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lunedì 28 febbraio 2011

Bocciato il decreto Calderoli

Bocciato il decreto Calderoli:
Questo  non è FEDERALISMO

I COMUNI SARANNO Più DEBOLI E DOVRANNO AUMENTARE TASSE TARIFFE
A PAGARE SANNO LAVORATORI E PENSIONATI
IMPRESE E COMMERCIANTI
La soluzione sugli affitti NON AIUTA le famiglie e avvantaggia i redditi elevati
RIDUCE L’AUTONOMIA COMUNALE e
DERESPONSABILIZZA GLI AMMINISTRATORI
Nega  il principio: “vedo, pago, voto”

Il PD chiede
una vera riforma federalista

PARTITO DEMOCRATICO – Federazione di Varese

Berlusconi e il berlusconismo


Una riflessione sui mutamenti culturali rappresentati
o provocati dal «cavaliere» nella società italiana
Il governo del paese sta vivendo un momento delicato e con esso l’Italia intera.
La fuoriuscita dal Pdl della componente finiana ha messo a rischio la tenuta della maggioranza, che ha superato per tre voti – ottenuti con sistemi discutibili - lo scoglio del voto di fiducia dello scorso 14 dicembre, ma non è certo tranquilla di fronte alle prossime prove.
Vedremo nelle prossime settimane cosa accadrà; siamo comunque fiduciosi che la saggezza del presidente Napolitano lo porterà a fare le scelte che gli competono più adeguate all’interesse del paese.

Con Berlusconi non finirà il berlusconismo
Al di là dell’esito di questa vicenda – certo importantissima per il paese - quello che sembra indubbiamente avviarsi al tramonto è l’era berlusconiana, quel periodo iniziato con la «discesa in campo» annunciata in maniera del tutto inedita con una videocassetta recapitata a tutte le televisioni il 26 gennaio 1994 e che ha visto da allora l’imprenditore milanese occupare un ruolo di primo piano – anche quando politicamente sconfitto - nelle vicende del nostro paese.
Vorremmo con questa nostra riflessione - che abbiamo a lungo dibattuto in redazione e che vorremmo fosse letta e discussa con serenità da tutti i nostri lettori - valutare cosa resterà in questo paese dopo il ritiro, più o meno forzato, più o meno vicino, di Silvio Berlusconi dalla politica.
Non ci interessa discutere il Berlusconi uomo o il Berlusconi politico - su cui legittimamente ciascuno ha il proprio parere che esprime negli appuntamenti elettorali, gli ultimi tutti vinti dallo schieramento del premier – ma un modo di pensare e d’agire, una «cultura» (anche se non ci sembra il termine giusto), una visione della vita, una scala di valori che - incarnata da Berlusconi, ma al di là dello stesso - ha fortemente impregnato la nostra società. Compresi a volte ambienti che si sentono tutt’altro che berlusconiani. Ci permettiamo di entrare a piedi uniti in questa materia non perché ci sentiamo addosso l’arroganza del giudizio ma perché – da cristiani (altrimenti come?) - desideriamo valutare il berlusconismo come epifenomeno della nostra cultura italiana; il berlusconismo come questione non meramente o principalmente politica, ma come prodotto e produttore della nostra cultura nazionale.

Che cosa è il berlusconismo
Questa cultura è oggi largamente egemo-ne in Italia. È una miscela di ammirazione e di aspirazione rivolte al potere e alla visibilità che il successo dà; di richiesta di uomini forti, di leader, di personaggi che comandano, anche a scapito della democrazia; di apprezzamento per uno stile personale sicuro e disinvolto, insofferente a regole e norme, soprattutto morali; perennemente giovane e sano, che inevitabilmente occulta, perché vergognose o sconvenienti, la morte e le fragilità.
Questi valori di riferimento riflettono fedelmente la concezione culturale diffusa nella post-modernità, ove prevale un edonismo personale senza progetto e apertura sociale. Tale atteggiamento culturale, che è figlio dell’individualismo contemporaneo, travalica i confini nazionali, eppure in Italia si manifesta in forma spettacolare perché incarnato dall’uomo più potente. La particolarità della cifra socio-culturale berlusconiana è che ci sia qualcuno che personifichi questo modello sciolto e assoluto - letteralmente ab-solutus cioè sciolto, svincolato - e lo realizzi per tutti, anche per chi non ce la fa e sa benissimo che mai ce la farà. Ma intanto è un sogno percorribile. Sembra essere una dimensione che piace molto all’italiano, anche colto, acculturato e che occupa ruoli di responsabilità. È una cultura che trova radici negli anni ’80 (quelli della Milano da bere) e trova numerosi interpreti e comprimari (anche da parte di alcune aree del mondo cattolico). Magari capaci di «usare» Berlusconi per raggiungere precisi interessi. O incapaci di replicare, se all’opposizione, con un’altra idea di paese. Ha scritto recentemente sul Corriere della Sera Angelo Panebianco: «Ci sono due modi per fare opposizione a un governo. Il primo consiste nel contrapporre ai progetti governativi di modifica più o meno profonda dell’esistente, proposte diverse, che ovviamente si giudicano migliori, di modifica altrettanto o più profonda. Il secondo consiste nel difendere l’esistente. Quest’ultima è stata la scelta della sinistra in quasi tutti i campi di interesse collettivo. Ne è derivata una paurosa mancanza di idee nuove sul che fare... non essendo in grado di trovare risposte creative, la sinistra si è ridotta a giocare solo sulla difensiva ». Proviamo a fare un esame di cosa resterà, anche dopo Berlusconi. A che cosa ci ha abituato? Con che cosa dovremo fare i conti, dentro di noi?

Da dove viene il consenso
Nel berlusconismo il successo personale dipende dall’abilità e spregiudicatezza comunicativa e dalla capacità di farsi collettore dei processi identificativi individuali, benché non di progetti collettivi. Più volte, nel pieno degli scandali sessuali o della crisi politica, Berlusconi si è difeso, a modo suo con ragione, dicendo che gli italiani si identificano in lui, nonostante tutto, o forse proprio per tutto quello che gli succede e che combina. Il leader non raccoglie consensi per le idee che esprime e forse neanche per le promesse che elargisce, ma per lo stile che impersona e per il potere che esercita. Il consenso è una sua seconda pelle e deriva dalla sua immagine di vincente nella vita, nel mercato nello sport, con le donne... È una cultura in cui non si realizza né si cerca un progetto politico (salvo magari che c’è chi cerca di «cavalcarlo» per il proprio progetto) ma si celebra il sogno o gigantismo individualistico e la trasformazione del bene comune in desiderio o optional individuale.

L’insofferenza per la legalità, le regole e le istituzioni
In questa cultura ha ricevuto una mazzata considerevole il diritto-dovere di farsi giudicare. Diritto e dovere uguali per tutti, come la legge è uguale per tutti. L’insofferenza del premier ad accettare di farsi giudicare è arrivata al punto di paralizzare il Parlamento per anni nel farsi confezionare leggi salvacondotto ad personam di ogni genere, e di delegittimare in maniera pesantissima i giudici (regolarmente definiti «comunisti» e attori di un complotto ai suoi danni), ponendo un potere dello stato contro un altro. Si è insinuata in noi l’idea che i cittadini non sono davvero tutti uguali davanti alla legge, che non è obbligatorio rendere conto delle proprie azioni, che il furbo potente ha più possibilità di farla franca dell’onesto. Resta l’idea che l’evasione fiscale non è un reato vergognoso e una colpa sul piano etico, ma è un legittimo modo di difendersi dallo stato sanguisuga.
(Che cori di irrisione, anche a sinistra, quando Tommaso Padoa  Schioppa definì «bellissime» le tasse!). Resta l’idea che le regole sono «lacci e lacciuoli» che frenano i capaci, non garanzia di equità per tutti. Resta l’idea che la magistratura è un organo di potere del tutto inaffidabile e orientato politicamente. E che quindi -con logica zoppicante - va sottoposto al controllo della maggioranza di turno.

La confusione tra privato e pubblico
È una lezione fondamentale di ogni etica che un politico, specie un capo di governo, debba sempre saper distinguere il suo ruolo pubblico dalla sua posizione e dai suoi gusti privati, fino al sacrificio di predilezioni personali che possano offendere le situazioni di normale disagio o debolezza. Ci resta, invece, l’incapacità di distinguere i ruoli, come se fosse normale amministrare la cosa pubblica da casa propria e gestire le vicende private come fossero questioni di rilevanza pubblica. Ci resta un diffuso senso di antipolitica, che condanna tutto ciò che è istituzionale come vecchio e rappresenta tutto ciò che è nuovo come buono, compresa la scelta di promuovere personaggi appariscenti ma del tutto inadeguati a parlamentari o ministri. E questo nuovismo esasperato ha colpito a destra, al centro e a sinistra. Resta l’idea che la politica è una cosa leggera e casalinga, che tutti possono fare,senza necessità di formazione, di regole, di equilibri. Anzi, chiunque è meglio della casta dei politici di professione. Tutti, purché fedeli e di contorno all’immagine del leader- padrone che li ha inventati, fatti ricchi e potenti e quindi a lui devoti. Altrimenti, sono traditori. Diversi partiti potrebbero riflettersi in quest’immagine.

Il populismo come guida per le scelte politiche
Se è solo il consenso che guida le scelte, e non una razionale riflessione su obiettivi comuni,l’uso del sondaggio diventa la guida dell’agire politico. La conseguenza è che la politica si riduce a schiava degli umori e delle richieste momentanee, si trasforma in inseguitrice di desideri, sentimenti, mal di pancia contingenti. La funzione del politico è invece quella di guidare gli impulsi e di correggerne le pulsioni interessate ed egoistiche che contrastano la costruzione della res publica. Restala convinzione che non conviene rischiare disfidare l’impopolarità per far procedere ciò che è giusto, ma che occorre assecondare i desideri della gente per mantenere la popolarità.

La mancanza di senso dello Stato
In Italia e soprattutto all’estero abbiamo assistito allibiti a diversi episodi in cui l’imprenditore- capo del governo dà «consigli per gli acquisti» o intima di non fare pubblicità su alcuni giornali a lui avversi; consiglia alla ragazza che cerca lavoro di sposare un giovane ricco; racconta barzellette a chi sta ponendo problemi seri; fa le corna o i cucù negli appuntamenti internazionali; accusa la stampa perennemente di mistificare quanto lui afferma... L’eredità pesante che ci troviamo addosso da questa immagine a volte colta con un sorriso stupito è la diminuita capacità di comprendere la fondamentale distinzione tra i poteri dello stato, cardine della democrazia occidentale e la necessità di un sistema delicato di equilibri e contrappesi tra il ruolo legislativo, esecutivo e giudiziario. Sarebbe urgente ripristinare corpose ore di educazione civica nelle scuole.


Il rapporto con la televisione
Berlusconi è il creatore della televisione commerciale in Italia. Dalla fase pionieristica delle tv via cavo, oggi assistiamo a un rincorrersi delle televisioni a proporre identici programmi allo stesso pubblico, mentre gli utenti più attrezzati si ritraggono. Oggi, con pochissime eccezioni, le nostre serate sono piene di giochi a premi e ballerine, di proposte «culturali» centrate sul denaro e il successo guadagnati facilmente e senza merito, su un’immagine della donna degradata a oggetto di piacere, sulla spettacolarizzazione del dolore e sull’imbarbarimento di tutti nei confronti televisivi, ridotti a chi urla più forte. La tv è lo strumento principe della cultura dominante: è l’arte di solleticare la pancia degli italiani. La sollecita e la cavalca. Ciò che non va in tv, non esiste. Ciò che resta di valido, vada in seconda o terza serata.

Il rapporto con la religione
L’avvento di Berlusconi in politica e al governo in poco più di tre mesi, l’operazione «Mani pulite» dei giudici milanesi che ribaltarono l’assetto politico italiano, il crollo e la fine inevitabile della Democrazia Cristiana italiana come partito unico di riferimento dei cattolici italiani e della Chiesa hanno prodotto la diaspora dei cattolici in politica, tanto è vero che oggi i cattolici sono parte di più o meno significativi partiti o schieramenti politici di destra e di sinistra.
Il che significa che tutti i partiti sono titolati a rappresentare i cosiddetti valori cattolici, fatta salva la difficoltà di saper nominare questi valori cattolici «non negoziabili»: vita, famiglia, educazione... Ma con il berlusconismo si assiste a uno stravolgimento del rapporto fede-politica. Mentre il cattolico dovrebbe mostrare per intero la propria appartenenza religiosa-etica nella sua testimonianza personale ed essere più indulgente verso gli altri cittadini e cercare una mediazione nella costruzione della legge che deve salvaguardare un bene per tutti, si ha nel berlusconismo la richiesta di una legislazione esigente e dura per la città di tutti (sullo stato terminale della vita e sull’accanimento terapeutico, sulle relazioni familiari, sulla prostituzione, sul consumo di coca...) e una pretesa di indulgenza verso se stessi e la propria «libertà personale». Le scelte di vita non sembrano per nulla interrogare il nostro rapporto con la religione. Da qualche tempo, diciamo pure almeno da un anno e mezzo, anche la Chiesa ha intuito una certa distonia e uso strumentale della religione; cioè la Chiesa ha capito di essere stata «usata» per altri scopi non poi così nobili: i cosiddetti voti del cielo. Si sta da più parti registrando un certo fastidio in casa cattolica: lo registra la Caritas italiana, lo registra Fami-glia Cristiana che non le ha mai mandate a dire a tutti i governi. Anche un bollettino parrocchiale come il nostro non si vergogna di dire che a volte la Chiesa - certa Chiesa - è andata a braccetto con qualche potente di turno e qualche compromesso l’ha desiderato e ottenuto.
Non è uno scandalo dirlo. Così come è significativo dire che la Chiesa sta parlando con rinnovata libertà.

Come uscirne?
Da un mutamento culturale non si esce con scorciatoie. Se i pozzi sono avvelenati, occorre cambiare l’acqua nei pozzi. Non sarà una nuova legge elettorale (auspicabile) che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari ed elimini l’enorme premio di maggioranza a chi ha solo un voto più degli altri, a correggere l’immenso carico di antipolitica che ci pervade.
Occorre tornare alla «buona politica», alla politica disinteressata dei destini personali, povera di privilegi e ricca di proposte, che premi gli uomini e le donne migliori del paese e rottami caste, correnti, camarille e cricche. Occorre che uomini e donne nuovi dichiarino il loro amore per la nostra nazione. E si spendano nel dimostrarlo.

La redazione di Longuelo Comunità

( L’articolo è a firma di  don Massimo Maffioletti, parroco della Comunità e già caporedattore del quotidiano di Bergamo “L’Eco di Bergamo” )

1. NASCOSTA DAL POLVERONE MEDIATICO, ENTRA NEL VIVO LA STRATEGIA DI BERLUSCONI PER SFUGGIRE ALLA GIUSTIZIA E RESTARE IN SELLA. OGGI PRIMO PROCESSO. MERCOLEDI’ PRESCRIZIONE VELOCE.

La nota del mattino
28 febbraio 2011

Coperto dal polverone mediatico che ogni giorno il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, solleva su un tema o su un altro, pur di far dimenticare agli italiani quali sono i guai che più lo preoccupano, questa settimana entra nel vivo lo scontro vero sul tema della giustizia.
Oggi comincia a Milano il primo dei quattro processi che vedono imputato Silvio Berlusconi per diversi reati. Oggi è la volta del processo Mediaset, dove il presidente del Consiglio è accusato di frode fiscale. Quella davanti al presidente Edoardo D`Avossa sarà, tuttavia, un`udienza tecnica in cui la difesa punterà i piedi sulle date: «Vedremo. Noi offriamo ai giudici la possibilità di arrivare a un calendario condiviso, e dunque compatibile con gli altri dibattimenti perché non si è mai visto un imputato che ha 4 processi contemporaneamente», ha spiegato a Il Corriere della Sera l`avvocato senatore Piero Longo (Pdl).
Ma la partita delle date è solo la prima mossa. Se dovesse andar male, scatterà la seconda. Domani riunione della consulta della Giustizia del Pdl. Tra mercoledì e giovedì il Pdl potrebbe incaricare uno dei suoi senatori (tra gli altri, Roberto Centaro, Giuseppe Valentino, Domenico Benedetti Valentini) di presentare il ddl per la «rimodulazione dei tempi di prescrizione» che modifica l`articolo 157 del Codice penale. Un colpo di bisturi per premiare gli incensurati (si arriva all`estinzione del reato più celermente) e magari, contestualmente, allungare i tempi per i già giudicati. Obiettivo, far votare questa leggina apparentemente innocua, ma ritagliata con il bisturi attorno alla figura di Berlusconi, prima di Pasqua, tagliando così di un quarto i tempi della prescrizione dei reati già sfoltiti nel 2005 con la «Cirielli».
Oltre che il processo Ruby, dove sono in gioco concussione e prostituzione minorile, Berlusconi teme uno scivolone giudiziario sui temi della corruzione (Mills) e della frode fiscale, perché l’immagine che ne deriverebbe di fronte al paese infrangerebbe la costruzione mediatica del presidente buono, che lavora per il bene di tutti e qualche volta ha bisogno di divertirsi un po’.

2. BERLUSCONI SMONTA LA SCUOLA PUBBLICA, ATTACCA I GAY E PUNTA A DUE OBIETTIVI: RICOMPATTARE LA DESTRA E BLANDIRE LA CHIESA.

La nota del mattino
28 febbraio 2011

La strategia di Berlusconi oggi è rappresentata da un’offensiva a tridente. Da un lato lavora sulla giustizia, per evitare i giudici; dall’altro rinnova le più semplici e ritrite parole d’ordine della destra per fidelizzare (gli esperti di vendita dicono così) i propri clienti-elettori; dall’altra ancora lancia offerte di scambio interessato (soldi, prebende, sostegno) ai palazzi del potere.
L’attacco alla scuola pubblica rientra in questi due ultimi obiettivi. Dire che i professori sono ideologizzati e non insegnano ciò che dovrebbero è un’offesa clamorosa allo sforzo degli insegnati, costretti a far funzionare e vivere la scuola con risorse tagliate ogni anno di più dal governo di destra. Ma significa anche dire alla Lega che potrà cambiare le lezioni di
storia per insegnare che la Padania è una nazione. Significa dire ai più abbienti che i loro figli potranno studiare nelle migliori scuole private e che i figli del portiere, dell’artigiano o dell’operaio non avranno la possibilità di essere concorrenti agguerriti. Significa dire agli lettori più di destra che la libertà di pensiero, che si insegna nella scuola, non sarà un fenomeno di massa.
Non solo. Significa dire alle gerarchie ecclesiastiche che le strutture scolastiche gestite dai religiosi saranno privilegiate e sostenute. Dopo la salvaguardia delle scuole, degli ospedali e degli alberghi gestiti dai religiosi dalla prossima tassa locale Imu prevista nel decreto di attuazione del federalismo (che invece per artigiani e commercianti si tradurrà in una patrimoniale secca e pesante) e dopo l’assoluto appiattimento sulle posizioni più oltranziste che riguardano i temi etici, è arrivata la proposta sulla scuola.
Quale sia lo scambio è chiaro: la Chiesa di Roma fa finta di non vendere lo scandalo di un uomo pubblico che frequenta e paga minorenni e in cambio ottiene sostegno e favori. Di questa strategia ha fatto parte una lunga intervista al cardinal Bagnasco, presidente della Cei, da parte de Il Giornale (proprietà della famiglia Berlusconi). E ci sono già alcuni chiari riscontri.
La Stampa: “Alla Chiesa interessa ciò che un governante fa per il bene comune. Sul piano della condotta individuale indirizziamo a Berlusconi le stesse raccomandazioni rivolte a chiunque altro. Sui comportamenti personali il giudizio spetta solo a Dio». Il vescovo ciellino di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri, esponente di primo piano della Cei e presidente della fondazione per il Magistero sociale della Chiesa, interrompe i preparativi perla visita del Papa nella sua diocesi e benedice il «clima costruttivo» tra le due sponde del Tevere: «Ci sono le condizioni per orientare cattolicamente la restante parte della legislatura verso i principi non negoziabili: vita, famiglia, libertà di istruzione». Il no del premier alle adozioni dei single e alle unioni gay (in contemporanea all`esortazione alla pacificazione tra i poteri contenuta nell`intervista del cardinale Bagnasco al «Giornale» della famiglia Berlusconi) sono «segnali positivi di disponibilità alla cooperazione per l`interesse generale dell`Italia».

3. L’ITALIA DEMOCRATICA SI MOBILITA PER LA SCUOLA. IN GIOCO LIBERTA’ DI PENSIERO E PARITA’ DI CONDIZIONI. MARTEDI’ PROTESTA DAVANTI PALAZZO CHIGI.

La nota del mattino
28 febbraio 2011


La posta è troppo grande per lasciarla nelle mani di un governo di destra. La scuola è il centro motore della libertà di pensiero, della formazione e della possibilità di dare a tutti i giovani condizioni di partenza simili. Il Partito democratico ha guidano ieri la sollevazione del paese contro l’affondo della destra. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha parlato di «uno schiaffo inaccettabile a chi lavora in condizioni rese dal governo sempre più difficili: la scuola pubblica è nel cuore degli italiani». «Se Maria Stella Gelmini fosse un vero ministro, invece che arrampicarsi sui vetri per difendere Berlusconi, dovrebbe dimettersi».
Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd e che ieri ha contribuito a lanciare la mobilitazione attorno a questo tema: “Berlusconi punta a distruggere il luogo dove si formano le coscienze, dove le menti imparano a ragionare liberamente e si sviluppa lo spirito critico. Ecco perché infanga gli insegnanti e taglia risorse e personale alle scuole dello Stato, dirottando soldi verso istituti elitari. E’ un regime autoritario che, anziché prendere il potere con le armi, lo afferra occupando le istituzioni. Difendere la scuola pubblica, il valore delle donne, la legalità, l`informazione libera e la Costituzione, è in realtà la medesima battaglia. E il diritto di "ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e di dignità", come disse Calamandrei”.
Rosy Bindi: “«Chi conclude gli incontri politici inneggiando alle sue indicibili abitudini notturne non è degno di pronunciare la parola famiglia ed è indifferente alla cultura».
Il tema scuola ha scosso tutte le opposizioni. Pier Ferdinando Casini: «Attacca la scuola pubblica dove alcuni genitori sono costretti a pagare la carta igienica per i figli. Perché non ci spiega come risolvere i problemi degli italiani?» Nichi Vendola, leader di Sei: Berlusconi attacca la scuola pubblica perché «anche grazie alla debolezza dell`istruzione ha potuto godere di 15 anni di egemonia culturale». Il vicepresidente di Fli Italo Bocchino ha avvertito: «Il vero centrodestra, quello di Fini, sta dalla parte della scuola pubblica». Tranchant l`affondo di Italia Futura, associazione di Luca Cordero di Montezemolo: «Lo spettacolo di un capo di governo che attacca sul terreno morale gli insegnanti della scuola pubblica è l`ennesima, imbarazzante novità che l`Italia offre al mondo».
Martedì Sit in di protesta del Pd di fronte a palazzo Chigi.

4. TORINO. PRIMARIE BOOM. VINCE FASSINO. AMMINISTRATIVE PROVA DEL FUOCO PER LA RIVINCITA DEL CENTROSINISTRA.

La nota del mattino
28 febbraio 2011

L’affluenza record e la vittoria di Fassino alle primarie di Torino sono un buon viatico per le amministrative che saranno il vero banco di prova per la rivincita del centrosinistra, i cui risultati andranno paragonati a quelli delle politiche del 2008, delle europee e delle regionali. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “A Torino c’è stata una straordinaria giornata di partecipazione politica. Ne vengono un segnale per tutto il paese e un grande incoraggiamento per noi. Voglio ringraziare il Pd di Torino, tutti i cittadini che hanno partecipato alle primarie e i candidati che hanno dato luogo a un confronto vero e appassionato. Attorno a Piero Fassino, che ha ottenuto un risultato di straordinaria ampiezza, si raccoglieranno ora tutte le forze del Pd e del centrosinistra in vista della sfida elettorale per il comune di Torino, una sfida che vinceremo”
Piero Fassino. La Stampa. «.. le primarie funzionano. Forse c`è qualcosa da cambiare, ma è certo che permettono di ricostruire un rapporto tra la politica e i cittadini. E questa è una risposta a chi nel mio partito, in queste settimane, le ha messe in discussione». «….hanno votato quasi 53 mila torinesi. Un numero impressionante in rapporto alla popolazione, un numero unico in Italia….tutti i candidati hanno saputo mobilitare gli elettori del centrosinistra. E devo dire che c`è un ideale legame tra queste primarie e la manifestazione delle donne del 13 febbraio. Si tratta di due scosse positive in una situazione di crisi della politica italiana che non riesce a sbloccarsi» «Il risultato di Torino è la dimostrazione che quando i cittadini vengono chiamati a decidere davvero, ci sono. La partecipazione popolare di ieri rafforza Bersani come leader del Pd».«…. Io ho fatto una scelta: mettere in gioco la mia esperienza nella convinzione che in un`Italia che va verso un assetto sempre più federale si possa far politica non solo da Roma ma anche da punti nevralgici del paese come Torino. … A Milano governa la Moratti. A Roma c`è Alemanno. Alla guida di Piemonte e Veneto ci sono Cota e Zaia. Tre ex ministri e un capogruppo alla Camera. E` ora che anche il centrosinistra si renda conto di quanto sia importante lanciare la sfida nei territori. E’ stato giusto farlo a Torino…Il ruolo e il peso della città in caso di vittoria alle comunali saranno almeno identici a quelli già importanti raggiunti con Chiamparino. E da qui si potrà lanciare una sfida politica alla Lega Nord».

5. LIBIA. LA GUERRA CIVILE, L’INTERVENTO DELL’ONU, I BENI CONGELATI. IL MEDITERRANEO NEL FUTURO DELL’EUROPA.

La nota del mattino
28 febbraio 2011


Mentre in Libia infuria la guerra civile, il mondo si prepara a gestire i grandi cambiamenti in tutto il Nord Africa e, forse, anche in buona parte del Medio Oriente. Si fanno i conti con
i problemi di approvvigionamento energetico, si fanno i calcoli dell’export e dell’import da quelle aree e, in particolare per l’Italia, si stanno facendo i conti con il significato concreto di un eventuale congelamento delle partecipazioni libiche in aziende straniere: da noi questo significa partecipazioni libiche di rilievo in Unicredito o Finmeccanica.
Su La Stampa Bill Emmott ha allungato oggi ancora di più lo sguardo ed ha posto un problema geopolitico: così come ha allargato i propri confini ad ovest (e sembrava impossibile che si potesse anche pensare fino a qualche anno fa), l’Europa ora si dovrà porre il problema di allargare in qualche modo i confini ( o quantomeno la sua influenza politica, economica e militare) anche al Mediterraneo e alle sue sponde.

6. I PREZZI ALIMENTARI E DELLE MATERIE PRIME IN CORSA. ECCO L’INCOGNITA CHE CI ASPETTA.

La nota del mattino
28 febbraio 2011

L’inflazione che fa paura non dipende solo dal petrolio, o da ciò che sta accadendo oggi in Nord Africa, ma ha cause molteplici sia dal punto di vista delle ragioni tecniche sia dal punto di vista territoriale. Marcello de Cecco, noto economista italiano, ha tracciato oggi su La Repubblica un breve affresco. “L’origine dei rincari nei prezzi agricoli al quale da un anno assistiamo si deve a un misto di scarsità dovuta in specie a fattori climatici, e di speculazione da parte di istituzioni finanziarie che, prive di guadagni alternativi per via della crisi delle economie sviluppate, si sono buttate su materie prime e prodotti agricoli. In Cina infuria una siccità epocale. Lo stesso accade in Argentina. In Russia tutti ricordano i roghi di campi di grano causati la scorsa estate dalla ondata di calore africano che la investì. Tutto questo si scarica sui prezzi. Negli Usa e in Europa gli speculatori lo sanno e si precipitano a scommettere su ulteriori rincari delle materie prime….le due cause dei rincari si alimentano a vicenda. I prezzi dei prodotti agricoli sono anche rafforzati dalla domanda nei due principali paesi asiatici, la cui popolazione congiunta sfiora tre miliardi di persone. L`agricoltura indiana è in condizioni precarie, afflitta da una bassa produttività storica. Fu disegnata, dai pianificatori indiani, per mantenere la gran parte della popolazione sulla terra e non per massimizzare la produzione. Per cambiare rotta a questo mastodonte ci vorranno molti anni e molti soldi. Il caso cinese, invece è dovuto al cambiamento climatico, che ha visto in pratica l`esaurirsi dell`acqua nel sud del paese e anche al cambiamento di dieta che si sta verificando, verso cibi occidentali non prodotti a sufficienza in Cina. Ma gli aumenti non riguardano solo i prodotti agricoli. Sui mercati mondiali il prezzo del petrolio, ad esempio, stava salendo da un anno, prima che i tumulti africani e mediorientali ne rafforzassero ulteriormente la corsa. Aumenti notevolissimi hanno registrato minerale di ferro, cotone, lana e tutti i tipi di oli vegetali. In breve, le quotazioni della gran parte di questi prodotti sono tornate ora assai vicine ai livelli che raggiunsero nel 2008, prima che si abbattesse sull`economia mondiale la grande crisi.

giovedì 17 febbraio 2011

FRATELLI D'ITALIA Forum regionale su immigrazione e lavoro

FRATELLI D'ITALIA
Forum regionale su immigrazione e lavoro

E' importante sensibilizzare il proprio territorio alla partecipazione in un momento di grande fatica per tutti i lavoratori mentre il Paese è attraversato da una seria crisi economica e sociale.
Tutti i componenti della società civile, italiani e immigrati, impegnati ed impiegati nelle aziende e nelle realtà lavorative, dall'agricola all'artigianale, dall'attività industriale a quella domestica, possono e devono prendere coscienza che solo INSIEME si può e si deve condurre una battaglia per la dignità sul lavoro.
Una dignità fatta di diritti e di doveri da rispettare e onorare da parte di tutti e di ciascuno, sapendo però che, innanzitutto, è partendo da una coscienza condivisa di cittadini che si costruisce benessere e sviluppo a partire dai luoghi di lavoro.
Luoghi di lavoro e ambienti domestici che sono i primi luoghi dell'integrazione.
Nell'anno della celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia siamo chiamati ad un salto di qualità nelle nostre relazioni: lo spirito di fratellanza che ha permesso agli italiani di costituirsi come popolo unito e libero ci chiede infatti oggi di essere in grado di condividerlo con i " nuovi italiani".
La grafica definitiva sarà pubblicata al più presto su www.pdlombardia.it.

Cordiali saluti,

Ornella Bergadano
Responsabile regionale Forum Immigrazione PD lombardo

IL PROGRAMMA:

Introduce e modera:  Giovanna Benini, Responsabile Forum immigrazione provinciale PD Brescia

Saluti:

Maurizio Martina, Segretario regionale PD
Pietro Bisinella, Segretario provinciale PD

Interverranno:

Ornella Bergadano, Responsabile Forum immigrazione regionale PD
Franco Valenti, Presidente Fondazione Piccini per i Diritti Umani
Lidia Keklikian, Esperta in politiche femminili migratorie
Roberto Lazzari, Presidente Confederazione Nazionale Artigianato
Otto Bitjoka, Presidente Fondazione Ethnoland
Gianantonio Girelli, Consigliere regionale PD

Buone pratiche:
contributi ed esperienze dalle Associazioni e dai territori lombardi

Conclude:

on. LIVIA TURCO
Presidente Forum Immigrazione PD nazionale

Il Convegno si terrà, con il patrocinio del Forum nazionale immigrazione e del Gruppo consiliare regionale del PD.

“Women at work...in Progress”

dalla Federazione di Varese.

Carissime e Carissimi,

innanzitutto desidero ringraziarvi per aver contribuito con il vostro impegno e con la vostra passione alla riuscita della manifestazione “SE NON ORA QUANDO” di Varese.
Domenica 13 febbraio in piazza Monte Grappa c'erano oltre 2500 persone; tantissime donne e tanti uomini non rassegnati, non rinunciatari, ma consapevoli della propria forza, della propria dignità e dei propri diritti e soprattutto desiderosi di voltare pagina anche nella nostra provincia.
Le manifestazioni in tutta Italia e anche all'estero, persino a Maputo in Mozambico, testimoniano una domanda di maggiore attenzione da parte della politica nei confronti delle donne e delle loro richieste.
E' anche in considerazione di questa “domanda” che sabato 5 marzo la Conferenza Provinciale delle Donne organizza al Collegio De Filippi un convegno sul lavoro femminile dal titolo “Women at work...in Progress”, al quale interverranno l'On. Patrizia Toia e la Senatrice Fiorenza Bassoli.
Qui allegato (*) trovate il programma del convegno e la scheda di partecipazione agli workshop del pomeriggio, ai quali è possibile iscriversi anche se non si partecipa alla prima parte del convegno.
E', inoltre, possibile fermarsi per il pranzo (costo €.15) previa prenotazione in Federazione entro il 28 febbraio.
...
Un caro saluto

Laura Prati
Presidente Provinciale PD

(*) Chi volesse il volantino e/o la scheda di iscrizione, può richiederlo anche a pduboldo@tiscali.it

lunedì 7 febbraio 2011

Se non ora, quando?

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che - va ricordato nel
150esimo dellunità dItalia - hanno costruito la nazione democratica.

Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.

Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.

Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e limmagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.

Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.

Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.

Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.

Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
SE NON ORA QUANDO? Mobilitiamoci anche a Varese per ridare dignità all’Italia
Domenica 13 febbraio 2011
in Piazza M.te Grappa
dalle ore 10,30 alle ore 12,30

Con un simbolo da condividere
:
una sciarpa bianca del lutto per lo stato in cui versa il paese

Uno slogan: Un’altra storia italiana è possibile
E’ possibile inviare messaggi di sostegno e adesione che verranno letti durante la manifestazione
Per adesioni e informazioni l’indirizzo è: manifestazione13febbraiovarese@gmail.com