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domenica 27 marzo 2011

UN MILIARDO PER SFERZARE L'ECONOMIA - PACCHETTO ANTICRISI DALLA LOMBARDIA


Milano3 marzo 2011 

Vale 1 miliardo la "sferzata" della Regione all'economia lombarda. A tanto ammontano le risorse che la Regione ha stabilito di mettere in campo per il pacchetto delle nuove 12 misure anticrisi destinate a sostenere i segnali di ripresa e aiutare a superare le fragilità ancora presenti.

«Si tratta - ha spiegato il presidente Roberto Formigoni - di un complesso di misure che hanno ottenuto un generale apprezzamento nel confronto con imprenditori e parti sociali, al Tavolo del Patto per lo sviluppo dello scorso 18 febbraio, che riguardano le imprese, il credito, la competitività, il commercio, il turismo, la ricerca, l'agricoltura». Le 12 misure e i rispettivi stanziamenti regionali sono stati presentati dallo stesso Formigoni. «Il miliardo messo in campo dalla Regione - ha aggiunto Formigoni - sarà in grado di generare nei prossimi anni investimenti per 6 miliardi: 2 miliardi prodotti dal sostegno al credito; 1,5 miliardi di investimenti attivati (in 5-7 anni) dal Progetto banda ultra larga; 2,5 miliardi innescati dal Piano per una Lombardia sostenibile 2010».

Nove delle misure messe a punto sono provvedimenti che implicano finanziamenti diretti.
Il miliardo di stanziamenti (per la precisione 990 milioni) è così suddiviso:

1 - RAFFORZAMENTO DELLE GARANZIE AL CREDITO, 20 milioni
2 - START-UP DI NUOVE IMPRESE, 60 milioni
3 - RETI DI IMPRESE (PROGETTO ERGON), 24 milioni  
4 - ATTRATTIVITÀ COMMERCIALE E TURISTICA, 91 milioni
5 - LAVORO E SOSTEGNO AI DISOCCUPATI, 215 milioni
6 - RICERCA (ACCORDO CON MIUR), 146 milioni
7 - GREEN ECONOMY/BANDA LARGA, 150 milioni  
8 - ADP COMPETITIVITÀ, 84 milioni
9 - AGRICOLTURA, ANTICIPO FONDI PAC, 200 milioni

Altre tre misure svolgono invece linee strategiche di politica regionale, sempre con ricadute positive sul sistema delle imprese. Riguardano:
10 - SEMPLIFICAZIONE (zero burocrazia)
11 - ACCOMPAGNAMENTO DELLE AZIENDE IN DIFFICOLTA' (Raid)
12 - ATTRATTIVITA' (Piani di sviluppo territoriale).

Ecco i 9 gruppi di interventi previsti dal nuovo pacchetto competitività, con i rispettivi stanziamenti e gli investimenti attesi.

1 - GARANZIE/ACCESSO AL CREDITO - Regione Lombardia rafforza la propria azione per limitare i potenziali effetti recessivi della restrizione del credito alle imprese, confermando il sostegno al sistema delle garanzie, che consente di moltiplicare i benefici delle risorse pubbliche impiegate. Si è scelto di consolidare gli operatori del sistema credito - Confidi di I e II livello - e di rafforzare e responsabilizzare Federfidi (risorse disponibili 20 milioni, in grado di produrre garanzie per 1 miliardo e quindi generare investimenti delle imprese fino a 2 miliardi).

2 - START UP - È un pacchetto per finanziare l'imprenditorialità e stimolare iniziative economiche, semplificando e strutturando i vari strumenti oggi attivi per accompagnare le nuove imprese lungo le fasi più critiche: la definizione del business plan, l'avvio dell'impresa e il suo consolidamento. Un programma che riserva particolare attenzione ai giovani, alle donne e ai soggetti svantaggiati, anche per contrastare la disoccupazione. Previste misure per 60 milioni.

3 - RETI D'IMPRESA - Le strategia dell'aggregazione di micro, piccole e medie imprese viene consolidata come modalità per stimolare l'innovazione, l'internazionalizzazione e la crescita dei volumi, con nuovi strumenti e vari bandi messi in campo per valorizzare le filiere di impresa, senza vincoli se non sulla qualità del progetto e sulla forma di aggregazione che va sancita giuridicamente. In particolare il programma ERGON, con un totale di 24 milioni, sostiene progetti di sviluppo basati sull'aggregazione fra imprese, enti di ricerca e associazioni. L'uscita dei nuovi bandi è prevista per maggio/giugno. Verrà anche rinnovato il bando Driade.

4 - ATTRATTIVITÀ COMMERCIALE E TURISTICA - Per valorizzare un brand territoriale da promuovere sui nuovi mercati, il sistema strutturato del commercio e i sistemi turistici saranno messi in rete, integrando la positiva esperienza dei distretti del commercio con l'avvio dei progetti di eccellenza del turismo in collaborazione col Ministero. Le principali azioni avviate riguardano i Distretti del Commercio (finora 146 Distretti, 525 Comuni, 41,3 milioni di risorse regionali e 188 milioni di investimenti generati); il "quarto bando" (ulteriori 30 Distretti, 100 Comuni, 14,4 milioni di contributo regionale, 40 milioni di investimenti); un Accordo di programma in via di definizione con il Ministero sui progetti di eccellenza del turismo (valore 8 milioni); sviluppo e promozione della rete degli ostelli (23 milioni); sviluppo dell'impiantistica sportiva anche in vista di Expo (5,5 milioni).

5 - OCCUPAZIONE, LAVORO E SVILUPPO - Lo strumento della Dote viene riposizionato mirando al risultato dell'inserimento o reinserimento lavorativo. Le priorità del 2011 a sostegno dell'occupazione, con risorse pari a 150 milioni, sono:
- la promozione dell'occupazione giovanile;
- lo sviluppo del capitale umano;
- l'inclusione lavorativa (ricollocazione di lavoratori espulsi o in fase di espulsione dal mercato del lavoro con particolare attenzione agli over 55, promozione  dell'inserimento lavorativo di persone con disabilità).
Altri 65 milioni sono lo stanziamento per le politiche per la casa e il sostegno affitti a disoccupati e cassintegrati.
Quanto agli ammortizzatori sociali in deroga Regione Lombardia ha sottoscritto il nuovo accordo il 25 febbraio, anticipando quello nazionale.

6 - RICERCA E INNOVAZIONE - L'Accordo di programma con il MIUR - per un totale di 146 milioni, di cui 61,65 di Regione Lombardia - è focalizzato sui settori strategici agroalimentare, aerospazio, edilizia sostenibile, automotive ed energia, fonti rinnovabili e distretti tecnologici delle biotecnologie, ICT e nuovi materiali. Verrà lanciato un bando per ogni annualità dell'Accordo (2011-2013), destinato ai partenariati di imprese e organismi di ricerca, garantendo continuità di risorse nel tempo a un'attività rischiosa come la ricerca.

7 - GREEN ECONOMY/BANDA LARGA - Migliorare l'efficienza energetica, incrementare l'uso delle fonti rinnovabili e sviluppare reti di telecomunicazioni si traduce in vantaggi per il risparmio dei consumi energetici, in riduzione delle emissioni inquinanti e in diversificazione strategica delle fonti di produzione energetica. Il 'Piano per una Lombardia Sostenibile (2010)' finora ha stanziato 494 milioni di euro di risorse regionali ( 76 milioni per lo sviluppo delle reti di telecomunicazioni), innescando investimenti per 2,5 miliardi. L'impegno per l'azzeramento del digital divide e lo sviluppo della Banda Ultra Larga a favore di cittadini e imprese, si concretizza in due progetti:
- un programma (150 milioni), in corso, per ridurre - praticamente azzerare - il digital divide in Lombardia, portando la copertura della banda larga al 100 per cento della popolazione, incluse le aree rurali del territorio;
- il progetto BUL (Banda Ultra Larga), che realizzerà una infrastruttura in fibra ottica passiva con investimenti di ulteriori 1,5 miliardi in 5-7 anni, secondo un modello organizzativo-finanziario di project-financing, in 167 Comuni (è escluso il Comune di Milano, già cablato) per una popolazione di circa 4.200.000 residenti. Le dimensioni di questo progetto sono superiori a qualsiasi altra iniziativa simile in Europa.

8 - ADP COMPETITIVITÀ - L'Accordo è in fase di definizione. Sarà presentato il 3 marzo al Tavolo di Segreteria del Patto per lo sviluppo. Il quadro finanziario del Programma 2011 conta complessivamente 83,88 milioni di cui 48,746 di Regione Lombardia. L'accordo si sviluppa su tre assi.
- Asse 1, Competitività delle Imprese (62,3 milioni). Per essere più efficaci nel promuovere la competitività delle imprese, si è voluta superare la logica settoriale, razionalizzando e concentrando le risorse sulle linee prioritarie per tutte le imprese (internazionalizzazione, innovazione e voucher).
- Asse 2, Attrattività e competitività dei territori (10,63 milioni). Comprende: attrattività e competitività, semplificazione, digitalizzazione.
- Asse 3. Progetti di sistema e supporto delle micro, piccole e medie imprese e dell'artigianato (10,95 milioni). Appartengono a questo asse anche il Laboratorio permanente per lo Small Business Act lombardo, la promozione e sviluppo delle imprese cooperative, sviluppo e integrazione degli osservatori delle imprese e dell'occupazione.

9 - AGRICOLTURA, ANTICIPO FONDI PAC - Un ulteriore forte segnale concreto di sostegno alle imprese agricole consiste nell'anticipazione di risorse per il 2011, con 200 milioni di euro in acconto ai fondi europei PAC. Pur in un contesto finanziario mutato, Regione Lombardia ha voluto proseguire una prassi apprezzata dagli agricoltori.

10 -'ZERO BUROCRAZIA' - La semplificazione è una fondamentale leva anticrisi. La Lombardia sta operando su questo fronte in collaborazione con i soggetti del Patto per lo sviluppo, con la task force 'Zero Burocrazia'.

Tre sono le azioni avviate:
- semplificazione di 50 procedure complesse entro il 2011;
- diffusione dello Sportello unico per le attività produttive (SUAP), che permette, a chi intende avviare un'attività economica, di presentare la documentazione non alle singole diverse amministrazioni ma all'unico sportello, guadagnando tempo;
- introduzione della SCIA (Segnalazione certificata inizio
attività) che sostituisce la DIA (Denuncia di inizio attività), permettendo di iniziare da subito un'attività imprenditoriale o commerciale, senza alcun provvedimento autorizzatorio.

11 - ATTRATTIVITÀ D'IMPRESA - Decisiva la corresponsabilizzazione degli Enti Locali nell'ambito di Patti territoriali di sviluppo, che permetteranno di far propendere la scelta insediativa di nuovi business in Lombardia, in partnership con operatori specializzati e un'assistenza mirata nelle diverse fasi di realizzazione del progetto. Le principali azioni riguardano un Accordo di collaborazione con Invitalia, la costruzione di un 'Fondo attrattività' nell'ambito dell'intervento BEI (Banca Europea di Investimenti) oltre alle grandi opere di infrastrutturazione ferroviaria, viaria e logistica.

12 - PREVENZIONE CRISI AZIENDALI (RAID) - È stato ultimato lo studio di fattibilità per RAID, una rete a sostegno delle imprese in difficoltà, sul modello del CIRI francese, che per la prima volta un Governo regionale mette in atto in Italia. Si configura come uno tra gli strumenti di competitività per le imprese e per il territorio previsti dalla legge regionale 1/2007 e si sostanzia in un Nucleo di gestione delle crisi per aiutare le aziende che lo richiedono a elaborare soluzioni condivise ed evitare il rischio di fallimento.

lunedì 21 marzo 2011

1. LIBIA. L’INTERVENTO PER EVITARE IL MASSACRO DEI CIVILI. LA POLITICA E LE SCELTE. LA POSIZIONE DEL PD.

La nota del mattino
21 marzo 2011

L’intervento in Libia per fermare il massacro dei civili, sotto l’egida dell’Onu, ha costretto tutti a prendere posizione anche in Italia, dove il governo ha dimostrato di non essere in grado di avere una posizione equilibrata e costante: ora si è messo a rincorrere la Francia per non perdere posizione in vista degli assetti futuri del Nord Africa, dopo aver tentennato a lungo tra condanna e sostegno a Gheddafi (il colonnello a cui Berlusconi ha baciato le mani).
La Lega ha reso esplicito il suo dissenso rispetto alle decisioni del governo attraverso le dichiarazioni del ministro Roberto Calderoli, tutte incentrate (anche in vista delle elezioni di maggio) sul tema del “no agli immigrati”. «Avrei preferito una maggior cautela e una posizione simile a quella tedesca considerando la vicinanza che abbiamo con la Libia e le possibili conseguenze di invasione di profughi e di ritorsioni terroristiche». La Lega ha avanzato con Calderoli due richieste: tutte le nazioni della Coalizione siano disposte a «prendere una quota dei profughi in proporzione alla propria popolazione residente»; «…il blocco navale sia utilizzato per impedire esodi di massa verso il nostro Paese, in particolare verso Lampedusa e la Sicilia».
La Chiesa si è schierata di fatto a sostegno dell’intervento. Il Vaticano e la Cei, ha detto il cardinale Bagnasco, sono per un intervento «prudente e corretto» quanto rapido. L`Avvenire e la Radio Vaticana si sono dichiarati a favore dell`azione. Un po’ di fermento tuttavia c’è nel mondo cattolico su questo intervento. Enrico Gasbarra, parlamentare Pd, ha chiesto libertà di coscienza sul voto.
Nichi Vendola (sempre attento anche allo scenario interno e al posizionamento tattico nel centrosinistra), dopo le prime aperture, ha scelto una posizione simile a quella della Lega. «La risoluzione dell`Onu contiene vari ingredienti e poteva essere letta in molti modi. Si è scelta la strada più rischiosa riproducendo il ciclo paradossale di impedire il massacro di civili attraverso massacri di civili».
Responsabile e non ondivaga la posizione del Partito Democratico. Il Pd confermerà in Parlamento il sostegno alla risoluzione Onu sulla crisi libica ma chiederà al governo sia di superare le ambiguità incarnate in questi giorni dalla Lega che di mettere da parte dichiarazioni bellicose, come quelle del ministro della Difesa Ignazio La Russa. Stamattina ci sarà un Consiglio dei ministri straordinario. E’ probabile che già mercoledì mattina si voti in aula alla Camera una risoluzione che dovrebbe ricalcare il documento approvato la scorsa settimana dalle commissioni Esteri e Difesa con i voti di Pdl, Pd e Terzo polo. Il segretario del partito, Pier Luigi Bersani, ha confermato ieri che il Pd «è pronto a sostenere un ruolo attivo dell`Italia in Libia», dove è in corso un intervento «necessario e legale»: «Necessario – ha spiegato in un`intervista a Rainews24 - per impedire un massacro dei civili; legale perché avviene in seguito alle deliberazioni dell`Onu e dell`accordo tra Unione europea e Lega araba». Di fronte alle dichiarazioni guerriere di La Russa e neutraliste della Lega, Bersani ha detto che sarebbe meglio che i diversi ministri «stessero zitti e il governo parlasse con voce univoca in Parlamento per definire meglio il nostro profilo in questa vicenda». In una situazione così delicata «ci vuole grande fermezza, grande concerto e grande condivisione, prima di tutto nella maggioranza, e auspicabilmente anche del dialogo con l`opposizione».
Per l’Udc, Rocco Buttiglione è stato chiaro: «L`esecutivo si dimetta se non voteranno Lega e Responsabili».
I beni libici (partecipazioni societarie e altro) congelati in Italia hanno un valore di circa 7 miliardi di euro (notizia riportata oggi da diversi quotidiani).
Le ragioni che hanno spinto Barack Obama a intervenire in Libia. Lucia Annunziata su La Stampa sostiene che questa scelta è volta ad aprire le porte dell’Africa agli Usa.

2. NUCLEARE. RISCHI&PROFITTI, L’ESEMPIO DEL GIAPPONE. IL CAMBIO DI PASSO, L’ESEMPIO DELLA GERMANIA.

La nota del mattino
21 marzo 2011

A parte terremoto e tsunami in questi giorni sono emerse gravi responsabilità e inadempienze della società che gestisce gli impianti nucleari di Fukushima in Giappone. Dieci giorni prima del terremoto la Tepco aveva ammesso di non avere fatto le ispezioni dovute in 33 parti della centrale e che il pannello di controllo sulla temperatura all`interno dei reattori non era stato "revisionato" negli ultimi undici anni. Ieri il presidente della Tepco ha fatto pubblica ammenda. E’ l’ennesima dimostrazione che il profitto e il conto economico non garantiscono di per sé efficienza, professionalità e sicurezza, come vorrebbero far credere i cantori del liberismo.
La Germania conservatrice di Angela Merkel è decisa ad accelerare l`addio al nucleare. Lo ha detto alla Frankfurter Allgemeine Zeitung il ministro dell`Ambiente, Norbert Roettgen, sottolineando che i «rischi residui dell`atomo» sono troppi. Secondo anticipazioni del quotidiano filogovernativo Die Welt, in maggio, seppur per revisioni, verifiche e controlli provvisori, si creerà una situazione per la quale dei 17 reattori nucleari tedeschi solo 4 saranno in servizio. Il che vorrà dire che temporaneamente, come in una simulazione di emergenza decisa per abituarsi al futuro, la più grossa e competitiva economia della Unione europea e quarta economia mondiale fermerà il 75 per cento della capacità nucleare. «Possiamo dire addio all`atomo più velocemente di quanto previsto finora, la situazione dopo il dramma giapponese è una cesura, una svolta senza ritorno», ha detto Roettgen. La grande prova d`addio all`atomo, nel paese locomotiva dell`economia Ue, arriverà tra due mesi.

3. ECONOMIA. IL PD PRESENTA OGGI A IMPRENDITORI, BANCHIERI E SINDACATI IL PROPRIO PIANO NAZIONALE DELLE RIFORME PER L’EUROPA E PER L’ITALIA (QUELLO DEL GOVERNO DOV’E’?).

La nota del mattino
21 marzo 2011

Oggi pomeriggio una delegazione del Partito democratico, guidata dal segretario Pier Luigi Bersani, incontrerà le delegazioni degli imprenditori (Confindustria, Rete imprese e cioè Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Casartigiani), dei banchieri (Abi), dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl). Sono di fatto gli stati generali dell’economia convocati dal Partito democratico (dato che il governo non lo fa).
A imprenditori e sindacati il Pd presenterà il Piano nazionale delle riforme messo a punto con le proposte approvate nelle tre assemblee nazionali del Pd, con le riflessioni di un gruppo di giovani economisti e con l’apporto di diversi centri di studio e ricerca. Nelle 80 pagine del documento (alla faccia di chi continua a chiedere: dove sono le proposte del Pd?) vi sono le proposte per una politica economica europea concordata anche con gli altri partiti progressisti dell’Ue e le proposte per una politica economica e industriale nazionale capace di mettere l’Italia sulla strada della riscossa. E’ un progetto alternativo a quello della destra sia sul piano europeo, sia sul piano nazionale.

4. GIUSTIZIA. LA DESTRA SFRUTTA IL CLAMORE DELLE ARMI PER COPRIRE IL LAVORIO VOLTO A SALVARE BERLUSCONI DAI PROCESSI.

La nota del mattino
21 marzo 2011

Settimana decisiva per la giustizia. Coperta dal clamore delle armi in Libia, la destra cercherà questa settimana di forzare sulla prescrizione breve all’interno del provvedimento sul processo breve (che servirà a salvare Berlusconi dai processi Mills, di cui oggi si svolge udienza senza premier a Milano, e Mediaset) e di forzare anche sul tema del conflitto di attribuzione per evitare che Berlusconi debba andare di fronte al Tribunale dei ministri e non ai magistrati di Milano a rispondere per i reati di concussione e prostituzione minorile. La Repubblica: “Il blitz dei berlusconiani, seguirà la spinta imposta nella giunta per le autorizzazioni, dove tra domani e mercoledì la maggioranza già si aspetta di chiudere il dibattito, dopo la frettolosa audizione di un gruppo di costituzionalisti. Seguirà a ruota la giunta per il regolamento, presieduta da Gianfranco Fini, in cui sarà affrontato lo scoglio dell`invio in aula di una richiesta di conflitto sulla quale potrebbe anche non esserci parere unanime nell`ufficio di presidenza”. ..”alla maggioranza preme bruciare i tempi. Per il conflitto come per la prescrizione breve. Per un caso le due questioni marciano assieme. Perché giunta e commissione Giustizia, dove da domani parte il voto sugli emendamenti con la nuova norma "salva Silvio", si svolgeranno l`una a ridosso dell`altra. Pure con qualche difficoltà, visto che più d`un componente della giunta fa parte anche della commissione. Ma anche il processo breve va chiuso, perché va in aula il 28 per la discussione generale e subito dopo per il voto. Così Berlusconi potrà chiudere il caso Mills”.

5. EFFETTO TREMONTI. DOPO I TAGLI CIECHI DEL GOVERNO, COMUNI, PROVINCE E REGIONI NON PAGANO LE IMPRESE. 7 MILIARDI IN MENO.

La nota del mattino
21 marzo 2011

 
I tagli ciechi dei trasferimenti a comuni, province e regioni hanno prodotto gli effetti che il centrosinistra denuncia da tempo. Tra questi effetti c’è il ritardato (quando non mancato) pagamento dei servizi e dei beni acquistati dalle imprese. Il Sole 24 Ore: “Tre miliardi in meno dai comuni, 500 milioni dalle province e 3,3 miliardi dalle regioni. È il consuntivo dei pagamenti ricevuti nel 2010 dalle imprese, soprattutto piccole e medie, che lavorano con le pubbliche amministrazioni territoriali, messo a confronto con i livelli dell`anno prima. Una bordata sui sistemi economici locali, che senza una (improbabile) inversione di rotta rischia di ripresentarsi quest`anno in forma ancora più secca. A certificare le fatture che sono mancate all`appello è il monitoraggio dei pagamenti pubblici del ministero dell`Economia”.

6. EFFETTO SACCONI. LAVORO A TERMINE PER TRE ASSUNTI SU QUATTRO.

La nota del mattino
21 marzo 2011

Il Sole 24 Ore: “I tre quarti dei rapporti di lavoro accesi negli ultimi due anni è fatto da contratti temporanei nelle diverse forme... Le formule sono tra le più diverse: nel lavoro dipendente ci sono il lavoro a termine, la somministrazione (ex interinale), l`apprendistato; nel lavoro autonomo i contratti di collaborazione (cococo, contratti a progetto). E` ciò che emerge dalle comunicazioni obbligatorie tra il 2009 e il 2010: oltre 15 milioni di rapporti di lavoro tra primo impiego e cambio di lavoro”.

7. ASSESTAMENTO E TENSIONI AI PIANI ALTI DELLA FINANZA ITALIANA.

La nota del mattino
21 marzo 2011


Oggi si riunisce il Consiglio di amministrazione di Rcs, casa editrice, tra l’altro, del Corriere della Sera. In quella sede potrebbero riaprirsi le ostilità tra il patron della Tod’s Diego della Valle e il presidente delle Generali, Cesare Geronzi.
Tra oggi e domani, Unicredit potrebbe decidere definitivamente di intervenire a sostegno del gruppo finanziario e assicurativo (il secondo in Italia con Milano e Fondiaria) della famiglia Ligresti. Alla fine di questo intervento l’Unicredit avrebbe il 7 per cento del gruppo assicurativo. E questo rappresenta un altro tassello del riassetto di potere ai piani alti della finanza italiana: attraverso Ligresti (che ha il quattro e rotti per cento di Mediobanca), l’Unicredit diventerebbe ancora più forte nell’azionariato di Mediobanca, che a sua volta è azionista di riferimento delle Generali.

venerdì 11 marzo 2011

ASSEMBLEA DELLE DONNE DELLA LOMBARDIA



LUNEDÌ 14 MARZO 2011 ORE 20,30
AUDITORIUM DI MILANO-FONDAZIONE CARIPLO
LE DONNE HANNO I NUMERI……SE NON ORA, QUANDO?


Vogliamo approfondire e rendere più ampio il confronto con tutte le donne - che siano singole o si riconoscano in organizzazioni, associazioni, partiti, sindacati o gruppi - che in piazza della Scala il 29 gennaio e ancor di più in Piazza Castello il 13 febbraio, hanno espresso la volontà di esserci in prima persona.
Con chi, magari scendendo per la prima volta in piazza, ha voluto difendere la dignità di tutte; con chi ha chiesto di andare avanti, di non fermarci, di non lasciare che quel grido: “Se non ora quando?” resti senza risposte.

Ora si deve andare avanti e riempire di contenuti la protesta delle piazze. Dobbiamo chiedere al governo e alla politica, tutta, impegni precisi sui temi delle donne. In Italia le donne lavorano, studiano, hanno un ruolo centrale nella famiglia ma ancora non godono della naturale rappresentanza nei luoghi dove si decide.

Per questi motivi vi invitiamo a discutere insieme una piattaforma comune su: lavoro, sanità, welfare, maternità & paternità, equa rappresentanza 50e50, violenza e molto altro in 

un'assemblea aperta lunedì 14 marzo 2011
alle ore 20,30
presso l’Auditorium di Milano-Fondazione Cariplo
Largo Mahler angolo via Torricelli (Corso San Gottardo).

La nota del mattino - 10 marzo 2011

1. UN BERLUSCONI TRAVESTITO DA COLOMBA PRESENTA LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. E’ LA RIEDIZIONE DELLA SCOSSA ALL’ECONOMIA: UN COLPO D’ALA MEDIATICO PER DIMOSTRARE CHE IL GOVERNO SA FARE LE RIFORME.
Questa mattina il Consiglio dei ministri discuterà la riforma della giustizia che il ministro Angelino Alfano ha illustrato in anteprima, ieri, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sedici articoli in tutto. I punti cardine sono lo sdoppiamento del Csm, la separazione delle carriere tra giudici e Pm, i magistrati responsabili come qualsiasi impiegato della Pubblica amministrazione, obbligatorietà dell`azione penale solo secondo «i criteri» stabiliti dalla legge, al Csm vietati atti di indirizzo politico, una Alta Corte di disciplina divisa in due per pm e per giudici, inappellabilità delle sentenze di assoluzione e potere ispettivo del ministro della Giustizia.
Lo stesso Berlusconi ha chiesto ai suoi fedelissimi di tenersi fuori dalle polemiche. Ma con quale obiettivo? Stefano Folli, Il Sole 24 Ore: “Certo, «la riforma passerà», come assicura Bossi: nel senso che il disegno di legge costituzionale sarà approvato oggi dal Consiglio dei Ministri. Ma poi comincerà un lungo percorso parlamentare, fatto di quattro "letture", più un referendum confermativo finale. Occorre molta fiducia nello spirito riformatore della classe politica per scorgere fin d`ora il traguardo. .. Se invece il proposito è quello di smuovere le acque e di proporre l`immagine nuova di un governo non solo costretto sulla difensiva dai processi penali che incombono sul presidente del Consiglio, ma anche capace di passare alla controffensiva, allora l`operazione ha una sua logica. Tutta politica e mediatica. Volta a dimostrare che la spinta riformatrice, quando c`è, si trova sul versante del centrodestra, mentre a sinistra prevalgono le chiusure corporative e conservatrici”.
Nel frattempo, su Il Fatto Quotidiano, si scopre che nel paese natale di Ruby non meglio identificati italiani hanno tentato di cambiare (dietro pagamento, è ovvio) la data di nascita della giovane scritta all’anagrafe. E domani ricomincia il processo a Berlusconi per corruzione (Mills) a Milano.
 
2. IL PD SCOPRE LE CARTE SULLA GIUSTIZIA.
Di fronte all’offensiva con la faccia buonista del governo e, soprattutto, agli interessati richiami alla disponibilità (un coro di commentatori lo ripete da due giorni su molti quotidiani: se l’opposizione non è disponibile, non ha qualità), il Partito Democratico presenta apertamente le proprie posizioni. Andrea Orlando, responsabile Giustizia, su Il Riformista: “Il ministro della Giustizia riveda i titoli della riforma, poi se ne parla. Nel senso che «il Pd può mettersi a discutere di giustizia col governo soltanto se Angelino Alfano rivede l`agenda delle priorità….
Ci avviciniamo al momento del varo con molta prudenza, perché ancora non abbiamo visto il testo. E soprattutto con molta diffidenza. Perché gli obiettivi dell`esecutivo, tra l`altro mai nascosti dalla maggioranza, non sembrano dettati dalle tante disfunzioni della giustizia, ma dall`urgenza di ridurre i poteri di chi ha disturbato il loro Capo…..Le urgenze?
Dall`organizzazione degli uffici giudiziari all`assistenza informatica, dal malfunzionamento della giustizia civile alla farraginosità del processo penale.
In più c`è la necessità di fare un censimento seno sugli aspetti che riguardano le garanzie dell`imputato e la trasparenza dell`azione penale. Che, sia chiaro, deve rimanere obbligatoria». Domanda. Su questi terreni sareste disposti ad affrontare una discussione?
Risposta. «Non sarebbe una novità. Solo che bisognerebbe lavorare sulla strada della recente riforma dell`ordinamento. Verificando l`effettivo funzionamento dei criteri meritocratici introdotti da quelle modifiche, della legge elettorale per il Csm. Un confronto serio sul funzionamento dell`autogoverno si potrebbe sviluppare, insomma. Ma all`interno dell`attuale quadro costituzionale». Domanda. Siete contrari a una riforma costituzionale? « Assolutamente sì…Il tema della separazione delle carriere ha una controindicazione di base. Che non riguarda il funzionamento della giustizia ma il funzionamento della democrazia. C`è una commistione tra potere legislativo e potere esecutivo, aggravata dall`attuale legge elettorale e da un conflitto d`interessi irrisolto. Ricondurre a questo meccanismo il potere giurisdizionale è inaccettabile…Se Alfano avesse esercitato fino in fondo le funzioni che gli assegna la Costituzione, se avesse iniziato a lavorare alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie e alla semplificazione del rito civile, sarebbe potuto diventare un interlocutore credibile. Ora è tardi»
 
3. LIBIA, OFFENSIVA DIPLOMATICA DI GHEDDAFI MENTRTE BOMBARDA I RIBELLI. L’ITALIA CON LA NATO E LA UE, MA INTANTO GUARDA ALL’AVANZATA DI GHEDDAFI… E AGLI AFFARI.
Il colonnello Gheddafi ha inviato i suoi rappresentanti diplomatici in Europa a trattare, ma intanto ha lanciato il suo esercito contro i ribelli. Il generale Carlo Jean, ex consulente militare del presidente Cossiga, su Il Messaggero spiega oggi che il colonnello Gheddafi ha buone probabilità di riconquistare il controllo del territorio, considerati armamenti e rifornimenti dei ribelli.
L’Europa e il mondo sono insomma di fronte ad un bivio. E sanno bene che le loro scelte coinvolgeranno anche gli affari, oltre che i rapporti politici con il Nord Africa e il Vicino Oriente. Da qui i tentennamenti, le prudenze, anche gli interessi personali di diversi leader occidentali. A cominciare da quelli italiani.
Nel quadro degli affari italiani si inquadra oggi l’intervista che Paolo Madron ha fatto su Il Corriere della Sera a Tarak Ben Ammar, finanziere tunisino, consigliere di Mediobanca e socio di Berlusconi (secondo il Guardian anche nella società Quinta Communications, dove vi sono capitali libici e la Fininvest controllerebbe il 20 per cento delle quote). Ben Ammar ha sostanzialmente preso le difese di Cesare Geronzi, presidente delle Generali, attaccato negli ultimi mesi da Diego della Valle e Leonardo del Vecchio, in particolare per il suo potere sulla Rcs, casa editrice de Il Corriere della Sera (quotidiano dove, appunto, oggi si può leggere l’intervista). Tarak Ben Ammar, ha scritto Madron, è “venuto per poche ore a Milano dove «non metteva piede da un mese» perché doveva occuparsi delle sue aziende in Tunisia.
Ovvero degli studios di Cartagine dove, per dirne una, Jean-Jacques Annaud ha appena finito di girare «Oro nero», colossal epico con Antonio Banderas, ma soprattutto di Nesma, la televisione che gestisce in comproprietà con Mediaset. Ma dove voleva anche «dare una mano a costruire la democrazia nel suo paese». Però, siccome in Italia le cose non stanno ferme e tra signori del salotto buono si litiga su chi ha ormai fatto epoca e chi invece vorrebbe farla, ha pensato bene come consigliere di Mediobanca e di Telecom, nonché amico da sempre di Silvio Berlusconi, d`esser titolato a dire la sua sulle vicende che stanno mettendo l`un contro l`altro capitalisti e capitali”.
 
4. I DANNI NASCOSTI DIETRO LE QUINTE DEL GOVERNO DEL FARE: UN COLPO ALLA CREDIBILITA’ ITALIANA PER LA DECISIONE SULLE RINNOVABILI. E UN COLPO ALLA CULTURA CON I NUOVI TAGLI AL FONDO SPETTACOLO.
Le banche estere hanno sospeso i finanziamenti e scritto al governo. Gli operatori sono rimasti con gli investimenti in sospeso. E nessuno sa più che cosa deve fare in un settore dove la politica industriale varata da Bersani durante il governo Prodi ha fatto crescere attività, produzione, servizi, occupazione, oltre che un intervento interessante ai fini ambientali: è il risultato strabiliante del “governo del fare” nel settore delle energie rinnovabili. “Solo pochi mesi fa il governo aveva fissato gli incentivi al fotovoltaico valevoli fino al 2013” ha detto ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Poi, improvvisamente, in corso d’opera, mentre già erano partiti investimenti, finanziamenti e progetti, con un provvedimento d’urgenza il governo ha sospeso tutto, rinviando la definizione degli incentivi ad una nuova decisione da prendere entro un mese.” L’ennesimo colpo alla credibilità italiana” ha detto Bersani, secondo il quale agli incentivi per le fonti di energia rinnovabile va dato sì un inquadramento, ma in base ad un progetto certo e prevedibile nel tempo.
Un altro colpo al cuore è arrivato ieri con la notizia del congelamento di 27 milioni di euro per il Fondo unico per lo spettacolo, dopo il taglio di 258 milioni. “A questo punto tanto varrebbe dare l’interim dei Beni culturali a Tremonti” ha detto polemicamente Matteo Orfini, responsabile cultura del Pd, ricordando che tutti i tagli sono stati decisi da Tremonti al di fuori di qualsiasi linea di politica culturale del paese e rimarcando anche la straordinaria assenza del ministro Sandro Bondi, che non frequenta i propri uffici al dicastero dei Beni Culturali da Natale.
 
5. NAPOLI: IL PD SI SCHIERA CON MORCONE. OBIETTIVO: ALLEANZA PIU’ LARGA POSSIBILE.
L’Unità: “Il dado è tratto. Il prefetto Mario Morcone, 59 anni, direttore dell`Agenzia per i beni confiscati alle mafie, ma soprattutto un lunghissimo curriculum di civil servant che lo ha portato, in 35 anni di servizio nell`amministrazione pubblica, a svolgere molteplici funzioni dirigenti, sia a livello nazionale che internazionale, sarà il candidato del Pd a sindaco di Napoli: «Accetto la proposta per amore della mia città. Napoli ha bisogno di un grande scatto in avanti. Sono in campo con un progetto forte, per questo coinvolgerò nel governo cittadino la più ampia rappresentanza possibile della società civile». Morcone ha già annunciato l’avvio di un lavoro per il più ampio coinvolgimento di tutte le risorse e le forze del centrosinistra per affrontare la sfida di Napoli. «Avendo sciolto positivamente la riserva per aggregare e non per dividere, mi auguro che intorno al mio nome si coaguli un vasto arco di forze».
 
6. VELTRONI: UNA PROPOSTA DI LEGGE PERCHE’ TUTTI FACCIANO LE
PRIMARIE.

L’Unita’: “Walter Veltroni, durante un incontro di Democratica con i sindaci Sergio Chiamparino e Matteo Renzi annuncia la proposta che presenterà ufficialmente la prossima settimana: «Stiamo lavorando, con Vassallo e Ceccanti per presentare una proposta che regolamenti le primarie per legge. Finora sono state una nebulosa per cui si sono fatte in alcuni casi si e in alcuni casi no, mentre qualche partito non le ha mai fatte».
 
7. DEBITO PUBBLICO. DI NUOVO SOTTO PRESSIONE.
Mentre in Italia tutti i riflettori sono dedicati alla riforma della giustizia, torna in primo piano il problema del debito pubblico. Dopo l’annuncio di un prossimo rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea, le aste dei titoli pubblici portoghesi hanno fatto registrare forti tensioni, la società di rating Moody’s ha declassato il giudizio espresso su cinque banche greche e tutti i paesi con i maggiori debiti sono finiti sotto pressione, compresa l’Italia. I tassi dei Btp sono risultati in salita e la differenza di rendimento tra titoli di Stato a dieci anni in Italia e in Germania è tornata improvvisamente a crescere come nei momenti di maggiore tensione sui mercati.

lunedì 7 marzo 2011

Mamme italiane senza aiuti Lavora soltanto una su due


Il Paese in coda all'Ue. In Olanda l'occupazione sale al secondo bimbo. In tutta la zona Euro l'occupazione femminile è scesa dello 0,6 per cento tra il 1999 e il 2009

Il Paese in coda all'Ue. In Olanda l'occupazione sale al secondo bimbo. In tutta la zona Euro l'occupazione femminile è scesa dello 0,6 per cento tra il 1999 e il 2009
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES - Perfino nell'Europa del 2011, sembra che alla condizione di donna si accompagni un danno oggettivo, un'oggettiva difficoltà di vivere. Questo dicono i dati che l'Eurostat, l'istituto incaricato di tradurre in cifre la nostra vita, ha scodellato in vista dell'8 marzo, festa mondiale delle donne: in tutti i 27 Paesi dell'Unione Europea, il tasso di occupazione femminile diminuisce con l'aumentare del numero dei figli, mentre per gli uomini accade il contrario.
Il caso Italia
La famiglia con i suoi carichi è dunque un fattore penalizzante per il lavoro femminile, e questo lo si sapeva da sempre. Come si sapeva che la penalizzazione si allevia, quanto più la madre può contare su asili nido o altre strutture pubbliche di assistenza: meno asili a disposizione, meno madri in grado di conservare il loro impiego. Ma è il secondo dato, quello che più colpisce: i due Paesi, su tutti, in cui alle donne fra i 25 e i 54 anni con figli è più difficile lavorare, sono Malta e l'Italia. Per confermarlo, la statistica seziona impietosamente le diverse tipologie familiari. Ecco qualche esempio al volo: donne senza figli, media Ue 75,8 per cento di occupazione; Germania 81,8, Finlandia 83,2, e via via tutti gli altri Paesi; fanalini di coda l'Italia (63,9), e Malta (56,6). Madri con un figlio: media Ue 71, 3; Francia 78; Gran Bretagna 75, Grecia 61,3, Italia 59 e Malta 45,7. Madri con 2 figli: media Ue 69,2, Belgio 77,2, Francia 78, Slovenia 89, 1, Finlandia 83,3, e così via; ultime in fondo all'elenco: Italia 54,1, e Malta, 37,4. Panorama ribadito dalla colonna dedicata alle madri con 3 figli o più: media Ue 54,7, Belgio 61, 7, Olanda 71,3; e l'Italia? Un tuffo all'in giù: in questa categoria, risulta infatti occupato solo il 41,3% delle donne (ancora una volta, superate in peggio soltanto dalle maltesi: 29,6%).
Se poi si allarga la visione a tutta l'occupazione femminile, il quadro generale è altrettanto grigio: ovunque la donna lavora meno dell'uomo, e in tutta la zona Euro l'occupazione femminile è calata in media dello 0,6% dal 1999 al 2009, ma in Italia è calata ancor di più: -1,2%. Non solo. Esiste anche un'altra statistica, che prende in considerazione il cosiddetto tasso di inattività economica: persone che neppure cercano un'occupazione, gente al di fuori del mercato del lavoro. Nel 2009, nella Ue, erano in questa condizione 8,7 milioni di uomini e 23,4 milioni di donne, rispettivamente l'8,2% e il 22,1% del totale. Ma anche qui, grandi differenze: per le donne, il tasso di inattività era bloccato al 13% in Svezia o in Danimarca, ma balzava al 35,5% in Italia, e al 51,1% a Malta. Un altro piazzamento in coda all'Europa. Frutti avvelenati dei vecchi pregiudizi, «la donna deve pensare ai figli» e via dicendo? Non sembra: in Spagna, uno dei Paesi più tradizionalisti, si è dimezzato in 30 anni il numero di coloro che nei sondaggi ritengono giusta questa affermazione.
Più probabilmente, concordano gli esperti di Bruxelles, la crisi iniziata nel 2008 ha colpito di più le fasce più deboli: piove sul bagnato, insomma.
La tendenza
C'è anche qualche sorpresa, nella fotografia scattata dall'Eurostat: se è vero che la presenza dei figli tira ovunque verso il basso gli indici dell'occupazione femminile, in alcune nazioni - Olanda, Finlandia, Ungheria - la tendenza sembra invertirsi quando al primo figlio ne segue un secondo, o un terzo; l'ipotesi è che la giovane madre, dopo il primo anno di crisi, riesca a riassestarsi forse anche con l'aiuto di nonne o di zie, e superi poi il secondo parto molto più pronta ad affrontare gli stress del ritorno al lavoro. Ma vi sono anche nazioni, come il Belgio o la Slovenia - note per i buoni e numerosi asili nido - dove il tasso di occupazione femminile resta invariato anche con uno o due bambini in casa, e comincia a calare soltanto dopo il terzo figlio. Quanto agli uomini con famiglia, il loro è un percorso esattamente contrario: più sono i figli a carico (almeno fino a due), più cresce il tasso di occupazione. Gli esperti non offrono in questo caso una spiegazione, si limitano ad allineare le cifre: uomo con un figlio, media Ue 87,4% (Italia 88%); uomo con due figli, media Ue 90,6 (Italia 91,1); uomo con tre o più figli, media Ue 85,4 (Italia 87,7). Ancora una volta l'Europa declinata al maschile sembra offrire una vita più facile, o meno faticosa.
Luigi Offeddu
07 marzo 2011

NON E' UN PAESE PER VECCHI

 
Lunedì 7 marzo 2011 - ore 20.45

a Castiglione Olona
Castello del Monteruzzo