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martedì 23 novembre 2010
martedì 16 novembre 2010
lunedì 15 novembre 2010
BOCCIATI I SOSTEGNI ALLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA
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Dopo i tagli ai sostegni alle imprese decisi dalla giunta Formigoni, la maggioranza di centrodestra ha bocciato in Consiglio una mozione che chiedeva il sostegno a Federfidi Lombardia, un sistema, sostenuto anche da fondi regionali, che nel 2009 aveva permesso di generare 2 miliardi di euro di crediti a favore di 25 mila micro e piccole imprese lombarde, un sostegno decisivo in un momento in cui la crisi mette ancora a dura prova l'economia lombarda.
"Le micro aziende, una delle colonne portanti del nostro sistema produttivo, sono state abbandonate a loro stesse, ha detto Enrico Brambilla , primo firmatario di una mozione che chiedeva di garantire le necessarie risorse economiche a Federfidi Lombardia, struttura che, in collaborazione con i Confidi provinciali, fornisce le garanzie al sistema bancario a cui si rivolgono le piccole e piccolissime aziende per ottenere crediti".
"Pdl e Lega Nord - spiega Brambilla - non hanno speso neanche una parola per motivare la bocciatura. Ma nel 2009 il credito generato attraverso Federfidi è aumentato del 46%, ciò vuol dire che in un periodo in cui la crisi morde ancora il sistema di garanzie di Federfidi, partecipato dal pubblico e anche dalle organizzazioni industriali, attraverso il quale le imprese possono ottenere credito dalle banche, ha permesso a molte aziende di stare in piedi.
Il mancato sostegno da parte della Regione - conclude Brambilla - metterà a rischio l’attività futura di Federfidi che, pur avendo i conti in ordine, con le attuali disponibilità finanziarie potrà coprire gli attuali affidamenti ma non garantire nuove richieste da parte delle aziende.
Sono 25 mila le micro e piccole imprese lombarde che nel 2009 hanno ottenuto credito grazie alle garanzie di Federfidi, cifra che rappresenta il 30% delle aziende che si rivolgono al mercato del credito bancario, il quale, con la crisi, nel 2009 ha ulteriormente ridotto la concessione dei prestiti del 25% mettendo in grande difficoltà migliaia di piccole e piccolissime imprese. L’80% delle piccole aziende che hanno ottenuto prestiti grazie a Federfidi ha meno di 10 dipendenti.
TROPPI TAGLI: FEDERALISMO POVERO
In Consiglio regionale si è discusso di federalismo fiscale. E nel frattempo Formigoni annunciava tagli pesanti al bilancio
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Giornata concitata quella dell’ultimo consiglio regionale. Erano appena state rese note le novità del bilancio regionale, infarcito di tagli soprattutto sui servizi principali, e all’ordine del giorno era in programma un dibattito sul federalismo fiscale. Due aspetti che vanno di pari passo, nel momento in cui, come ha più volte e chiaramente ribadito il Pd, non ci può essere federalismo senza risorse, ma anzi con tagli pesanti.
Non solo: c’è stata anche un’appendice di tipo politico di non poco conto. Se non fossero stati presenti in Aula alcuni consiglieri del Pd, il voto di un documento della maggioranza scaturito dal dibattito, non sarebbe stato possibile per le assenze dei partiti di governo.
Lo ha messo bene in evidenza Filippo Penati, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, dichiarando a caldo: "Per due volte la maggioranza che regge Regione Lombardia, nonostante abbia richiamato in Aula gli assessori, ha fatto mancare il numero legale e solo grazie alla presenza dei tre consiglieri regionali del Pd, che per Statuto non possono abbandonare i lavori visto che sono quelli che hanno richiesto di verificare la presenza del numero legale, si è potuto proseguire la seduta e votare"
Il Gruppo consiliare del Partito democratico aveva appena fatto il punto sulle novità del bilancio di previsione regionale 2011: "Invito il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, se è coerente, a chiedere le dimissioni del Governo e avere il coraggio di assumere una politica forte", aveva esordito Maurizio Martina, consigliere regionale e segretario regionale del Pd.
"La filiera di Governo Pdl-Lega sta producendo guasti che pagheranno tutti i cittadini lombardi " aveva proseguito Martina "Siamo di fronte a un taglio di risorse per la nostra regione mai conosciuto fino a ora. Se il Governo non fosse dello stesso colore della Giunta lombarda il presidente Formigoni ne chiederebbe le dimissioni". E ancora: "Oggi è una giornata beffa perché mentre in Aula discutiamo di federalismo, apprendiamo dei tagli che la manovra del Governo scaricherà sulla regione. Siamo all'ultimo atto del federalismo delle chiacchiere - aveva concluso Martina - perché porterà in Lombardia un aggravio dei costi, a partire da quelli sui trasporti, e una serie di tagli che rischiano di vanificare la discussione dell'aula". Poco dopo, rincaravano la dose il consigliere Enrico Brambilla e il capogruppo Luca Gaffuri : "Dopo quanto ha illustrato il presidente Formigoni a proposito della manovra di bilancio regionale, si conferma il fatto che i lombardi dovranno fare grossi sacrifici, soprattutto legati al trasporto pubblico, come del resto è stato confermato dal dibattito in Aula, che ha prefigurato rincari di tariffe con servizi sempre meno adeguati. Ma i sacrifici saranno anche sul piano dello sviluppo delle imprese, vista la bocciatura della nostra richiesta di sostegno al credito agevolato".
Al consigliere Alessandro Alfieri il compito di spiegare come il federalismo fiscale, in questa situazione, non sia possibile: "Dobbiamo fare molta attenzione a non forzare troppo quando ancora i livelli essenziali di assistenza non sono stati fissati - aveva detto in consiglio - Le cose devono andare di pari passo perché, se si fissa l’asticella troppo verso il basso, poi a pagare più tasse saranno i nostri cittadini. Ma è anche necessario procedere insieme al Codice delle autonomie e all’istituzione del Senato federale. E soprattutto, i tagli della manovra finanziaria non devono incidere sul federalismo fiscale, altrimenti tutto il nostro lavoro sarà vano. Motivo per cui abbiamo votato contro l’ordine del giorno di Pdl e Lega".
Non solo: c’è stata anche un’appendice di tipo politico di non poco conto. Se non fossero stati presenti in Aula alcuni consiglieri del Pd, il voto di un documento della maggioranza scaturito dal dibattito, non sarebbe stato possibile per le assenze dei partiti di governo.
Lo ha messo bene in evidenza Filippo Penati, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, dichiarando a caldo: "Per due volte la maggioranza che regge Regione Lombardia, nonostante abbia richiamato in Aula gli assessori, ha fatto mancare il numero legale e solo grazie alla presenza dei tre consiglieri regionali del Pd, che per Statuto non possono abbandonare i lavori visto che sono quelli che hanno richiesto di verificare la presenza del numero legale, si è potuto proseguire la seduta e votare"
Il Gruppo consiliare del Partito democratico aveva appena fatto il punto sulle novità del bilancio di previsione regionale 2011: "Invito il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, se è coerente, a chiedere le dimissioni del Governo e avere il coraggio di assumere una politica forte", aveva esordito Maurizio Martina, consigliere regionale e segretario regionale del Pd.
"La filiera di Governo Pdl-Lega sta producendo guasti che pagheranno tutti i cittadini lombardi " aveva proseguito Martina "Siamo di fronte a un taglio di risorse per la nostra regione mai conosciuto fino a ora. Se il Governo non fosse dello stesso colore della Giunta lombarda il presidente Formigoni ne chiederebbe le dimissioni". E ancora: "Oggi è una giornata beffa perché mentre in Aula discutiamo di federalismo, apprendiamo dei tagli che la manovra del Governo scaricherà sulla regione. Siamo all'ultimo atto del federalismo delle chiacchiere - aveva concluso Martina - perché porterà in Lombardia un aggravio dei costi, a partire da quelli sui trasporti, e una serie di tagli che rischiano di vanificare la discussione dell'aula". Poco dopo, rincaravano la dose il consigliere Enrico Brambilla e il capogruppo Luca Gaffuri : "Dopo quanto ha illustrato il presidente Formigoni a proposito della manovra di bilancio regionale, si conferma il fatto che i lombardi dovranno fare grossi sacrifici, soprattutto legati al trasporto pubblico, come del resto è stato confermato dal dibattito in Aula, che ha prefigurato rincari di tariffe con servizi sempre meno adeguati. Ma i sacrifici saranno anche sul piano dello sviluppo delle imprese, vista la bocciatura della nostra richiesta di sostegno al credito agevolato".
Al consigliere Alessandro Alfieri il compito di spiegare come il federalismo fiscale, in questa situazione, non sia possibile: "Dobbiamo fare molta attenzione a non forzare troppo quando ancora i livelli essenziali di assistenza non sono stati fissati - aveva detto in consiglio - Le cose devono andare di pari passo perché, se si fissa l’asticella troppo verso il basso, poi a pagare più tasse saranno i nostri cittadini. Ma è anche necessario procedere insieme al Codice delle autonomie e all’istituzione del Senato federale. E soprattutto, i tagli della manovra finanziaria non devono incidere sul federalismo fiscale, altrimenti tutto il nostro lavoro sarà vano. Motivo per cui abbiamo votato contro l’ordine del giorno di Pdl e Lega".
SETTIMANA CRUCIALE PER IL CONSIGLIO REGIONALE
In aula si discuterà del Piano Socio Sanitario Regionale mentre in Commissione del bilancio di previsione del 2011
Il Consiglio regionale si appresta ad affrontare una fase decisiva della sua attività, ma la sensazione è che i giochi siano già fatti e che tutto si decida nelle stanze della Giunta. Con buona pace dei partiti di maggioranza che non devono far altro che ratificare diligentemente quanto il presidente Formigoni dispone.
Martedì arriverà in aula il Piano Socio Sanitario Regionale. Un piano generico e pieno zeppo di buone intenzioni che fatichiamo a capire in quali strategie concrete si trasformeranno. La Giunta chiede, di fatto, un via libera al Consiglio su di un documento che dovrà poi essere sostanziato, anno dopo anno, da interventi amministrativi che determineranno priorità e politiche socio-sanitarie sulla base delle disponibilità di bilancio. Come dire: caro Consiglio, scordati della tua funzione di programmazione e di controllo e fidati della Giunta.
L'eventuale approvazione di qualche emendamento o ordine del giorno in aula non cambierebbe granché, anche se rappresenta l'unico contributo che la minoranza consiliare può offrire, sempre che Lega e Pdl si degnino di prestare ascolto alle istanze di chi, come il PD, in questi mesi si è messo in reale ascolto del privato sociale e dei cittadini su temi tanto delicati quali quelli socio assistenziali.
Cambiando settore, la musica rimane la stessa. E' approdato in Commissione Bilancio il provvedimento base per la programmazione economica regionale, ovvero il Bilancio di previsione per il 2011. La posizione della Giunta, diligentemente presentata dai funzionari della Direzione Programmazione e Bilancio, è chiara: il Governo taglia i fondi e la Regione non può far altro che garantire le spese obbligatorie. Non ci sono margini di trattativa. L'unica possibilità pare essere quella di chiedere chiarimenti in merito alle scelte fatte, presentate, lo ripetiamo, come inevitabili e ineluttabili.
Anche in questo caso, come capite, nessuno spazio per un confronto costruttivo i commissione o in consiglio. A noi sarebbe piaciuto, ad esempio, un atteggiamento più aperto e responsabile nei confronti dei cittadini e delle parti sociali.
Perché, ad esempio, vista la difficile situazione economica e i ridotti fondi a disposizione della Regione, non convocare le parti sociali per spiegare loro la necessità di tirare la cinghia e, magari, provare ad ascoltare possibili suggerimenti? Visto che la commissione Bilancio tra il 22 settembre e l'11 novembre non si è riunita, perché non pensare a una sorta di consultazione dei principali attori sociali ed economici della regione per tentare di costruire un bilancio più condiviso? Forse i tagli e le minori risorse a disposizione avrebbero potuto essere gestiti in modo meno traumatico. Come può Regione Lombardia criticare credibilmente il Governo per non aver concesso spazi di trattativa agli enti locali, se poi lei per prima gestisce la delicata partita del bilancio in uno splendido isolamento centralista?
Probabilmente i risultati non sarebbero cambiati più di tanto, ma anche il percorso di costruzione degli atti amministrativi dice molto. Quello che si vede oggi in Lombardia è un uomo solo al comando con la presunzione di avere in mano le chiavi per gestire in proprio qualsiasi partita e politica regionale.
Siamo ben lontani da quella logica di partecipazione e sussidiarietà che lo Statuto della Lombardia, approvato nella scorsa legislatura, aveva presentato ai cittadini come conquista per l'intera collettività.
Il Consiglio regionale si appresta ad affrontare una fase decisiva della sua attività, ma la sensazione è che i giochi siano già fatti e che tutto si decida nelle stanze della Giunta. Con buona pace dei partiti di maggioranza che non devono far altro che ratificare diligentemente quanto il presidente Formigoni dispone.
Martedì arriverà in aula il Piano Socio Sanitario Regionale. Un piano generico e pieno zeppo di buone intenzioni che fatichiamo a capire in quali strategie concrete si trasformeranno. La Giunta chiede, di fatto, un via libera al Consiglio su di un documento che dovrà poi essere sostanziato, anno dopo anno, da interventi amministrativi che determineranno priorità e politiche socio-sanitarie sulla base delle disponibilità di bilancio. Come dire: caro Consiglio, scordati della tua funzione di programmazione e di controllo e fidati della Giunta.
L'eventuale approvazione di qualche emendamento o ordine del giorno in aula non cambierebbe granché, anche se rappresenta l'unico contributo che la minoranza consiliare può offrire, sempre che Lega e Pdl si degnino di prestare ascolto alle istanze di chi, come il PD, in questi mesi si è messo in reale ascolto del privato sociale e dei cittadini su temi tanto delicati quali quelli socio assistenziali.
Cambiando settore, la musica rimane la stessa. E' approdato in Commissione Bilancio il provvedimento base per la programmazione economica regionale, ovvero il Bilancio di previsione per il 2011. La posizione della Giunta, diligentemente presentata dai funzionari della Direzione Programmazione e Bilancio, è chiara: il Governo taglia i fondi e la Regione non può far altro che garantire le spese obbligatorie. Non ci sono margini di trattativa. L'unica possibilità pare essere quella di chiedere chiarimenti in merito alle scelte fatte, presentate, lo ripetiamo, come inevitabili e ineluttabili.
Anche in questo caso, come capite, nessuno spazio per un confronto costruttivo i commissione o in consiglio. A noi sarebbe piaciuto, ad esempio, un atteggiamento più aperto e responsabile nei confronti dei cittadini e delle parti sociali.
Perché, ad esempio, vista la difficile situazione economica e i ridotti fondi a disposizione della Regione, non convocare le parti sociali per spiegare loro la necessità di tirare la cinghia e, magari, provare ad ascoltare possibili suggerimenti? Visto che la commissione Bilancio tra il 22 settembre e l'11 novembre non si è riunita, perché non pensare a una sorta di consultazione dei principali attori sociali ed economici della regione per tentare di costruire un bilancio più condiviso? Forse i tagli e le minori risorse a disposizione avrebbero potuto essere gestiti in modo meno traumatico. Come può Regione Lombardia criticare credibilmente il Governo per non aver concesso spazi di trattativa agli enti locali, se poi lei per prima gestisce la delicata partita del bilancio in uno splendido isolamento centralista?
Probabilmente i risultati non sarebbero cambiati più di tanto, ma anche il percorso di costruzione degli atti amministrativi dice molto. Quello che si vede oggi in Lombardia è un uomo solo al comando con la presunzione di avere in mano le chiavi per gestire in proprio qualsiasi partita e politica regionale.
Siamo ben lontani da quella logica di partecipazione e sussidiarietà che lo Statuto della Lombardia, approvato nella scorsa legislatura, aveva presentato ai cittadini come conquista per l'intera collettività.
sabato 13 novembre 2010
I PUNTI FORTI DELLA MINIPLENARIA A BRUXELLES
Hedge funds e private equities: al varo le regole europee Giovedì, i deputati europei hanno votato il compromesso raggiunto, dopo più di un anno di intensi negoziati fra rappresentanti del Parlamento e del Consiglio, sulla nuova legislazione che regola hedge funds e private equities. La nuova direttiva imporrebbe obbligazioni riguardo alla registrazione, alla presentazione di relazioni e ai requisiti iniziali di capitale in un settore finanziario che ha goduto fino a ora di una certa assenza di regole stringenti.
Le priorità del Parlamento per il summit UE-USA I deputati europei hanno esaminato una serie di raccomandazioni per il Consiglio, in vista del vertice UE-USA del 20 novembre, in particolare su come gestire la cooperazione in campo economico per uscire dalla crisi, sulla protezione dei dati personali, sulla recente introduzione di una tassa per i visti d'ingresso e sulla pubblicazione di documenti militari americani riservati sulla guerra in Iraq.
Fondi UE non spesi: finanziare progetti su efficienza e sostenibilità energetica Il Parlamento europeo ha votato questo giovedì sull'accordo raggiunto col Consiglio per liberare €146 milioni di fondi non impegnati per finanziare una serie di progetti per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili.
I deputati dovrebbero sostenere l'esenzione dal visto d'ingresso per Taiwan I cittadini di Taiwan non avranno più bisogno di ottenere un visto d'ingresso per entrare nell'Unione europea, secondo una proposta che sarà votata dal Parlamento giovedì. I cittadini europei possono già entrare in Taiwan senza un visto, con l'eccezione di ciprioti, bulgari e rumeni. Tuttavia, le autorità taiwanesi hanno preso l'impegno di esentare anche tali paesi dagli obblighi di visto entro quest'anno.
Crisi nel settore dell'allevamento I deputati hanno chiesto alla Commissione europea cosa intende fare per sostenere il settore dell'allevamento nell'Unione europea, oggi in crisi a causa degli elevati prezzi dei mangimi, in particolare dei cereali.
EDITORIALE
A Tripoli i prossimi 29-30 Novembre sotto la Presidenza Belga e del Malawi si svolgerà la terza Conferenza UE-Africa. Questo incontro permetterà di fare il punto sugli sviluppi e sui problemi incontrati nell'attuazione della strategia UE-Africa e nel piano d'azione 2008-2010 adottato nel corso dell'ultimo incontro svoltosi a Lisbona a Dicembre dello scorso anno. Questa strategia, congiunta, costituisce un quadro ambizioso per le relazioni a lungo termine tra l'UE e l'Africa confermando cosi' la volontà di rinforzare le relazioni politiche tra le due parti ed affrontare insieme le sfide mondiali. Questa strategia si spinge quindi al di là dell'aiuto allo sviluppo "classico". Il piano d'azione illustra questa politica ed è composto da 8 tematiche di partenariato distinte: pace e sicurezza - governo democratico e diritti dell'uomo - commercio, integrazione regionale - obiettivi del millennio per lo svil uppo - energia - cambiamento climatico - migrazione, mobilità e impiego - scienza, società dell'informazione e dello spazio. In preparazione di quest'incontro, il Parlamento europeo e pan-africano si riuniranno per un pre-incontro parlamentare il 27 novembre a Tripoli. Quest'incontro dovrebbe permettere ai parlamentari di valutare la realizzazione della strategia del piano d'azione, coinvolgendoli in tutti gli stadi del processo e condurre all'adozione di una dichiarazione. Il Parlamento europeo dovrebbe adottare una risoluzione successiva all'incontro da approvare in sessione plenaria.
Antonio Panzeri
I DIRITTI, PER UNA IDEA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA CRESCITA
promossa da “Democrazia Esigente”, che si terrà il prossimo sabato 20 novembre, dalle 10.30, presso il palazzo delle Stelline di C.so Magenta 61 in Milano.
Parteciperanno personalità del PD, del Parlamento italiano ed europeo, numerosi studiosi, esponenti del mondo associativo e di movimenti tra cui Stefano Rodotà, Barbara Pollastrini, Guglielmo Epifani, Marina Calloni, Elena Cattaneo, Mauro Ceruti, Carmen Leccardi, Filippo Taddei, Ivana Bartoletti, Francesco Giordano, Paolo Corsini, Roberto Zaccaria, Giorgio Marinucci, e molti altri.
Il dibattito sarà concluso da
Pierluigi BERSANI.
Siete tutti invitati a partecipare.
Un cordiale saluto,
Maurizio Martina
Segretario regionale PD lombardo
Roberto Rampi
Responsabile regionale Organizzazione PD lombardo
giovedì 4 novembre 2010
Buono Sociale per le FAMIGLIE NUMEROSE
Il Comune di Uboldo ha disciplinato con proprio regolamento l’erogazione del buono sociale per le famiglie numerose.
Sono destinatari del Buono Sociale i nuclei familiari che, alla data di apertura del bando, risultino essere in possesso dei seguenti requisiti:
· Residenza nel comune di presentazione della domanda;
· Avere 4 o più figli, di cui almeno uno a carico fiscale;
· ISEE familiare non superiore a € 25.000.
Il “Buono sociale per le famiglie numerose” è un contributo una tantum alla famiglia del valore massimo di € 500,00, a titolo di rimborso delle spese sostenute dalla famiglia per il pagamento di:
· Servizi pre-scolastici: rette asilo nido e buoni mensa;
· Servizi scolastici: rette e buoni mensa Scuola dell’Infanzia, buoni mensa scuole;
· Servizi di pre-post scuola;
· Servizi di trasporto;
· Partecipazione a gite scolastiche;
· Partecipazioni a CRD estivi.
I predetti interventi devono essere stati usufruiti nei 12 mesi precedenti il giorno di apertura del presente bando.
Le spese sostenute dovranno essere comprovate attraverso presentazione di documentazione contabile.
Le domande devono essere presentate dal 3 novembre al 2 dicembre 2010 presso l’Ufficio Servizi Sociali negli orari di apertura al pubblico.
LA MODULISTICA PER I BUONI SOCIALI E’ DISPONIBILE PRESSO L’UFFICIO SERVIZI SOCIALI.
Uboldo, 28 ottobre 2010
IL RESPONSABILE
DELL’AREA SOCIO EDUCATIVA
Assistente Sociale
Rizzo Maria
tratto dal sito istituzionale del Comune: http://www.comune.uboldo.va.it
ITALIA NEL BORDELLO, SALVIAMOLA
MARANTELLI E LA “TATTICA” DELLA LEGA
“PADRUN CUMANDA, CAVAL EL TROTA”
Marantelli: subito un governo di transizione al posto di Berlusconi
Proprio ieri, in una intervista a "Il Giornale", il ministro alla Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini sosteneva che sul Governo si butta solo fango, in quanto sta lavorando bene.
Vincenzo Coronetti – tratto da: La Prealpina del 2 novembre 2010
“PADRUN CUMANDA, CAVAL EL TROTA”
Marantelli: subito un governo di transizione al posto di Berlusconi
Daniele Marantelli, deputato varesino del Pd, siamo al bunga bunga.Qual è il suo commento?
«La commissione Bilancio della Camera sta per prendere in esame la legge di bilancio. Mi chiedo ... ».
«La commissione Bilancio della Camera sta per prendere in esame la legge di bilancio. Mi chiedo ... ».
Scusi, che cosa c'entra la commissione Bilancio col bunga bunga?
«Mi lasci continuare. Mi chiedo se in questa legge è prevista la diminuzione della tasse: no. Se è contenuta l'abolizione dell'Irap: no. Se si parla della modifica del patto di stabilità, che sta mettendo in ginocchio i Comuni virtuosi: no. Se si inseriscono risorse per rilanciare l'occupazione, per dare impulso alla scuola, all'università, alla ricerca: no. Però è programmato un taglio di due miliardi di euro alle infrastrutture. Per rispondere alla sua domanda: tutto questo, al netto delle ossessioni del premier sulla giustizia e sugli impulsi sessual-goderecci, è la fotografia della realtà italiana. Un Paese che appare allo sbando».
Dunque?
«Dunque è una realtà scandita in modo impietoso dai dati. Mi colpisce che il debito pubblico abbia sfondato i 1843 miliardi di euro, cioè il 118 per cento del Pil. Mi colpisce che la disoccupazione sia in costante crescita e quella giovanile sia superiore al 25 per cento. Intanto, nonostante le tante chiacchiere e i molti proclami, la spesa corrente statale, con buona pace di Brunetta, è schizzata in alto a discapito della spesa corrente degli enti locali. E persino l'inflazione comincia a rialzare la testa. Mi pare davvero sconcertante che invece ... ».
Che invece?
«Ci si perda dietro a vicende come quelle del bunga bunga. Vede, credo sia normale che le persone perbene si sentano tradite. Non sono un bacchettone, però non posso esimermi dal ricordare che da un anno stiamo discutendo delle Noemi, delle D'Addario e, adesso, di questa Ruby. Se tutti gli uomini italiani si comportassero come Berlusconi, la nazione si trasformerebbe nel più grande bordello del mondo».
Onorevole, non le sembra di esagerare?
«Mi sembra piuttosto che, in un simile bailamme, il capo del Governo non abbia la necessaria serenità per tenere testa ai veri problemi».
Proprio ieri, in una intervista a "Il Giornale", il ministro alla Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini sosteneva che sul Governo si butta solo fango, in quanto sta lavorando bene.
«La Gelmini è una lombarda, pragmatica come il sottoscritto. Se ritiene che i dati a cui accennavo sono sbagliati, li smentisca. Poi posso anche credere che Berlusconi non mollerà tanto facilmente la presa, ma io, che non ho di solito un approccio ideologico alle questioni, faccio cantare i dati. E al ministro Gelmini ricordo che, proprio nel suo settore, e non solo, il Governo ha tagliato le risorse del 10 per cento in modo orizzontale. Angela Merkel, per contro, nella manovra economica ha inserito 12 miliardi a favore della ricerca. Questa è la differenza di fondo tra noi e la Germania».
Persino Zucchero, il cantante, ritiene che certe questioni private non siano il male assoluto e che a Berlusconi non esista alternativa. Zucchero è di sinistra.
«Per carità, è un artista molto bravo, che apprezzo. Dico però che quando persino la Chiesa, dopo lunghi e imbarazzati silenzi, esce allo scoperto con severi giudizi, significa che diventa difficile distinguere tra la vita privata, che in teoria dovrebbe essere una sfera intoccabile, dalla funzione pubblica. Quando violi l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, quando racconti spudorate menzogne a un funzionario della questura di Milano (Ruby nipote di Mubarak, ndr), bè, rischi di esporre il Paese al ridicolo del mondo. Non è più un fatto privato, con buon pace di Zucchero».
La crisi mondiale non ha facilitato l'azione governativa. Lo riconosce anche lei, credo?
«Non c'è alcun dubbio, sarebbe meschino sostenere il contrario. Ma proprio per questa ragione, ritengo che chi sta alla guida del Paese dovrebbe fare leva sulle risorse migliori, sulla cultura del lavoro, sulla propensione all'innovazione e al risparmio. Abbiamo resistito alla crisi perché siamo ricchi di queste risorse, che non guardano ai modelli imperanti, né ai
Corona, né ai Mora e, peggio, alle Noemi e alle Ruby. Poi, scusi, non è un caso che Emma Marcegaglia abbia lanciato il grido d'allarme degli industriali a pochi mesi da dichiarazioni di segno opposto per quanto riguarda il governo: qualcosa di profondo è cambiato. Qualcosa che ora preoccupa».
Corona, né ai Mora e, peggio, alle Noemi e alle Ruby. Poi, scusi, non è un caso che Emma Marcegaglia abbia lanciato il grido d'allarme degli industriali a pochi mesi da dichiarazioni di segno opposto per quanto riguarda il governo: qualcosa di profondo è cambiato. Qualcosa che ora preoccupa».
Come dovrebbe comportarsi la Lega Nord, in questa situazione?
«Bella domanda, perché apre il capitolo delle responsabilità, che non sono solo di Berlusconi. Mi risponda Bossi e, assieme a lui anche Fini: quali azioni concrete hanno compiuto sul lodo Alfano, sul legittimo impedimento, sulla cricca della Protezione civile, su Cosentino legato al clan dei casalesi? Hanno sostenuto ogni volta Berlusconi».
Se non mediassero, cadrebbe il Governo. E' scontato.
«Sarebbe il minore dei mali».
Al voto anticipato non volete andare nemmeno voi democratici.
«Infatti, non diciamo di aprire le urne adesso. Ci battiamo per un governo di transizione, che si occupi di alcuni argomenti precisi prima di votare, esattamente ciò che abbiamo sostenuto nella recente assemblea nazionale del Pd a Busto Arsizio. E cioè, servono subito misure chiare riguardo al fisco e a sostegno dell'economia; servono una nuova legge elettorale e un provvedimento serio per quanto riguarda il federalismo. Provvedimenti che ci riallineino all'Europa. Ma mi lasci aprire una parentesi».
Marantelli, ci mancherebbe.
«Trovo sconcertante l'assenza dei vertici governativi a Shangai, dove è stato passato il testimone a Milano per quanto riguarda l'Expo. Mi sembra una defezione grave quanto significativa e persino inaccettabile».
E allora, quali sono e quali saranno gli influssi di tale, complessiva situazione a livello locale?
«Diciamo subito che la frattura del Pdl ha avuto effetti devastanti anche nel Varesotto, benché si tenda a minimizzarli. Tensioni esplose persino nella Lega Nord, come tutti sanno. E non per una cifra caratteriale dei suoi dirigenti, bensì per il disagio di un elettorato che comincia a porsi seri dubbi. Gli elettori di Pdl e Carroccio sono per la stragrande maggioranza persone oneste, che assistono impotenti allo sfascio, non solo operativo ma anche etico».
La Lega Nord insiste per andare sola alle amministrative.
«Devo constatare che anche alle amministrative, la Lega ha sempre contraddetto alla radice i principi federalisti, nel senso che la spartizione delle candidature è sempre avvenuta sul tavolo di Arcore, presenti solo i vertici, a prescindere dalla realtà locale. Penso però che la minacciata corsa solitaria alle urne sia in qualche modo calcolo tattico per tacitare i malumori della base. Alla fine prevarranno altre logiche, soprattutto una: padrun cumanda, caval el trota. E tutti zitti».
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