore 21:00 in aula Polifunzionale
un incontro aperto a tutta la cittadinanza,
per esporre le proprie iniziative in riferimento
al proprio programma elettorale.
Invito tutti alla partecipazione, questa è una occasione per TUTTI
di poter avere chiarimenti sull'operato in corso e futuro di questa Amministrazione.

Il Portavice del Circolo PD di Uboldo
Michelle Beretta

venerdì 2 ottobre 2009

VERGOGNA !!!!!!!!!

LEGA E PDL
VERGOGNA!

CON LO SCUDO FISCALE
PREMIATI ANCORA
GLI EVASORI

UN ALTRO SCHIAFFO
AI CITTADINI ONESTI!
dal Circolo Pd Uboldo